Ok ministri Ue a stretta su Big Tech, sostegno da Italia

Approvato l'orientamento su Dma e Dsa, nel 2022 negoziati con Pe

Redazione ANSA

I ministri Ue responsabili del dossier digitale riuniti a Bruxelles hanno concordato un orientamento generale per il Digital Markets Act (Dma) e il Digital Services Act (Dsa), le due proposte di regolamento in cui si articola il pacchetto legislativo volto a contrastare il potere delle Big tech, proposto dalla Commissione europea lo scorso dicembre.

Il pilastro dedicato ai mercati (Dma) si propone di porre fine alle pratiche sleali delle grandi piattaforme online in Ue, prevenendo operazioni che puntano ai monopoli e norme antitrust per promuovere l'innovazione, la concorrenza e l'equità del mercato digitale. Il Dsa, che regola i servizi di intermediazione online, punta invece principalmente a proteggere i cittadini dell'Ue da beni, contenuti o servizi illegali che circolano online e a tutelare i diritti fondamentali, in linea con il principio per cui "ciò che è illegale offline dovrebbe esserlo anche online".

Un punto, quest'ultimo, che trova pieno sostegno da parte dell'Italia. "L'Italia sostiene il Digital Services Act (Dsa) e Digital Markets Act (Dma) e "abbiamo raggiunto un buon compromesso in un tempo molto breve, ora importante che queste regole non vengano diluite e si mantenga lo spirito iniziale", ha commentato il ministro per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao, a margine del Consiglio Ue. Nel pacchetto sono previste anche "norme sulla responsabilità sui prodotti e sui contenuti, importantissime per il Made in Italy, per tutelare online quello che già tuteliamo offline. Il principio è che ciò che è illegale offline deve esserlo anche online", ha evidenziato il ministro. "E' un momento importante in cui cominciamo a ristabilire regole per il mondo digitale che garantiscano l'equità e la contendibilità dei mercati", ha aggiunto Colao, sottolineando l'importanza dell'introduzione di regole "più efficaci e più rapide" per regolare i 'gatekeeper', le "grandi piattaforme" come le Big Tech (Google, Apple, Facebook e Amazon) "molto potenti non solo economicamente ma anche socialmente nella formazione del consenso".

"Il Dma e il Dsa sono senza dubbio i regolamenti del mercato interno più importanti del decennio", ha commentato su Twitter il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ringraziando la sua squadra e quella della presidenza slovena per aver "raggiunto un accordo tra i 27 in meno di un anno". Soddisfazione anche della vice presidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, che sempre sul social ha commentato: "Il tempo per mercati tech sicuri, liberi e competitivi si avvicina sempre di più". Con l'accordo di oggi il Consiglio ha il mandato per avviare i negoziati con il Parlamento europeo previsti per il 2022.

In settimana la commissione per il Mercato interno (Imco) del Parlamento europeo ha approvato la sua posizione sul Dma con 42 voti a favore, 2 contrari e un'astensione. Rafforzamento delle autorità nazionali, innalzamento della soglia a 80 miliardi di euro di capitalizzazione del mercato per la designazione dei gatekeeper, applicazione del principio di interoperabilità: sono alcuni degli elementi principali degli emendamenti di compromesso alla proposta di regolamento sui mercati digitali (Dma) illustrati in conferenza stampa dal relatore, l'europarlamentare Andreas Schwab. "I regolatori nazionali devono creare dei gruppi di esperti di regolatori digitali per assistere la Commissione Ue - ha spiegato Schwab -. In secondo luogo, abbiamo rafforzato il ruolo delle autorità nazionali, dando loro la possibilità di realizzare delle richieste individuali ai gatekeeper in modo tale che non si basino soltanto sulle procedure di politiche di concorrenza , ma possano anche agire sulla base del Dma per richiedere specificamente delle informazioni ai gatekeeper". Quanto ai criteri per designare le aziende tech come gatekeeper, il relatore ha confermato che è stata proposta la cifra di 80 miliardi come valore di capitalizzazione del mercato, rispetto ai 65 proposti dalla Commissione. Schwab ha poi sottolineato l'importanza di ottenere "maggiore trasparenza nella pubblicità" che allo stato attuale "manca nella sfera digitale". Sono state, inoltre, introdotte delle "condizioni quadro per una serie di servizi, anche per i rivenditori di applicazioni" che aiuteranno "a migliorare ciò che è stato fatto finora". Tra le principali novità anche l'introduzione del divieto sulle fusioni. "Vogliamo che la Commissione Ue renda possibile il fatto che le fusioni in ambito di gatekeeper possano essere seguite attraverso un regime speciale", ha spiegato Schwab. Infine, è stato integrato "un obbligo all'interoperabilità nella pubblicità mirata" per garantire che "le regole della protezione dei dati vengano prese in maniera seria da tutti i Paesi e dalle società. Nel caso in cui vi siano dubbi sull'applicazione del Gdpr, si passa a far riferimento al Dma". "Vi sono ancora ostacoli da sormontare", ha concluso il relatore, auspicando che il testo venga approvato il più rapidamente possibile, "già dalla fine del 2022 o agli inizi del 2023".

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