Iniziato il dibattito sul futuro delle caldaie a gas

Alcuni paesi vorrebbero lo stop delle vendite, l’Italia si oppone

Redazione ANSA

Gli esperti degli Stati membri dell'Ue si sono incontrati a Bruxelles per discutere le proposte della Commissione sul regolamento circa la progettazione ecocompatibile per il riscaldamento degli ambienti. La discussione prende corpo nell’ambito dei regolamenti dell'ecodesign, che predata il Green Deal, ed è il quadro normativo sulle etichette energetiche.

Gli apparecchi per il riscaldamento di ambienti e acqua, sono i maggiori consumatori di energia nei settori residenziale e commerciale (esclusi i trasporti), responsabili di quasi la metà del consumo di energia primaria in Europa. Le Ong Ecos e Eeb, che da sempre sono impegnate sul fronte dell'ecodesign, chiedono lo stop alle vendite di caldaie a gas dal 2025. Svezia, Finlandia, Danimarca, Francia, Austria, Belgio e Olanda sono a favore. Se non tutti sottoscrivono la data (per esempio Parigi propone il 2030), a questi paesi piace l’idea di una progressiva eliminazione delle caldaie a gas naturale e della loro sostituzione con apparecchi elettrici, a pompa di calore. Al gruppo si è aggiunta la Germania, anche perché appoggia la creazione di un prezzo della CO2 di trasporti su gomma e edifici (cioè riscaldamento domestico) e prevede che il suo aumento metterà pressione ai consumatori.

Per Italia, Spagna e Portogallo, le caldaie a gas possono restare perché si decarbonizzerà il gas. Ognuno ha la sua via. Lisbona, per esempio, ha ambiziosi progetti sull’idrogeno e vorrebbe caldaie a idrogeno. La tecnologia dominante in molti Stati membri dell'Ue è costituita dalle caldaie a gas, che sono economiche, facili da installare e ben note agli installatori.

Ma gli apparecchi elettrici avanzano. Anzi, scendono dal Nord Europa, con Svezia e Finlandia che ne fanno già largo uso. Contrariamente alle caldaie a gas (o idrogeno), le pompe di calore possono essere “reversibili” e in grado di fornire anche aria fredda, cosa che potrebbe favorirne l’affermazione anche nei paesi mediterranei.

Dai palazzi della Commissione fanno sapere che data la complessità della materia, difficilmente nuove regole vedranno la luce prima del 2023.

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