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Brexit: Davis avverte, l'accordo non è vincolante

'Intesa sui commerci o non pagheremo il conto del divorzio'

11 dicembre, 09:14
Brexit: Davis avverte, l'accordo non è vincolante Brexit: Davis avverte, l'accordo non è vincolante

LONDRA - Il tira e molla sulla Brexit è già pronto a ripartire: tanto fra Londra e Bruxelles, quanto sul fronte interno britannico in casa Tory. Le avvisaglie ci sono tutte, ad appena due giorni dal plauso ufficialmente unanime all'intesa chiusa venerdì in extremis dalla premier Theresa May con l'Ue sui punti preliminari del negoziato (obblighi finanziari, diritti dei cittadini espatriati, confini irlandesi). A darne conferma arrivano le parole del ministro per la Brexit, David Davis, il quale avverte che i patti suggellati non hanno ancora valore legale e che il cosiddetto conto del divorzio - stabiliti ormai i parametri per calcolarlo - sarà pagato dal Regno Unito solo e soltanto in cambio della contropartita d'un accordo sulle future relazioni commerciali.

 

Davis, il più diplomatico degli euroscettici di governo, ha difeso il compromesso raggiunto nel fine settimana, descrivendolo come una svolta che "riduce drasticamente" il rischio di una separazione finale 'no deal'. Ma ha puntualizzato che al momento si tratta di una "dichiarazione d'intenti", non di un obbligo giuridico. Il ministro-negoziatore - intervistato da Andrew Marr, della Bbc, nel più popolare talk show politico della domenica - ha assicurato che gli impegni valgono e che, ad esempio, sul dossier irlandese il Regno Unito è pronto a garantire fin d'ora "un confine senza attriti e invisibile" fra Dublino e Belfast. Non senza tuttavia aggiungere la sua clausola sul 'conto del divorzio': concordato in 40-45 miliardi di euro, secondo le cifre diffuse proprio da Downing Street, ma che Londra si riserva di versare non prima d'aver ottenuto un accordo pure sui commerci, a conclusione della fase due del negoziato. Accordo che il ministro auspica possa prendere la forma d'una versione rafforzata di quello in vigore attualmente fra Bruxelles e Ottawa: un modello "Canada più più più", tutto da far digerire all'Unione e agli altri partner terzi.

 

Concetti che combaciano con quanto affermato da un portavoce della stessa premier. Mentre smentiscono la convinzione espressa dal cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, capo fila dei 'soft brexiteer', secondo cui quella somma il Tesoro britannico la dovrà alla fine pagare come che sia. 'Deal' o 'no deal'. Un distinguo che conferma come l'armistizio interno al Partito Conservatore - dove Hammond sembra sia sceso intanto in lite, fino agli insulti in Consiglio dei ministri, anche con un altro 'pragmatico', il titolare della Difesa, Gavin Williamson, stavolta sul taglio alle spese militari - sia già in bilico. Stando al Telegraph, testata di riferimento degli euroscettici, il messaggio di Davis viene del resto riecheggiato in toni ben più brutali dai seguaci degli ambiziosi ministri Boris Johnson e Michael Gove: i quali, per placare i malumori e i sospetti di non pochi 'brexiteers' ultrà, liquidano le concessioni fatte venerdì da May come "irrilevanti", oltre che "non vincolanti". Incluso l'ambiguo riferimento a "un pieno allineamento" normativo riguardante l'Irlanda del Nord, e in futuro forse l'intero Regno, che a loro dire "non significa nulla nella legislazione Ue". Il corollario è che, passata la 'tregua di Natale', la partita si riaprirà a tutto campo.

 

 


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