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Il Selmayrgate pesa sul futuro della Commissione Juncker

Riflettori puntati sull'Europarlamento per il voto decisivo

18 aprile, 12:06
Il caso Selmayr pesa sul futuro della Commissione Juncker Il caso Selmayr pesa sul futuro della Commissione Juncker

BRUXELLES - Per il Selmayrgate, come lo hanno ribattezzato a Bruxelles, è arrivato quello che potrebbe essere il momento della svolta. Sul caso, nato dalla fulminea scalata al vertice dell'euroburocrazia del potente ex capo di gabinetto di Jean-Claude Juncker, si pronuncerà oggi la plenaria dell'Europarlamento con un voto dal quale dipende anche il futuro dello stesso presidente della Commissione europea.

 



Secondo alcuni autorevoli commentatori, se l'assemblea di Strasburgo approverà la risoluzione varata ieri dalla commissione per il controllo del bilancio del Pe, a cadere potrebbero essere varie teste, in primis quelle dello stesso Martin Selmayr e poi quella di Juncker, il quale ha legato pubblicamente il suo destino a quello del suo principale collaboratore. Ma per altri addetti ai lavori, indipendentemente dall'esito della votazione, potrebbe risolversi tutto in una bolla di sapone: il polverone sollevato dal caso piano piano si dissolverà e l'attuale esecutivo comunitario andrà avanti fino alla fine del suo mandato. 

 

 

Spetterà al successore di Juncker, nell'autunno del 2019, decidere se lasciare Selmayr al suo posto o sostituirlo con qualcun altro di sua fiducia. Alla base di tutto c'è il testo del compromesso - non privo di ambiguità - votato ieri in commissione. Dove prima si riconosce che "la revoca di un atto amministrativo" qual è la promozione di Selmayr "non è generalmente possibile".

 

 

E poi si chiede alla stessa Commissione di "riconsiderare la procedura di nomina del nuovo segretario generale", facendosi carico della responsabilità politica dell'errore e delle conseguenze. Nato a Bonn nel 1970 ed entrato nella macchina Ue come portavoce di Viviane Reding (Commissione Barroso), Selmayr è considerato il più potente funzionario europeo ed ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche quando, il 21 febbraio scorso, grazie a Juncker, ha colto di sorpresa praticamente tutto l'esecutivo europeo facendo trovare sul tavolo del collegio la proposta per la sua promozione a segretario generale.


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