Eurozona: calo record Pil -3,8% nel primo trimestre

Eurostat, calo più importante dal 1995

Redazione ANSA

BRUXELLES - Nel primo trimestre 2020 il Pil corretto delle variazioni stagionali è calato del 3,8% nell'eurozona e del 3,5% nella Ue rispetto al trimestre precedente. E' la stima flash di Eurostat. E' il calo più importante dall'inizio delle serie temporale nel 1995. Nel quarto trimestre 2019 il pil era aumentato dello 0,1% nell'eurozona e dello 0,2% nella Ue. Rispetto al primo trimestre del 2019 il Pil ha registrato un calo del 3,3% nell'eurozona e del 2,7% nella Ue dopo essere aumentato dello +1,0% e del +1,3% rispettivamente nel trimestre precedente.

Ad aprile, mese segnato dalle misure di lockdown per il Covid-19, il tasso di inflazione annuale della zona euro cala a 0,4%, rispetto allo 0,7% di marzo. E' la stima flash di Eurostat. Nell'eurozona, si stima che ad avere l'impatto maggiore siano alimentazione, alcol e tabacco (3,6% rispetto al 2,4% di marzo), seguiti dai servizi (1,2% rispetto a 1,3%), dei beni industriali non energetici (0,3% rispetto a 0,5% a marzo) e dell'energia (-9,6% rispetto a -4,5%). 

Nel mese di marzo, quando sono iniziate le misure di lockdown legate al Covid-19, il tasso di disoccupazione corretto delle variazioni stagionali si è stabilito a 7,4% nell'eurozona, in aumento rispetto al 7,3% registrato a febbraio. Nella Ue a 27 è a 6,6% sempre a marzo, in aumento rispetto al 6,5% del mese precedente. Lo riferisce Eurostat stimando che a marzo 14,141 milioni di persone erano in disoccupazione nella Ue, di cui 12,156 milioni nella zona euro. Rispetto al mese precedente il numero dei disoccupati è aumentato di 241.000 nella Ue e di 197.000 nell'eurozona. Italia e Francia penultime a 8,4%, peggio fa la Spagna a 14,5%, mentre il dato della Grecia, che a gennaio aveva il tasso più alto, non è pervenuto. Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile a marzo si è stabilita a 15,2% nella Ue e a 15,8% nella zona euro, contro rispettivamente il 14,4% ed il 15,4% a febbraio. Spagna ultima con il 33,1%, seguita da Italia a 28%, manca il dato greco che a gennaio era il peggiore in Ue.

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