Castel De Paolis, annate storiche celebrano ripartenza vino

Enologo, annata parte bene, fresca, ma cambiamento clima pesa

(di Alessandra Moneti) ROMA

- Degustazione-evento delle annate storiche dei vini Vigna Adriana 2002, I Quattro Mori 2001 e Rosathea 1995 dell'azienda agricola Castel De Paolis, nata nel 1985 a Grottaferrata, ai Castelli Romani, e divenuta presto un alfiere dei vini del Lazio grazie a un progetto fondativo dove nulla è stato lasciato al caso.

L'idea di Giulio Santarelli, già sottosegretario al ministero dell'Agricoltura e autore delle legge sugli enologi e quella sul vino che ha avviato il riscatto del Vigneto-Italia dopo la crisi del metanolo, è stata quella di coinvolgere un esperto del calibro di Attilio Scienza dell'Università di Milano e Istituto San Michele all'Adige per pianificare, dopo un espianto totale delle vigne vecchie, una sperimentazione, protrattasi dal 1985 al 1992, per il recupero delle varietà dei vitigni autoctoni pregiati, nonché l'impianto in questi terreni di area vulcanica di varietà innovative di altre regioni e di origine francese. Contaminazioni fortunate: la cantina è nota anche perché produce l'unico Moscato rosa fuori da Trentino, unico monovitigno della cantina da cui deriva un vino dolce da vendemmia tardiva, e per le produzioni botritizzate.

I riconoscimenti alla Castel De Paolis delle guide enogastronomiche italiane e nei concorsi enologi all'estero confermano che il lungimirante lavoro di pianificazione ha dato buoni frutti e vede oggi Giulio Santarelli ancora in vigna, e il figlio Fabrizio Santarelli volto, motore e voce dell'azienda agricola castellana. Iconica una delle prime etichette d'autore, disegnata per il Donna Adriana dall'artista Umberto Mastroianni, zio dell'attore Marcello, che ha vissuto ai Castelli Romani.

Una degustazione-evento a riprova della longevità di quello che è considerato il "vino di Roma" nella sede della cantina panoramica, con tanto di barricaia in una cisterna romana, per celebrare la ripartenza ma anche, come sottolineato da Fabrizio Santarelli, "la riscoperta dell'agricoltura, e delle sue produzioni anticicliche, durante la pandemia dopo due decenni durante i quali Frascati ha perso più della metà dei vigneti".

L'azienda che con 15 ettari è una big di un territorio caratterizzato da proprietà frammentate in fondi da meno di un ettaro continua a vinificare, ha sottolineato Fabrizio Santarelli, "solo vini dalle nostre uve, senza acquisti da conferitori, per una produzione annua che si attesta mediamente sulle 100mila/110mila bottiglie".

Da 15 anni l'enologo è Fabrizio Bono che, sul sentiero dell'innovazione degli investimenti tecnologici e al contempo dell'abolizione di qualsiasi concimazione, si sta prodigando per fronteggiare i cambiamenti climatici: per i vini bianchi - ha raccontato - negli ultimi anni abbiamo dovuto anticipare la raccolta a mano di un mese e preserviamo la freschezza rinfrescando con ghiaccio secco le uve nella pressa. Ma c'è ottimismo per l'annata in corso che parte fresca". (ANSA).

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