Allarme Bce sugli Npl, rischio 'effetto baratro'

Lettera a banche, Enria chiude su default e calendar provisioning

Redazione ANSA

ROMA - L'incipit è un 'Dear Sir/Madam' rivolto agli amministratore delegati delle oltre 100 banche europee sotto la vigilanza Bce. Il messaggio di fondo è meno diplomatico: guai a nascondere sotto il tappetto i prestiti andati a male, o al venire meno di moratorie e garanzie ci sarà un "effetto baratro", vale a dire un'esplosione, improvvisa e amplificata, di quei problemi. E dunque, meglio non modificare né il 'calendar provisioning' né mettere mano alla nuova e più stringente definizione di prestiti in default.

E' un uno-due che ribatte punto per punto alle richieste dei vertici bancari di mezza Europa - richieste particolarmente sentite in Italia - il succo della lettera inviata da Andrea Enria, il presidente della Vigilanza bancaria agli istituti di credito. Sullo sfondo c'è, nello scenario peggiore, lo spettro di un balzo di ben 1.400 miliardi di euro dei crediti deteriorati in Europa, ben peggio della grande crisi finanziaria di dieci anni fa. E c'è una vigilanza bancaria che vede un pericolo: che, come nella crisi di dieci anni fa, le banche finiscano per insabbiare i crediti andati a male. Ne risulterebbe quello che Enria definisce un "effetto baratro" ("cliff effect"), ossia un balzo repentino, e amplificato, del colpo arrecato da quei prestiti alle banche, e in definita al credito. Un 'credit crunch' che "amplificherebbe lo shock" come spiega Elizabeth McCaul, membro del Consiglio di vigilanza. Enria, in una missiva alle oltre 100 banche 'significative' supervisionate da Francoforte, invita ad alzare la guardia: "identificare e rendicontare" tempestivamente gli Npl. Una valutazione periodica degli 'unlikely to pay', le inadempienze probabili tallone d'Achille di molte banche italiane.

Ma è in un'altra lettera, questa volta in risposta all'interrogazione di quattro europarlamentari italiani della Lega, che Enria affronta due nodi pesanti. Il 'calendar provisioning', ossia le aspettative sulla riduzione futura dei crediti deteriorati, e la nozione di prestiti in default, dove dal primo gennaio scatta una stretta. Enria ricorda che vale per entrambi il Crr, il Regolamento europeo sui requisiti di capitale, e dunque l'ultima parola non spetta a Francoforte ma a Bruxelles. Ma sul primo - afferma - "riteniamo fondamentale che le aspettative riguardanti la copertura degli Npl non vengano ulteriormente modificate". E sul default ribatte: "sarebbe deludente scostarsi da una regola comune introdotta dopo lunghe e faticose discussioni, con cui si è giunti per la prima volta a una definizione armonizzata di default a livello europeo in linea con le migliori prassi internazionali". Non piacerà a molte banche europee. L'Abi aveva salutato con favore che l'Autorità bancaria europea, due giorni fa, abbia ripristinato la linea 'morbida' sui crediti oggetto di moratoria riconoscendo "circostanze eccezionali" nella seconda ondata pandemica. Ma pochi giorni fa il direttore generale Giovanni Sabatini, aveva affermato che la nuova definizione di default che scatterà a gennaio "crea una serie di automatismi che, combinati con il calendar provisioning, renderanno realmente critica la situazione". E c'è un'altro tema caldo, lo stop ai dividendi che la Bce ha imposto a marzo e che scade a fine anno. La Vigilanza intende aspettare le nuove previsioni macro che Christine Lagarde pubblicherà giovedì prossimo. Ma il clima che trapela dalla Bce sui prossimi mesi, nonostante il vaccino, è negativo. E per le banche la situazione viene descritta con una parola: delicata. Ed Sibley, membro irlandese del Consiglio guidato da Enria, propende per uno stop ai dividendi di altri sei mesi. 

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