Società & Diritti

Dopo i reati, 140 km a piedi per voltare pagina

Cammino 'educativo' di Paolo, Damian e Marco sulla Francigena

Unlus Setting in Cammino © ANSA
  • di Paola Lo Mele
  • ROMA
  • 11 ottobre 2020
  • 20:08

In cinque, a piedi, da Bolsena a Roma lungo un tragitto che sa di riscossa e di libertà. Un 'pellegrinaggio' laico alla scoperta di se stessi per offrire una chance a Paolo, Damian e Marco (nomi di fantasia), ragazzi che hanno sbagliato e che ora possono, riprendere in mano le loro vite. Il progetto, realizzato dalla onlus 'Setting in Cammino' e finanziato dal dipartimento di giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, prevede un cammino di 140 chilometri sulla via Francigena, un percorso per lasciarsi alle spalle le difficoltà e gli errori del passato e guardare al futuro.
    Il cammino 2020 - l'edizione pilota si era svolta lo scorso anno lungo lo stesso itinerario ma con altri protagonisti - ha coinvolto tre giovani: uno in 'messa alla prova' (istituto previsto per chi ha procedimenti penali pendenti presso il Tribunale per i minorenni) e due in affidamento al servizio sociale (che stanno scontando la condanna con misure alternative al carcere minorile). Venticinque chilometri al giorno da lunedì a domenica, insieme ad un pedagogista e ad una psicoterapeuta, per vedere materializzata sotto i piedi la loro strada, condividerla con compagni di viaggio e percorrerla fino alla fine.
    "Il progetto nasce in collaborazione con il Tribunale per i minorenni di Roma, il Centro di giustizia minorile Lazio, Abruzzo e Molise e con l'Ussm di Roma e, grazie al cofinanziamento della Confraternita di San Jacopo di Compostella e dell'associazione 'Costruire percorsi' - spiega il presidente di 'Setting in Cammino', Luca Ansini -. Per il secondo anno consecutivo siamo partiti sulla Francigena con questi ragazzi.
    Ad analizzare gli esiti del progetto sarà poi il dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre. Dopo il lockdown - aggiunge -, l'esperienza ha avuto un significato ancora più potente. Il contatto con la natura, con gli altri e con se stessi è stato amplificato. Durante il giorno abbiamo macinato chilometri e la sera analizzato in gruppo le sensazioni avute: la fatica, la capacità di relazione, il motore per andare avanti. Un vero e proprio viaggio immersivo, che aiuta a crescere e andare avanti".
    Nel corso dei 'process group' serali i giovani hanno condiviso con i due operatori le loro sensazioni. Paolo parlando del terzo giorno di viaggio a piedi, ha ricordato come si sia sentito "sempre più stanco, mentre l'esperienza diventava sempre più bella. Il cammino - ha raccontato - aiuta a 'pensare pulito', vivi il presente, vivi l'attimo. Non dormivo così bene da tantissimo tempo, da prima del carcere. Mi sono sentito protetto e felice". A Damian il percorso "è servito" ad aprirsi agli altri ed imparare la pazienza: "All'inizio chiedevo sempre quando saremmo arrivati, se potessi avere il cellulare, poi pian piano ho dimenticato il telefono e iniziato a godermi il viaggio di amicizia. Anche se ci siamo conosciuti da poco, ci sentiamo amici. Ho capito che quello che succedeva sul cammino succedeva anche nella vita. Dopo questo periodo in cui non si poteva uscire, sentivo il desiderio di riprendere il mondo nelle mie mani". Strada facendo, anche Marco ha spiegato di aver "iniziato a guardare le cose da un altro punto di vista". Di questa esperienza c'è un dettaglio che non dimenticherà: "Una volta ho gettato le patatine sul percorso, pensando 'le mangeranno gli uccellini' e quando mi hai chiesto di raccoglierle insieme a te - ha confidato al pedagogista - non capivo e mi sono anche arrabbiato. Poi, però, ho compreso l'effetto che le patatine gettate in terra avrebbero fatto sugli altri: i cammini sono stati percorsi da milioni di persone, ognuna con le sue domande e ricerche, e per questo vanno rispettati". (ANSA).
   

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