Gentiloni, tutte le opzioni sul tavolo. Pericolo per Eurozona

Recessione sarà più profonda di quella prevista inizialmente

Redazione ANSA

BRUXELLES - Tutte le opzioni, Mes e Coroabond compresi, "sono ancora sul tavolo" dell'Eurogruppo ma è chiaro che ""un piano di rilancio straordinario" anti-crisi "non può essere finanziato Stato per Stato" perchè "deve essere comune e coordinato". "E' in gioco il futuro delle nostre economie, dell'Unione e del nostro modello di società". Così il commissario Ue all'economia Paolo Gentiloni in due interviste al quotidiano belga 'Le Soir' e all'agenzia di stampa spagnola Efe.

La "recessione nel 2020 - avverte Gentiloni - sarà ancora più profonda" rispetto alle prime previsioni. La riduzione del Pil dell'Eurozona dell'1% "ora appare ottimistica". Per l'ex premier l'Europa ha "gli strumenti per evitare" che la crisi diventi anche economica e finanziaria. Occorre però "superare le divergenze" oggi esistenti tra Paesi. Altrimenti, avverte ancora il commissario, non solo strumenti come il Mes o i coronabond non si potranno utilizzare, ma "sarebbe molto pericoloso per l'Eurozona". Gentiloni cercherà "di costruire ponti tra diversi punti di vista, ma se non siamo in grado di farlo in una crisi come questa, non so quando saremo in grado".

Nell'intervista all'agenzia spagnola Efe Gentiloni sostiene che "in materia economica, stiamo agendo con decisioni senza precedenti a livello dell'Ue", ricordando tra gli altri il piano della Bce, la clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità e l'adozione del pacchetto sugli aiuti di Stato. "Ci sono due settimane per creare consenso su ulteriori azioni, ma sono già state intraprese azioni senza precedenti e molto rapidamente", dice.

Alla domanda se esistono già stime più accurate dell'impatto sulla crescita e sull'occupazione nell'Ue il commissario replica che "il nostro scenario più recente, dodici giorni fa, si riferiva a un impatto del 2,5% sulla crescita nella zona euro, che avrebbe portato la crescita a meno l'1%, ma ora sembra ottimista".

Infine l'auspicio che ci sia "un dibattito non sui rimpianti, ma orientato al futuro. Possiamo discutere se i paesi con un alto debito avrebbero potuto fare di più, ma questa non è la discussione che è necessaria ora". "Se è vero che stiamo affrontando la crisi più grave dopo la guerra, dovremmo reagire insieme e non continuare con le divisioni degli ultimi dieci anni, perché se allargheremo le divergenze in questa crisi, ciò sarà molto pericoloso per la zona euro". 

 

 

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