Coronavirus, modelli dell'epidemia incerti, mancano i dati di base

Esperti al lavoro per capire tasso contagio e letalità

Redazione ANSA

E' incessante il lavoro degli epidemiologi per elaborare modelli capaci di prevedere come e quanto si evolvera' l'epidemia da coronavirus 2019-nCoV, ma nessuno e' ancora in grado di fare previsioni certe. Lo indicano l'analisi pubblicata dalla rivista Science sul suo sito, dalla quale emerge con chiarezza che per poter comprendere quale sara' l'andamento dell'epidemia servono due dati, non ancora indicati in modo definitivo: il tesso di contagio, ossia quante persone puo' contagiare una persone che ha l'infezione, e quello di letalita', vale a dire la percentuale di persone che muoiono a causa del virus.

"Non ci sono strumenti per fare previsioni quantitative", osserva su Science il fisico Dirk Brockmann, che nell'istituto tedesco Humboldt si occupa di modellistica. Al momento, prosegue, i modelli possono soltanto suggerire delle "intuizioni" ai decisori politici. C'e' incertezza anche sui tempi di incubazione della malattia, ossia sul tempo che trascorre dal momento dell'infezione a quello in cui si manifestano i sintomi. "Ci sono molti elementi che devono essere ancora chiariti e soppesati e per questo e' molto difficile elaborare dei modelli", rileva ancora sul sito di Science Alessandro Vespignani, della Fondazione Isi di Torino e della Northeastern University di Boston.

Uno dei primi modelli epidemiologici e' stato quello elaborato dall'Imperial College di Londra gia' il 17 gennaio e considerato un punto di riferimento per quelli elaborati successivamente da gruppi di ricerca di molti Paesi. Tuttavia, rileva ancora Vespignani, la situazione si evolve cosi' rapidamente che "quanto era accaduto appena due settimane fa sembra vecchio di due anni".

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