Il vino del Lazio che non ti aspetti, dal 1986 Fiorano vola alto

Degustazione d'eccezione annate 2011-1986 a Castello Boncompagni

Redazione ANSA ROMA

 Una degustazione "verticale" d'eccezione, con un percorso a ritroso delle annate dal 2011 al 1986 del Fiorano Rosso, si è tenuta sabato presso il castello Boncompagni Ludovisi al Castello di Trevinano (Viterbo), e ha messo in luce una produzione vinicola del Lazio che non ti aspetti nonché una imprenditoria nobiliare, quella del principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, altrettanto sorprendente per concretezza nella gestione d'impresa e sguardo di prospettiva. Il tutto in pieno network e collaborazione con le forze di un territorio che rientra nella Riserva naturale del Monte Rufeno, a partire da Iside e Romano, i due talenti del ristorante stellato "La Parolina".

Nel viterbese esperti e sommelier hanno degustato una essenza di Roma: il Fiorano è infatti prodotto nella storica Tenuta nobiliare che, con colture a certificazione biologica su 200 ettari, si estende tra l'aeroporto di Ciampino e l'Ardeatina, comprendendo un tratto dell'Appia Antica e di Parco archeologico, alle pendici dei Colli Albani. "E' un terreno di matrice vulcanica - ha spiegato l'enologo Lorenzo Costantini che "firma" il Fiorano dal 2006 - leggero e povero di sostanza organica. Questi fattori conferiscono una sapidità speciale a tutti i vini. Inoltre la conduzione biologica è favorita dal microclima che, essendo un un crocevia di venti, gode di minore pioggia e umidità".

Il Fiorano, con un 65% di Cabernet Sauvignon e un 35% di uve Merlot raccolte a mano, viene tradizionalmente affinato nella grotta storica della Tenuta in tufo, così come prassi dalla fondazione, negli anni Cinquanta, per volontà del principe Alberico Boncompagni. "Le bottiglie prodotte sono volutamente poche - ha sottolineato il principe Boncompagni - circa 6-7mila per etichetta dei quattro vini aziendali, per un totale di 35 mila bottiglie. L'idea è quella di una conduzione agricola molto naturale, e di un rapporto vitale con la terra.

Da oltre cento anni nessuna somministrazione di sostanze chimiche ha supportato la produzione di olio, legumi e cereali. Con molti punti in comune con agricoltura biodinamica di Rudolf Steiner, alle porte di una metropoli come Roma, tuttora il pascolo prevale, con gli ovini che continuano la loro preziosa opera di brucatura e fertilizzazione dei campi, fornendo una piccola quantità di latte alle base di gustose ricotte e formaggi" a sangue blu.

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