Dieselgate, class action alla tedesca contro Volkswagen

Strumento usato per la prima volta, piloterà cause singole

Rodolfo Calò BERLINO

La più grande azione legale collettiva della storia tedesca, senza precedenti perché basata su un nuovo istituto giuridico sfruttato da quasi mezzo milioni di clienti, è cominciata ai danni del gruppo Volkswagen (Vw) per il dieselgate del 2015. Considerando pure i ricorsi fino in Cassazione, questo processo-pilota potrebbe durare quattro anni secondo una stima di Vw e, alla peggio per la casa automobilistica di Wolfsburg, produrrà una sentenza da utilizzare come base per eventuali singole cause di risarcimento danni. Quindi senza alcuna maxi-ingiunzione di risarcimento. Il motivo del contendere è sempre il software smascherato quattro anni fa che abbassava subdolamente le emissioni nocive di milioni di veicoli diesel e consentiva a quasi 600 mila di essi di passare i rilevanti test ecologici americani. Una saga giudiziaria costata al gruppo, oltre al danno di immagine, già 30 miliardi di euro.

Ora un'associazione per la tutela del consumatori tedesca, la Vzbv, ha fatto ricorso per la prima volta alla Musterfeststellungsklage: un nuovo strumento giuridico tedesco che un documento del parlamento di Berlino definisce solo vagamente affine alla class action americana. Creato sull'onda proprio dello scandalo delle emissioni Vw, questo nuovo tipo di azione collettiva ha consentito alla Vzvb di trascinarsi dietro quasi 470 mila proprietari di un diesel Volkswagen. Visto l'interesse diffuso, la corte d'appello di Braunschweig - competente per quanto viene deciso nel quartiere generale di Vw situato nella vicina Wolfsburg - si è riunita non nella sede del tribunale ma nella sala municipale.

I ricorrenti chiedono ai giudici di stabilire che il gruppo li ha danneggiati, tra l'altro con la perdita di valore dell'usato, agendo illecitamente. Volkswagen replica che le auto funzionano bene e sono sicure, quindi "non c'è neanche un motivo per una causa". Il titolo Vw ha reagito alla prima udienza restando in terreno positivo. Del resto soltanto sino alle fine del 2018 erano state intentate 144 mila di cause civili per risarcimenti: 60 mila sono pendenti, ma la maggior parte di quelle concluse hanno dato ragione al gruppo, il quale ritiene "a stento immaginabile" un accordo con l'associazione dei consumatori. L'esortazione a una seppur difficile intesa è venuta dal presidente della corte, Michael Neef, in apertura della prima udienza odierna cui ne seguirà una seconda il 18 novembre.

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