Simoneschi: per la generazione Z

SAILY SPECIALE WORLD SAILING 2020: DOVE VA LA VELA MONDIALE

Responsabilità editoriale Saily.it

LA VISIONE DI RICCARDO SIMONESCHI - Dopo 26 anni di esperienze nella Federvela internazionale, si presenta per entrare nel Board dei vicepresidenti. Come è nata la spinta a candidarsi. Il confronto con (almeno) un altro candidato italiano, Luca Devoti. La prospettiva che il Covid-19 suggerisca di congelare le classi olimpiche per il 2024. Il futuro ella vela, non solo olimpica: "Dobbiamo riuscire a pensare alle prossime generazioni: che vela troveranno?"

 

Prosegue lo Speciale World Sailing di Saily. Uno dei temi che promettono di diventare centrali nei prossimi mesi è l'attesa per le decisioni del CIO sulle scelte olimpiche per il 2024. Ai primi di dicembre si riunisce la Program Commission del CIO, chiamata a ratificare la lista di discipline olimpiche per la vela 2024 proposta da World Sailing (per ricordare: entrano il Kite foil, il nuovo windsurf foil sostituisce le tavole RSX, il doppio misto offshore, la classe 470 diventa una sola e mista (uomo-donna), ed esce il Finn). Tutto sicuro? Non proprio: il passaggio al CIO, alla luce di quanto accaduto con la pandemia e il rinvio delle Olimpiadi, puo' riservare sorprese, e c'è un crescente movimento di opinione che punta a chiedere al CIO il "no-change", lasciando cioè le stesse classi olimpiche attuali anche per il 2024. La discussione è aperta, ed è entrata nel dibattito elettorale di World Sailing, come vedremo tra le altre cose discusse con Riccardo Simoneschi, uno dei candidati italiani al Board del prossimo quadriennio.

Riccardo, intanto puoi raccontarci come è maturata la tua candidatura al Board?

Riccardo Simoneschi - Sono nella Federvela internazionale dal 1994, prima nel Classes Committee, poi nell'Equipment e quindi nell'Events, più tanti working party, Evaluation panel, ne ho viste e fatte tante. Una lunga militanza nella quale sono rimasto me stesso, una persona che alla vela vuole bene, dalla quale ha avuto tanto e alla quale ha dedicato tempo e denaro. Sono stato il primo ad organizzare i circuiti di regata che adesso tutti fanno, credo di aver aiutato tanti tra velerie, cantieri, velisti... Ma quella che resta nel mio cuore come pietra miliare, e che ancora oggi molti mi riconoscono, è stata l'operazione per riportare la Star olimpica nel 2000, è stata la prima e unica volta che il CIO ha corretto la decisione di una federazione sportiva mondiale nel corso di un quadriennio olimpico.

Di recente un vecchio starista russo  che era tra il pubblico di una regata, mi è venuto a cercare per complimentarsi, si riferiva ancora a quella vicenda... Mi ha dato l'ispirazione di dedicarmi di nuovo a cose vere e importanti, Classi Olimpiche, Ocean Race, e grazie alla spinta di persone influenti dentro World Sailing e in ambito sportivo a livello internazionale, è nata la volonta di candidarmi.

Gerardo Seeliger, un vecchio amico e anche avversario di battaglie in anni passati in WS quando lui era presidente del  49er ed io della  Star, ma sempre molto "fair" è stato tra questi. Quando, ormai quasi un anno fa, mi ha chiesto una mano ho risposto volentieri e adesso andiamo avanti molto vicini e molto impegnati in una cosa che per noi non è molto politica, non stiamo facendo strategie, cose del tipo aspetto a dire che mi candido, non dico con chi sto etc.etc.. La nostra è una proposta pulita, schietta, sportiva, il desiderio di mettere a posto delle cose che abbiamo visto da vicino... Come me ci sono tanti amici, grandi velisti, che spero si uniranno. E' nata così, non pensavo che poi si allargasse ad  altre candidature italiane...  sarebbe comunque importante riequilibrare la presenza mediterranea dentro World Sailing. E l'Italia, che è percepita come una potenza nel mondo velico internazionale, spero sarà ben rappresentata. Su questo tema sono certamente allineato con la FIV tutta ed il suo presidente.

Singolarmente, almeno a oggi ci sono solo due candidati ufficiali al Board, entrambi italiani. Oltre a te c'è Luca Devoti...

Riccardo Simoneschi - A Luca voglio bene, lo rispetto, è una persona geniale, un ottimo velista. Ha condotto una apprezzabile battaglia personale e pubblica contro World Sailing e la posizione di chi, dentro ad alcuni comitati della Federazione, aveva, secondo lui, presunti (e ad oggi rimasti ancora tali) conflitti di interesse collegati alla costruzione delle barche olimpiche. La qualità delle imbarcazioni olimpiche prodotte dal suo cantiere è eccellente (Finn e Laser ndr). Ed esiste la possibilità che il Finn possa restare olimpico anche dopo il 2021, se al CIO a dicembre passasse la linea del no-change, visto l'enorme scompenso creato dal Covid-19.

Per quanto sopra, la sua pre-candidatura potrebbe offrire qualche complessità ma certo non sono io a dover commentare. Tecnicamente siamo ancora tutti pre-candidati fino a quando non avremo presentato “ l’application form “ con le firme delle nazioni a Nostro sostegno e la candidatura di ciascuno Di noi sarà  approvata dall’Election Committee dopo le consuete verifiche sulle varie posizioni e conflitti di interesse. Solo dopo si è ufficialmente “candidati”.

Ci puoi chiarire bene questa possibilità del no-change?

Riccardo Simoneschi - Intanto il Covid ha consolidato il tracollo finanziario di World Sailing, avvenuto già in precedenza e originato da una gestione approssimativa degli ultimi quattro/ sei anni, che la pandemia ha solo aggravato. Il rinvio delle Olimpiadi e lo slittamento a chissà quando degli introiti dei diritti tv di Tokyo sono un grosso problema. Questo vale per la federazione internazionale e a ricaduta per molte federazioni nazionali, specialmente le più piccole e meno strutturate.

La conseguenza è che di fatto il quadriennio olimpico è diventato un quinquennio, mentre quello successivo verso Parigi 2024 si è ridotto a un triennio. La gestione di tre nuove classi olimpiche, con i relativi costi, è un problema pesante per molte MNA, che come detto sono a corto di liquidità. Impostare il lavoro con le nuove classi e la campagna olimpica sarà difficile per tutti. Insieme alla generale incertezza causata da questa emergenza sanitaria, il problema rischia di essere insormontabile. Da qui si sta facendo strada in molti la convinzione che un no-change, un congelamento delle attuali classi olimpiche, possa essere una soluzione, magari riuscendo a convincere il CIO a lasciare la novità Offshore Mixed Keelboat come undicesima medaglia o come sport dimostrativo, vista la fortissima volontà della Francia paese ospitante i giochi olimpici di avere quell'evento a Marsiglia. Io sono positivo su questo scenario, L'attenzione al contenimento dei costi sarà untema principale dei prossimi mesi.

La questione del rapporto tra nazioni emergenti e paesi storicamente più potenti in World Sailing sembra essere un tema altrettanto decisivo...

Riccardo Simoneschi - World Sailing è storicamente influenzata da federazioni molto potenti e con ampie disponibilità. E' una situazione che dovremmoriequilibrare. C'è un Committee importante, il Developing Nations, che spero in futuro potrà avere anche un italiano al suo interno, che avrà importanza crescente. Lo scopo di una federazione è promuovere il proprio sport, e su questo WS non ha fatto e non fa abbastanza. In tutti questi anni  il focus è stato quasi esclusivamente sulle Olimpiadi, forse tralasciando fenomeni del nostro mondo come la Coppa America, The Ocean Race, lo sviluppo dei paesi emergenti.

Una scarsa sensibilità verso il futuro del nostro sport, e per la Z generation: cosa faranno quelli che avranno 20 anni tra vent'anni? Se non saremo capaci di rendere la vela "appealing" per queste generazioni, avremo perso in partenza. La forza dei due sport più ricchi del mondo, NFL e NBA, è la capacità di mettersi sempre in discussione, per restare interessanti per le nuove generazioni che cambiano. Basti pensare che oggi i giovani vanno vestiti da basket, non da vela. E' una questione di modelli culturali che avvicinano o allontanano da uno sport...

Qual è il profilo dei prossimi dirigenti di World Sailing, come dovrà essere il prossimo Board?

Riccardo Simoneschi - L'importante è che sia un Board coeso, con persone che abbiano capacità operative nel mondo dello sport e non solo, non basta essere stati grandi atleti, ma bisognerà sapere organizzare, promuovere, ricostruire. La ricerca è in quella direzione. Persone complementari tra loro, con competenze di comunicazione, gestione di club, sviluppo della base e anche legali, l'obiettivo è creare un "core" che sia in grado di agire. Nella situazione attuale un presidente , ancheforte come puo' essere Gerardo Seeliger, non ce la puo' fare da solo. Bisogna riuscire a passare dalle parole ai fatti. Tra gli altri, un grande problema di Kim Andersen è che, a mio parere, non ha mantenuto quello che aveva promesso, non riuscendo a gestire al meglio il proprio Board.

Vedi il presidente uscente sconfitto in partenza?

Riccardo Simoneschi - Kim ha ancora una forte base elettorale, con un blocco nel nord Europa, forse gli insuccessi legati alla situazione finanziaria drammatica ed al rifiuto della nuova Governance ne hanno minato la compattezza ma  la battaglia è aperta. Il voto digitale, deciso in questi giorni, aumenteràla democrazia in WS permettendo per la prima volta la partecipazione di tutte le nazioni , e questo migliorerà di sicuro le cose. Ad Abu Dhabi avremmo avuto le solite cinquanta federazioni, il voto digitale ne coinvolgerà fino a 110 circa. Certamente sarà una battaglia elettorale diversa, a distanza, senza possibilità di fare incontri. Ma va bene così.

Solo tu e Devoti siete usciti allo scoperto come candidati. Ci sono altri nomi?

Riccardo Simoneschi - Dal lato Kim Andersen per ora non si sente niente., Forse la  questione in corso con l’indagine dell'Ethic Commission su sue presunte irregolarità èpiù vicina a conclusione rispetto a quella all'antitrust e lo tiene occupato; è probabile che una pronuncia arrivi prima di andare alle elezioni, mi aspetto una decisione tra agosto e settembre. Certamente nel mondo dei velisti praticanti, c’è disponibilità a voler far parte di un entecome WS purchèsia capace di fare cose concrete e non solo parlare. Tecnicamente, tra gli uscenti, Torben Grael e la Jan Dowson possono restare, ma ci sono altri nomi che stanno arrivando con le qualità di cui ho detto prima. Poi c'è il tema delle quote rosa che vedrà parecchie candidate agguerrite.. Tutti fanno ancora “politica”, nascondono  le carte. Francamente non lo capisco, WS è una realtà piccola se comparata a qualsiasi media azienda o grande Yacht Club, la gente dovrebbe avere un approccio di trasparenza: vengo per portare le mie idee e per servire, se mi eleggete bene altrimenti me ne farò una ragione senza drammi.

Torniamo al futuro, tra vent'anni quale vela immagini troverà la generazione zeta?

Riccardo Simoneschi - Penso a due cose. Innanzitutto una vela più accessibile. Bisogna portare la vela a livelli esterni rispetto ai nostri yacht club che restano spesso luoghi chiusi. Dobbiamo aprirci all'esterno, con relazioni, programmi, con l’endorsement di WS, aiutare tutti i paesi a portare la vela nelle scuole. Vela facile e immediata per tutti coloro che vogliano provarla, ingresso facilitato, seguendo un po' l'esempio dello Sci. World Sailing ha le relazioni internazionali per aiutare a  farlo.

E poi spero che tra vent'anni la vela sia sempre uno sport tecnologico, come è sempre stata, ma che non abbia la tecnologia al suo centro. L'evoluzione tecnica è normale, la ricerca della velocità anche. Va però valutata bene l'area della sicurezza, deve esserci un bilanciamento. Dobbiamo trovare un compromesso tra la vela della velocità, dell'acrobazia e del boat-handling, e la vela della tattica e strategia. Scegliendo la prima taglieremmo fuori una grande parte di praticanti. Lo sport olimpico è trainante per il movimento, e dobbiamo riflettere sul fatto che in tutto il mondo si fatica a fare un campionato nazionale con 10 barche di una classe olimpica, salvo rare eccezioni. Vuol dire che qualcosa che non va.

La scelta delle discipline va pensata e fatta senza seguire interessi di parte. C'è la possibilità di trovare il bilanciamento, la vela ha tante classi e discipline, bisogna trovare con queste un modo per riconnettere tuti i velisti con la federazione Internazionale. Devo dire che il doppio offshore, nonostante molte aree ancora da chiarire, mi sta sorprendendo, ho visto un interesse nel pubblico di appasionati che non mi aspettavo, puo' suscitare ammirazione, immedesimazione (chi non esce in barca con la moglie nel weekend?), verso i campioni che la gente vede arrivare in banchina. Nelle regate olimpiche ci deve essere la battaglia, devono essere incerte, , e invece abbiamo esempi che tendenzialmente vanno in direzione opposta, come la prossima Coppa America che rischia ancora, se non ci sarà l'emozione della regata corpo a corpo ma ancora barche distanti e risultato deciso in partenza...

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