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Da LuxLeaks a Facebook, ora norme Ue a protezione informatori

Obblighi pubblico e privato, prevenzione ritorsioni, salvaguardie

23 aprile, 15:54
Da LuxLeaks a Facebook, ora norme Ue a protezione informatori Da LuxLeaks a Facebook, ora norme Ue a protezione informatori

BRUXELLES - Dal Dieselgate a Luxleaks e i Panama Papers sino a Facebook e Cambridge Analytica, le 'talpe' che a rischio del loro posto di lavoro e a volte della loro vita rivelano gli illeciti saranno d'ora in poi tutelate e protette a livello Ue. Sono le nuove norme a protezione degli informatori, i cosiddetti 'whistleblower', presentate dalla Commissione Ue, che prevedono l'obbligo di instaurare canali di comunicazione per pubblico e privato nonché di risposta alle segnalazioni, la prevenzione delle ritorsioni, ma anche clausole di salvaguardia per garantire che le 'rivelazioni' vengano fatte nell'interesse pubblico.

 

"Molti dei recenti scandali non sarebbero mai venuti alla luce se chi aveva accesso ad informazioni privilegiate non avesse avuto il coraggio di parlare, e chi lo ha fatto si è però assunto rischi enormi", ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans, per questo, ha sottolineato la commissaria alla giustizia Vera Jourova, la proposta di direttiva odierna "segnerà un punto di svolta". Le nuove regole Ue garantiscono in tutti i 28 una protezione per chi denuncia pubblicamente violazioni al diritto dell'Ue in materia di appalti pubblici, servizi finanziari, riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, sicurezza dei prodotti, sicurezza dei trasporti, tutela ambientale, sicurezza nucleare, sicurezza degli alimenti e dei mangimi e salute e benessere degli animali, salute pubblica, protezione dei consumatori, tutela della vita privata, protezione dei dati e sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. La nuova direttiva si applica anche alle violazioni delle norme Ue sulla concorrenza, sulla fiscalità e in particolare all'imposta sulle società e ai danni causati agli interessi finanziari dell'Ue.

 

Nella pratica, le nuove regole si applicheranno a tutte le imprese con più di 50 dipendenti o con un fatturato annuo superiore ai 10 milioni di euro, e a tutte le amministrazioni statali e regionali e a tutti i comuni con più di 10mila abitanti. Imprese e pubbliche amministrazioni dovranno quindi istituire canali di comunicazione chiari, all'interno e all'esterno dell'organizzazione, che garantiscano la riservatezza, e articolati su tre livelli. Il primo dovrà essere l'istituzione di un canale di comunicazione interna, con un obbligo di risposta entro 3 mesi. Il secondo, una segnalazione alle autorità competenti, nel caso in cui i canali interni non funzionino. Terzo, in casi estremi, la divulgazione all'opinione pubblica attraverso i media.

 

Ci dovrà poi essere un sistema di prevenzione delle ritorsioni e protezione, con accesso a una consulenza gratuita e a mezzi di ricorso adeguati. In questi casi, l'onere della prova sarà invertito e spetterà alla persona o all'organizzazione oggetto della segnalazione dimostrare che non sta mettendo in atto alcuna ritorsione nei confronti dell'informatore. Gli informatori saranno inoltre protetti in sede di procedimento giudiziario, con l'esonero da ogni responsabilità connessa alla divulgazione delle informazioni. Infine sono previste garanzie per scoraggiare segnalazioni scorrette o effettuate in malafede e a prevenire danni d'immagine ingiustificati. Le persone coinvolte nei fatti segnalati dall'informatore godranno pienamente del diritto alla presunzione di innocenza, a un ricorso effettivo, a un giudice imparziale e alla difesa.

 


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