Il mito Zoff stregato dal green, in campo so arrabbiarmi ancora

Il portiere campione del mondo a Spagna '82 racconta la sua passione: 'La Ryder a Roma grande occasione'

Redazione ANSA ROMA

"Il profumo straordinario dell'erba, il camminare all'interno di spazi aperti e verdi immerso nella natura. E' anche per questi motivi che adoro giocare a golf". Straordinario come portiere, grande come allenatore, Dino Zoff, leggenda del calcio e dello sport, racconta la passione nata nel secondo capitolo della sua vita di atleta: il golf. "Iniziata tardi, ma non troppo", dice il campione del mondo a Spagna '82.
    Qualcosa di più di un passatempo, una sfida con se stesso volta anche a divertirsi con gli amici di sempre e a misurare "concentrazione, freddezza e rabbia". Già, perché per Zoff il golf non è solo divertimento. "Ma anche arrabbiature". Per via di "errori banali" che questo campione senza tempo raramente ha commesso sui campi di calcio. Un tempo l'obiettivo era quello di impedire che la sfera finisse in rete, oggi la sfida è quella di mandare la pallina in buca.
    E' la legge del contrappasso. "Solo che la buca - ammette Zoff - è notevolmente più piccola di una porta da calcio. Provo a fare del mio meglio, allenandomi due-tre volte alla settimana: ma non è facile". Le sue braccia al cielo dopo la vittoria azzurra al mundial sono finite su un francobollo commemorativo disegnato da Renato Guttuso e adesso impugnano spesso un bastone da golf. Uno sport che ha stregato Zoff e che, grazie alla Ryder Cup in programma a Roma nel 2022, ha la chance di spiccare il volo. "Per l'Italia si tratta di un'occasione da non perdere. Questa rassegna rappresenta il gotha del golf mondiale e va sfruttata" dice Zoff. Il calcio però resta sempre un amore, ora solo da spettatore: "Rispetto al passato non è cambiato molto ma - sottolinea - s'è un po' complicato la vita". Tra le bocciature della nuova era del pallone c'è la Var, la moviola in campo che ha fatto il suo ingresso in serie A. "Non risolve i problemi, li crea". Lontano dai campi di pallone ormai dal 2005, Zoff non ha rimpianti. "Ho dato tanto, era giusto passare la palla ai giovani". L'uomo dei record, che ha vinto anche l'Europeo del 1968 (la finale a Roma contro l'allora Jugoslavia) e ha indossato la maglia azzurra in 112 partite, detenendo il primato d'imbattibilità, nella sua carriera ha collezionato imprese su imprese. Sconfiggendo anche quelle complicanze di originale virale che nel 2015 gli hanno impedito di camminare. "Adesso - spiega Zoff - sto bene. Ho solo qualche anno in più". Una vera leggenda.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA