Borrell, l'apertura alla Bosnia è strategica, con Mosca è un lotta per le idee

'Roma non cambi linea sull'Ucraina'

Redazione ANSA

(di Mattia Bernardo Bagnoli) BRUXELLES - La proposta della Commissione Europea di accordare alla Bosnia-Erzegovina lo status di Paese candidato all'ingresso nell'Ue è di natura "strategica" perché ora come ora, con Mosca, è in corso anche una "guerra di idee" e l'Europa deve lottare per conquistare "le menti" dei suoi futuri partner. Josep Borrell, l'alto rappresentante per la politica estera Ue, nonché vicepresidente dell'esecutivo blustellato, è un uomo che parla chiaro. Usa poco il 'diplomatichese'. A volte persino troppo.

In questa intervista all'ANSA spiega perché 'tutto si tiene' ora che l'Ucraina è in fiamme. E chiede al nuovo governo italiano di non cambiare rotta sui temi della "sicurezza" e del "sostegno a Kiev". Qui è necessario fare una premessa. Parlando agli ambasciatori Ue riuniti a Bruxelles, Borrell ha indicato nella "crescita dell'estrema destra" un rischio per la coesione interna dell'Unione Europea. La domanda viene da sola: si riferiva all'Italia? La risposta è articolata. "Che l'elettorato da voi si sia spostato a destra è chiaro. Così come è accaduto in Svezia.

E anche in Spagna osserviamo questa possibile tendenza. Ora, non è mio compito occuparmi della politica interna degli Stati membri ma è evidente come tale dinamica abbia poi un impatto sulla nostra proiezione esterna: la politica estera dell'Unione Europea dipende dalla sua unità", precisa. "Io spero che il nuovo governo italiano, sui temi della sicurezza e dell'appoggio all'Ucraina, mantenga la stessa posizione di quello precedente, è molto importante che ciò accada. Ma sono felice - aggiunge - che le dichiarazioni di chi sembra si appresti ad essere la futura Presidente del Consiglio vadano in questa direzione". Perché, dicevamo, tutto si tiene.

La guerra in Ucraina, il futuro dei Balcani, la competizione delle narrazioni nel "sud globale", la crisi energetica e alimentare, la sfida contro il cambiamento climatico. "Quando vedo un leader della sinistra latino-americana felicitarsi con Putin perché sta lottando 'per la libertà dei popoli', beh, bisogna mettere sul tavolo gli argomenti. E allora se vogliamo controbattere la Russia nei Balcani dobbiamo offrire una prospettiva europea". Insomma, far crescere il tema dell'allargamento da mero processo burocratico a strumento geopolitico. "Le decisioni dei partner di stare o meno con noi sulla scena mondiale e sui valori fondamentali assumono un peso maggiore.

Certamente la Bosnia-Erzegovina oggi non ha i numeri per essere un Paese dell'Ue, però crediamo che queste condizioni si realizzeranno: è un impulso che spero le nuove autorità politiche bosniache comprendano e sfruttino, è uno stimolo all'azione". Quell'Europa più assertiva in politica estera promessa a inizio mandato dalla presidente Ursula von der Leyen passa anche da qui. Le crisi lo richiedono. Spingono l'Ue ad assumersi rischi e responsabilità. L'addestramento prossimo venturo di ben 15mila militari di Kiev lo dimostra.

"Formare i quadri superiori dell'esercito ucraino farà compiere un passo ulteriore nella capacità d'intervento nel conflitto e raggruppare le nostre capacità darà un segnale politico molto forte", assicura Borrell. Ma sarà una scelta che farà anche infuriare Mosca. "Sì, non piacerà per nulla al Cremlino. Anzi, ci ha già minacciato. Verbalmente, per ora. Ma non è che allora desistiamo. D'altra parte - chiosa - tante sono le cose che la Russia fa e non piacciono a noi".

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