A Nespresso la certificazione per la parità di genere

Per un ambiente di lavoro inclusivo e la lotta al gender pay gap

Redazione ANSA MILANO
(ANSA) - MILANO, 23 GEN - È un impegno per la parità di genere certificato, quello di Nespresso. Grazie anche al 67% di dipendenti donna, a un divario di compensi fra maschi e femmine che è inferiore all'1% e al baby leave, ovvero il congedo di tre mesi retribuito al 100% di cui possono usufruire i papà o secondi caregiver nei primi sei mesi dalla nascita o dall'adozione di un bambino, Nespresso ha ottenuto la certificazione UNI/PDR 125:2022.

Il riconoscimento è stato conferito al termine di un percorso di valutazione condotto da Bureau Veritas, che ha analizzato sei macroaree: cultura e strategia, governance, processi del personale (HR), opportunità di crescita in azienda neutrali per genere, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

"Noi di Nespresso siamo orgogliosamente un'azienda a prevalenza femminile" ha sottolineato Simona Liguoro, Direttrice HR di Nespresso Italiana. "Aver ottenuto questa certificazione, che premia il lavoro che negli anni abbiamo portato avanti per valorizzare le diversità in ogni loro forma - ha aggiunto -, ci rende molto fieri e ci sprona ad andare avanti nel nostro percorso per favorire concretamente un cambio di passo della società verso un futuro che possa offrire a ogni persona le stesse opportunità e aperto a tutti e a tutte".

La certificazione arriva dopo il lancio del primo Manifesto di Parità oltre i generi, attraverso cui Nespresso ha condiviso le azioni messe in campo per promuovere inclusione e diversità, dentro e fuori l'azienda. Impegno come quello per la piena parità nelle posizioni di vertice tale per cui in Nespresso ci sono il 50% di donne in ruoli manageriali e il 45% tra le figure di dirigenza contro il 20,5% e quello per garantire uguali carichi familiari ed opportunità di lavoro. Dallo scorso marzo, quando è entrato in vigore il baby leave, il 100% dei neopapà ha usufruito del congedo pagato. A queste azioni se ne aggiungono altre come la decisione di non partecipare alle tavole rotonde che non rispettino il corretto bilanciamento tra presenza maschile e quella femminile e utilizzando un linguaggio inclusivo attraverso l'adozione dello schwa nelle comunicazioni scritte. (ANSA).

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