Malattie rare, 'peso' su previdenza di 600 mln da 2009 a 2015

Studio 23 patologie e 7 tumori rari,diagnosi precoce differenza

Redazione ANSA ROMA

  Seicento milioni di euro dal 2009 al 2015, in media 100 milioni all'anno. A tanto ammonta per il sistema previdenziale la spesa per le malattie e i tumori rari, in particolare 23 di queste patologie (tra cui Sla, distrofia muscolare di Duchenne, le Mucopolisaccaridosi, malattia di Pompe, malattia di Fabry, emofilia, fibrosi cistica) e 7 neoplasie rare (tra cui mesotelioma, leucemia mieloide cronica, carcinoma midollare della tiroide). Lo evidenziamo i dati di una recente analisi condotta dall' Eehta del Ceis della Facoltà di Economia dell'Università di Tor Vergata, presentata al workshop "Dalla parte degli invisibili. Le malattie rare tra tutele e sostenibilità" promosso dal Network PreSa - Prevenzione e Salute. Nel periodo considerato è stata stimata una spesa di circa 600 milioni di euro. Dal 2009 al 2015, il gruppo di malattie rare ha determinato, per gli assegni ordinari di invalidità, un costo medio annuo di 13,5 milioni e un incremento medio annuo dei costi del 3%. Nello stesso periodo risulta, per le pensioni di inabilità, che indicano un'inabilità del 100%, un costo medio annuo di 10,5 milioni e un incremento medio annuo del 6,7%. Per quanto riguarda i tumori rari è stato stimato, per assegni ordinari di invalidità, un costo medio annuo di 42,6 milioni e un incremento medio annuo del 4,7%. Le pensioni di inabilità, invece, riportano un costo medio annuo di 15,2 milioni e un incremento medio annuo del 2,9%. La diagnosi precoce fa la differenza. "Una diagnosi precoce e una presa in carico tempestiva - spiega Francesco Saverio Mennini, Research Director Eehta e Kingston University di Londra - nel caso dei tumori rari, sta determinando una riduzione significativa tanto del numero che dei costi delle pensioni di inabilità". Quindi, in occasione della giornata mondiale delle malattie rare, il 28 febbraio, per Domenica Taruscio, direttore del centro malattie rare dell'Istituto Superiore di Sanità "importante è che c'è una rete delle malattie rare migliorabile e una delle leggi più importanti sugli screening neonatali". 
   

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