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Un’Europa senza Ue: film semiserio di un brusco risveglio

Frontiere chiuse, addio moneta unica e a programma Erasmus

23 maggio, 15:16
La bandiera dell'Unione europea    © EP La bandiera dell'Unione europea © EP

BRUXELLES - I partiti euroscettici avanzano e, a pochi giorni dalle elezioni europee, in alcuni Paesi sembrano destinati a un successo senza precedenti. I loro leader, in molti casi, non nascondono l'obiettivo primario: eliminare l'Unione europea. Ma se un giorno i loro desideri dovessero esaudirsi? Se una mattina - come succede nel film 'Un giorno senza messicani' - il vecchio continente dovesse essere avvolto da una fitta nebbia e, in qualche minuto, a scomparire fosse l'Unione europea e i suoi quasi 60 anni di storia? Cosa accadrebbe alle nostre vite?

 

Innanzitutto, se siete diretti in un altro Paese europeo, preparatevi a lunghe code alle frontiere, qualsiasi valico abbiate scelto: che sia il Brennero, Chiasso, Monginevro, Ventimiglia o Gorizia (che tra l'altro sarebbe ancora divisa in due). L'area Schengen è soltanto un sogno e sui controlli di carte d'identità e passaporti non si scherza. Se avevate pensato a un viaggio con una compagnia aerea low cost, potete anche scordarvelo. Senza mercato unico europeo una realtà come Ryanair non avrebbe mai visto la luce. Addio ai viaggi alla portata di tutti.

 

Appena arrivati all'estero ricordatevi di cambiare le tanto amate lire nella moneta locale. Sempre che la svalutazione non ci metta lo zampino come accadde nei primi anni '90. Se non avete contanti potete provare a pagare con il bancomat, sempre che accetti la vostra carta e siate disposti a sopportare i costi dell'operazione. Paese che vai, circuito bancario che trovi. Tra l'altro vi siete ricordati di fare un'assicurazione medica prima di partire? Perché in caso di problemi potrebbe costarvi molto caro.

 

Non trovate lavoro nella vostra città e volete tentare fortuna all'estero? Prima di tutto chiedete un permesso di soggiorno alle autorità di quel Paese. Vorreste provare un'esperienza di studio lontano da casa, magari in un altro Paese europeo? In questo caso meritate un grosso in bocca al lupo. Erasmo da Rotterdam è soltanto un filosofo olandese del XVI secolo e a lui non è stato dedicato nessun programma di scambio tra studenti. Mettetevi in contatto con l'università straniera e ricordatevi che dovete pagare tutto voi, nessuna borsa di studio è in arrivo da Bruxelles.

 

Se siete riusciti nella vostra missione sappiate che per qualche mese dovrete rinunciare alle leccornie di casa. Parmigiano e mozzarella di bufala sono delle rarità: senza mercato unico e abolizione delle dogane la loro importazione è diventata molto complicata. Dovrete accontentarvi delle specialità locali. E se vorrete chiamare a casa, occhio a non farlo troppo spesso con il cellulare: una chiamata potrebbe costarvi anche 5 euro (o meglio, 10 mila lire) al minuto.

 

Se poi avete scelto una città come Strasburgo per studiare o lavorare potreste ritrovarvi in uno scenario d'altri tempi. Al posto del Ponte dell'Europa sul Reno potrebbero esserci gli eserciti di Francia e Germania, uno sulla riva Ovest, l'altro su quella Est. Storicamente non è mai successo che Parigi e Berlino non si siano fatte la guerra per più di sessant'anni. Meglio andarci, è il caso di dirlo, con i piedi di piombo. E ricordatevi che al vostro rientro in Italia dagli studi forse anche a voi toccherà fare il servizio militare obbligatorio. Fidarsi dei propri vicini è bene, non fidarsi è meglio. Dati i trascorsi, la pace in Europa non va mai data per scontata.

 

Anche sul fronte immigrazione la situazione non sarebbe delle migliori. L’Italia non sarebbe più la frontiera esterna dell’Unione europea e quindi gran parte di quelli che sbarcano sulle nostre coste questa volta rimarrebbero in Italia. I nostri confini alpini sono ben chiusi.

 

Se vorrete aprire un’impresa che punta sull’export di prodotti italiani dovrete armarvi di coraggio, pazienza e tenacia. Preparatevi ad adattare il vostro prodotto alle norme specifiche di 28 diversi paesi. La cosa più facile sarebbe trovare un’occupazione in un’azienda i cui proprietari sono cinesi, che tra l’altro piano piano si starebbero comprando mezza Italia. Cosa può fare un mercato da sessanta milioni di persone quando si scontra con uno da oltre un miliardo? D’altronde gli italiani sono meno dell’1 per cento della popolazione mondiale, potrebbero contare davvero qualcosa nell’era della globalizzazione?

 


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