Auto, ancora in calo mercato in Italia: -23,13% a giugno

Nel semestre vendite quasi dimezzate. Per Fca flessione del 25%

Redazione ANSA ROMA

Continua il calo del mercato italiano dell'auto. A giugno - secondo i dati del ministero dei Trasporti - le immatricolazioni sono state 132.457, il 23,13% in meno dello stesso mese del 2019. Quasi dimezzato il mercato nel semestre: le auto vendute sono 583.960, pari a una flessione del 46,09% rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso. 

Il gruppo Fca ha immatricolato a giugno in Italia 28.967 auto, il 25% in meno dello stesso mese del 2019. La quota è pari al 21,87%, lo 0,56% in meno dello stesso mese dell'anno scorso. Nei sei mesi il gruppo ha venduto 138.681 auto, con un calo del 48% rispetto all'analogo periodo del 2019 e la quota è del 23,75% (-0,89%). 


"Ancora un dato fortemente negativo dal mercato automobilistico italiano - commenta il Centro Studi Promotor -. Il risultato appare ancora più negativo se si considera che in giugno, con la fine della quarantena, il mercato avrebbe dovuto, non solo tornare sui livelli normali e quindi in linea con quelli del 2019, ma avrebbe anche dovuto recuperare almeno una parte delle mancate vendite di marzo, aprile e maggio, mesi in calo rispettivamente dell'85,4%, del 97,6% e del 49,6%. In questo quadro cupo - osserva Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor - si inseriscono aspettative per il prossimo futuro tutt'altro che positive. Dall'inchiesta congiunturale condotta dal Centro Studi Promotor a fine giugno emerge che il 70% dei concessionari dichiara bassi livelli di acquisizione di ordini, mentre il 62% lamenta anche una insoddisfacente affluenza ai saloni di vendita di interessati all'acquisto. Sulla situazione del settore dell'auto in Italia incide poi il fatto che le auto invendute in giacenza sono circa 500.000 e che la situazione finanziaria di molte concessionarie è altamente critica. Nei primi sei mesi dell'anno il settore ha avuto una perdita di fatturato di circa 9 miliardi con un danno diretto anche per l'Erario, che ha perso quasi 2 miliardi di gettito solo per l'Iva. Ne consegue l'assoluta necessità che vengano varati al più presto incentivi anche per chi rottama auto di oltre 10 anni ed acquista vetture nuove ad alimentazione tradizionale, oltre che elettrica. I benefici sarebbero notevoli per l'eliminazione di vetture circolanti altamente inquinanti, per far uscire il settore dell'auto da una situazione di estrema difficoltà e, soprattutto, per la ripresa dell'economia del Paese".

Unrae, rischio perdita 700.000 auto a fine anno
"Nonostante la quasi completa riapertura dell'economia continua a giugno l'emorragia di immatricolazioni per la crisi senza precedenti innescata dal Covid-19, con una perdita che, senza il giorno lavorativo in più, sarebbe stata di quasi il 30%", È il commento di Michele Crisci, presidente dell'Unrae, l'associazione delle case automobilistiche estere"La ripartenza delle attività economiche - continua Crisci - non basta a riavviare la domanda di autovetture da parte di famiglie e imprese. Proiettando il dato di giugno sul secondo semestre, il mercato perderebbe altre 200.000 immatricolazioni, che, insieme al mezzo milione perso nei primi sei mesi, si tradurrebbero in un crollo della domanda di autovetture nel 2020 a 1.200.000 unità". Secondo Crisci " mentre Germania, Spagna e Francia hanno già approvato piani di sostegno, prosegue l'assordante silenzio del Governo italiano"

Anfia, senza stimoli domanda 1,2 mln immatricolazioni
"Permane un grave calo a doppia cifra anche a giugno, per il mercato auto italiano. La perdita si è dimezzata rispetto al quella del precedente mese di maggio e siamo di fronte a segnali di ripartenza veramente timidi, riconducibili perlopiù allo smaltimento di ordini accumulati e rimasti inevasi prima della chiusura dei concessionari dello scorso marzo, unito agli effetti di calendario (un giorno lavorativo in più a giugno 2020 rispetto a giugno 2019)". È il commento di commenta Paolo Scudieri, presidente dell'Anfia. "I ritmi di ripresa delle vendite dopo il periodo di lockdown sono e saranno lentissimi perché crisi economica e clima di incertezza rappresentano un mix letale per le decisioni d'acquisto di consumatori e imprese. A questi, si aggiunge anche l'effetto attesa nei confronti di incentivi all'acquisto di cui si parla da mesi, ma che, per ora, non si sono tradotti in realtà, con colpevole ritardo rispetto agli altri maggiori Paesi europei.La settimana in corso dovrebbe essere decisiva per l'iter di conversione in legge del Decreto Rilancio, che dovrà concludersi entro il 18 luglio, motivo per cui speriamo che il nostro appello venga finalmente ascoltato. Lo stock di veicoli accumulato da produttori e concessionari durante i mesi scorsi, insieme all'attuale debolezza della domanda, stanno ostacolando il riavvio della produzione industriale della filiera automotive. Incentivare il mercato significa farla ripartire, ma anche innescare un circolo virtuoso per il rilancio dei livelli produttivi dell'industria italiana nel suo insieme e del sistema Paese. Inoltre, anche l'Erario ci guadagnerebbe, perché ad ogni 100.000 immatricolazioni perse corrisponde un ammanco di gettito fiscale di circa 500 milioni di Euro, senza contare che un sistema industriale in ripresa significa un minore ricorso agli ammortizzatori sociali.Senza stimoli al mercato, rischiamo di contare, a fine 2020, appena 1,2 milioni di nuove auto immatricolate, con un ribasso del 35% rispetto al 2019"

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