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Ddl Parchi: Senato approva con 154 Sì, passa a Camera

Galletti, punta a sviluppo economico territori. Rivolta ambientalisti

Stefano Secondino ROMA

ROMA - Gli ambientalisti insorgono contro la riforma della legge sui parchi, approvata giovedì mattina in prima lettura dal Senato, e che ora passa alla Camera. Per governo, Pd, partiti di centro e Forza Italia (che l'hanno votata), il disegno di legge aggiorna e migliora la legge originaria, la 394 del '91. Favorevole alla riforma anche la Coldiretti. Per le ong ambientaliste, e per Cinquestelle e Lega, il disegno di legge invece è "una riforma sbagliata". Una "ecoschifezza", l'ha bollata il senatore leghista Paolo Arrigoni. Per il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, che sintetizza così lo spirito della riforma, "I parchi devono rimanere un presidio naturalistico, ma anche uno strumento di promozione dell'economia locale". Stefano Vaccari, capogruppo del pd in Commissione Ambiente al Senato, dal canto suo spiega che "il testo riforma la governance dei parchi e semplifica la burocrazia: snellisce le procedure di nomina del presidente e ne rafforza le competenze manageriali, istituisce la selezione pubblica per il direttore, allarga la partecipazione degli stakeholder nei consigli". La riforma per Vaccari "affida agli enti di gestione dei parchi anche le aree protette contigue e prevede l'estensione a mare dei parchi terrestri. Sancisce il divieto di caccia, stabilisce una gerarchia di intervento per l'eradicazione controllata delle specie dannose. La legge dà una delega al Governo per la remunerazione dei servizi forniti dagli ecosistemi e prevede royalty per impianti e reti energetiche". Istituito anche il parco del Delta del Po. La Coldiretti apprezza in particolare "la partecipazione degli agricoltori nei consigli di gestione delle aree protette". Con la riforma per Coldiretti i parchi diventano "laboratori di sviluppo della multifunzionalità agricola" e rendono "protagoniste le collettività residenti". Di tutt'altra opinione le associazioni ambientaliste che hanno diffuso un comunicato congiunto durissimo, firmato da Legambiente, WWF, Greenpeace, Cai, LAV, Lipu, Marevivo, Fai, Italia Nostra, Mountain Wilderness e altre. Gli ambientalisti denunciano "una modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non definisce strumenti di partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici; una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali; l'assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco; un sistema di 'royalties' che deve essere modificato per evitare di mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare; l'istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale".

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