Rifiuti: Utilitatis, troppi gestori e rete impianti scarsa

Green book, tariffe più alte anche per trasporto fuori regione

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 21 APR - Con un giro d'affari da 13 miliardi di euro (circa lo 0,8% del Pil) e oltre 95mila occupati, il settore dei rifiuti in Italia presenta ancora troppa frammentazione nelle gestioni con 7.253 soggetti attivi nel comparto e con solo il 19% degli operatori che si occupa dell'intero ciclo (2,4% se si considerano anche le gestioni comunali in economia). La spesa media sostenuta nel 2021 dalle famiglie per il servizio di igiene urbana è stata di 318 euro, in leggero aumento rispetto al 2020 (312 euro), ma con forti differenze tra i 282 euro del Nord, i 334 euro del centro e i 359 euro del Sud. Un fattore che incide in modo significativo sulla spesa è il maggior costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti fuori Regione, dovuto a un assetto impiantistico inadeguato.

Questa la fotografia scattata dal "Green Book 2022", il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, realizzato quest'anno in collaborazione con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che fa capo al ministero della Transizione ecologica) e presentato oggi a Roma alla vigilia della Giornata della Terra.

Il Rapporto evidenzia che la produzione italiana di rifiuti urbani e assimilati nel 2020 è stata di circa 29 milioni di tonnellate, in calo rispetto al 2019 di oltre un milione di tonnellate a causa dell'emergenza Covid-19, per effetto della chiusura di numerosi esercizi commerciali. Il tasso di effettivo riciclaggio dei rifiuti urbani è compreso tra il 54,4% e il 48,4%, in entrambi i casi al di sopra della media europea del 47,8%. Il conferimento in discarica è stimato al 20%, un valore leggermente migliore rispetto alla media europea del 23%. Resta ancora importante il deficit impiantistico al Centro-Sud, dove i quantitativi di rifiuti raccolti superano quelli trattati, e dove il ricorso alla discarica rimane ancora la principale destinazione (oltre il 60% per il rifiuto urbano residuo).

(ANSA).

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