Coronavirus: Belgio, vittime salgono a 289, 7.284 i contagi

Confermato caso gatto contagiato da padrone

Redazione ANSA

BRUXELLES - E' di 69 decessi e 1.049 nuovi contagi il bilancio dell'epidemia di coronavirus nelle ultime 24 ore in Belgio. Il totale delle vittime sale così a 289, mentre i casi positivi confermati sono 7.284. Le persone attualmente ricoverate a causa del Covid-19 sono 3.042 (+490), di cui 690 in terapia intensiva (+85), e 498 necessitano di un'assistenza respiratoria (+78). Le persone guarite che hanno potuto lasciare l'ospedale salgono invece a 858 (+183). Per ora il sistema sanitario del Paese regge l'urto con l'epidemia e due terzi dei letti in terapia intensiva sono ancora disponibili, hanno assicurato le autorità. Su 2.081 posti letto che mettono a disposizione gli ospedali di tutto il Belgio, 690 sono occupati da pazienti Covid-19 e c'è "la possibilità di estendere il numero dei letti, oltre ad avere piani di ridistribuzione fra gli ospedali", hanno dichiarato i portavoce del centro di crisi federale. Il numero di casi, così come quello dei ricoveri, "continua ad aumentare e questa tendenza si accentuerà ulteriormente nei prossimi giorni", si legge nel bollettino quotidiano.

"La Facoltà di medicina veterinaria di Liegi ha messo in evidenza che il gatto di una persona infettata dal Covid-19 è stato contagiato dal suo padrone e ha quindi ha sviluppato dei sintomi e un'infezione che è stata confermata", hanno annunciato il virologo Emmanuel André, portavoce interfederale della lotta contro il coronavirus durante la conferenza stampa quotidiana per fare il punto sull'epidemia in Belgio. "Questo tipo di trasmissione, però, va dall'uomo all'animale, non il contrario, e necessita di un contatto ravvicinato fra i due durante la vita quotidiana", hanno precisato, "si tratta di un caso isolato, non è la regola, ma le autorità hanno proposto di adottare una serie di misure di precauzione per le persone infettate che hanno un animale domestico. Oggi non c'è ragione di pensare che gli animali possano essere vettori dell'epidemia nella nostra società".

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