di Redazione ANSA

La cooperazione transfrontaliera in Europa

La collaborazione tra gli Stati europei confinanti è cruciale per la coesione dell’Unione. Per facilitarla, l’Ue ha messo in piedi la cooperazione territoriale (Cte, meglio nota come ‘Interreg’), una politica che si divide in tre grandi aree: quella transfrontaliera, quella transnazionale e quella interregionale.

Secondo la Commissione Ue, il 37,5% della popolazione europea vive lungo confini interni all’Unione. Nel computo non sono considerate solo le zone a cavallo di linee di demarcazione nazionali, ma anche quelle divise da barriere linguistiche. Lanciata per limitare l’impatto di questi confini già nel 1990, la cooperazione territoriale è stata inquadrata come un obiettivo della politica di coesione europea a partire dal 2000. Lo scopo è affrontare le sfide comuni trovando soluzioni condivise nei territori contigui in vari campi: salute, ambiente, ricerca, educazione, trasporti, sostenibilità, innovazione e pmi. Finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), la politica di cooperazione territoriale dispone per il periodo 2014-2020 di un bilancio di 10,1 miliardi di euro.

Che cos’è e perché riguarda l’Italia

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A essere destinatarie dei progetti di cooperazione transfrontaliera (che prende il nome anche di Interreg A) sono le regioni ‘Nuts III". Nuts (sigla che abbrevia l’espressione francese “Nomenclature d'unités territoriales statistiques”) è il sistema di classificazione territoriale standardizzato a livello europeo. Nel caso dell'Italia le aree Nuts III coincidono con le Province, mentre Nuts II sono le Regioni e Nuts I le macroaree: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole.

Complessivamente (sono ammesse al programma, pur non facendo parte dell'Unione, anche la Svizzera e la Norvegia), le aree transfrontaliere individuate sono 60. Otto di queste coinvolgono l'Italia: due con la Francia (una marittima che comprende Liguria, Toscana e Sardegna e una di entroterra, che include la provincia di Torino, quella di Cuneo, quella di Imperia e la Val d’Aosta), una con l’Austria, una con la Svizzera, con la Croazia, con la Slovenia, con la Grecia e con Malta. Il concetto di area transfrontaliera non si applica infatti solo alle regioni confinanti via terra, ma anche a quelle divise dal mare, norma che la Commissione europea, però vorrebbe cambiare dal 2021, limitando gli Interreg ai soli confini terrestri.

I due programmi con la Francia dispongono di un budget complessivo di 433 milioni di euro: 233 milioni (199 dall'Ue e il resto di cofinanziamenti nazionali) per il programma Alcotra, quello sul confine terrestre, e 200 per quello marittimo (170 dall'Ue e il resto dai due Paesi). Sul sito di Alcotra è possibile candidarsi con un proprio progetto a ricevere un finanziamento. Altrettanto è possibile fare sul corrispettivo programma marittimo, che prende in considerazione le problematiche delle zone marine, costiere e insulari, ma si rivolge anche a quelle interne, in particolare affrontando i rischi di isolamento.

Il confine italo-austriaco può contare su un budget di 98,4 milioni di euro (82,3 quelli finanziati dalle casse comunitarie). Quello con la Svizzera dispone di 117,9 milioni di euro, 100 dei quali a carico di Bruxelles. Più ricco quello con la Croazia, che dispone di 236,9 milioni di euro, 201 dei quali a carico di Bruxelles. Il programma dedicato alla cooperazione Italia-Slovenia, ha un budget da 92,6 milioni, di cui 77,9 da risorse comunitarie. Il programma di cooperazione con la Grecia può contare su risorse per 123,2 milioni (104,7 da Bruxelles). Quello con Malta dispone di 51,7 milioni di euro (43,9 da risorse comunitarie).

 


La cooperazione transnazionale

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Esiste poi la cooperazione transnazionale, che prende anche il nome di Interreg B. Questo programma individua 15 aree di riferimento. Si tratta di aree più grandi, che comprendono in alcuni casi anche aree estra-Ue, come Svizzera, Norvegia o Islanda. Sono regioni accomunate da una caratteristica o da un tratto comune. Per esempio, la regione atlantica (comprende Portogallo, Irlanda, e le coste atlantiche spagnola, francese e britannica). Quella più importante per il nostro Paese è la regione mediterranea (che comprende tutto il nostro Paese a eccezione del Trentino Alto Adige), la costa sud di Spagna, Portogallo e Francia, tutti i Paesi balcanici costieri, la Grecia e Cipro. Questa regione dispone di 265 milioni di euro per il periodo 2014-2020, dei quali 224 finanziati dal Fesr, con i quali finanzia centinaia di progetti, prevalentemente centrati sulla crescita sostenibile. Comprendendo anche Paesi che non appartengono all’Ue, attinge anche a 9 milioni di euro del fondo Ipa, di cui parleremo più avanti.

 


La cooperazione interregionale

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Sotto il cappello della cooperazione interregionale, nota come Interreg C, va invece una cosa un po' diversa. In effetti si tratta di un gruppo di agenzie, piuttosto che programmi di cooperazione tra specifiche aree geografiche. Sono quattro i soggetti che ne fanno parte.

Il primo è Espon: si tratta di un progetto di ricerca il cui obiettivo è fornire informazione scientifica per la pianificazione geografica europea. Coinvolge anche Islanda, Liechtenstein, Svizzera e Norvegia e ha sede a Lussemburgo. E' finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) con 41,4 milioni di euro per il periodo 2014-2020, a cui si aggiungono 7,3 milioni di cofinanziamenti nazionali.

Un'altra struttura è Interact, una agenzia che offre “servizi e prodotti a sostegno dei programmi di cooperazione”, in particolare consulenza per la realizzazione di progetti e attività di monitoraggio della loro esecuzione, soprattutto per quanto riguarda la gestione finanziaria. Questa dispone di 39,4 milioni di euro di finanziamento comunitario, a cui si aggiungono 6,9 milioni di cofinanziamenti nazionali.

Un altro organismo è Interreg Europe, che si occupa di sostenere gli enti locali nello sviluppo di politiche nell'ambito dei programmi di cooperazione Interreg A e B. L'agenzia dispone di un bilancio di 359 milioni di euro da risorse comunitarie per il periodo 2014-2020, a cui si aggiungono altri 67 milioni dagli Stati membri.

Il quarto è Urbact, che si concentra su azioni per rendere più sostenibili le politiche nelle aree urbane e più partecipativi i processi decisionali. Per questo settennato ha un budget di 74,3 milioni di euro, a cui si aggiungono fondi nazionali per 22 milioni.


Le strategie macroregionali

L'evento in Regione Lombardia per il passaggio di consegne di Eusalp

La politica di cooperazione territoriale, con i suoi tre tronconi, è affiancata poi dalle strategie macroregionali. Nate come iniziativa dal basso delle regioni europee, le strategie sono state poi appoggiate dal Consiglio europeo. Queste sono quattro:: Baltico (la più antica), Danubio, Adriatico-Ionio e Alpi (la più recente). A riguardare l’Italia naturalmente sono le ultimi due, che a loro volta si appoggiano anche a strutture e programmi Interreg esistenti. Ad esempio la Adriatico-Ionica ‘Eusair’ lavora in stretta cooperazione con l'Interreg Adrion. L'area alpina ‘Eusalp’, di cui per il 2019 ha assunto la presidenza l’Italia guidata da Regione Lombardia, invece, si avvale anche dell’esperienza accumulata attraverso una serie di organismi di coordinamento transfrontaliero già esistenti:

- l'Associazione degli stati alpini che, a dispetto del nome, raccoglie province e regioni: le austriache Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, la tedesca Baviera, le italiane Alto Adige (Sud Tirolo), Lombardia e Trentino e le svizzere Graubünden, San Gallen e Ticino;

- il processo di Zurigo, una piattaforma di cooperazione tra i ministri dei trasporti di Germania, Italia, Francia, Svizzera e Austria;

- Alpe-Adria, una "bioregione" che raccoglie tutta la Slovenia, le province austriache Carinzia e Stiria, e le italiane Friuli, Venezia Giulia e Veneto;

- l'Euregio, che raccoglie il Tirolo austriaco, il Sud Tirolo (l'Alto Adige) e il Trentino;

- il Cotrao, una associazione che riunisce Provenza, Rodano-Alpi, Costa Azzurra, Val d'Aosta, Piemonte, Liguria, Ginevra, Valais e Vaud. dalla “bioregione” Alpe-Adria (che raccoglie tutta la Slovenia, le province austriache Carinzia e Stiria, e le italiane Friuli, Venezia Giulia e Veneto), all’Euregio (Tirolo austriaco, il Sud Tirolo-Alto Adige e Trentino), solo per citarne alcune.


I raggruppamenti di cooperazione territoriale

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Ma non è finita. Esistono anche i raggruppamenti europei di cooperazione territoriale (in sigla Egtc, European Grouping of Territorial Cooperation). L'Euregio che abbiamo visto nel paragrafo precedente ne è un esempio. Si tratta di una formula flessibile, grazie alla quale, su iniziativa autonoma e allo scopo di gestire insieme specifiche questioni territoriali, si possono associare insieme autorità locali di diversi Paesi (ma anche i governi se necessario), associazioni ed enti pubblici.

Attualmente sono 68 gli enti di questo genere, secondo il censimento del Comitato europeo delle regioni, che ne tiene traccia. Nove di questi coinvolgono anche l'Italia: oltre all’Euregio, ci sono la “Lega anfizionica delle città gemelle e delle aree del Mediterraneo” (Grecia, Italia, Cipro), l'Archimed di Taormina (Italia, Spagna, Grecia, Cipro), il “Territorio dei Comuni” di Gorizia (Italia, Slovenia), la “Euregio senza confini” di Trieste (Italia, Austria), il “Parco europeo delle Alpi marittime” (Francia, Italia), il “Gruppo europeo di cooperazione territoriale del parco delle bocche di Bonifacio” (Italia, Francia), il “Raggruppamento europeo di cooperazione territoriale delle città della ceramica” (Spagna, Francia, Italia, Romania) e la “Dieta Med” di Pollica (Italia, Grecia).


La cooperazione esterna

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Esistono poi ancora due strumenti nell’ambito della politica di cooperazione tra zone di frontiera, rivolti però verso l’esterno dell’Ue. Il primo si chiama proprio cooperazione esterna, ed è rivolto ai Paesi che confinano con l'Unione. Il braccio principale di questa attività è la Interreg Ipa (Instrument for pre-accession Assistance), che è dedicata a quei Paesi che sono all'interno di un processo di adesione all'Ue. L'obiettivo, oltre a quello di promuovere la cooperazione transfrontaliera con e tra quei Paesi che entreranno in futuro a far parte dell'Ue, è anche quello di favorire riforme amministrative, economiche e sociali. Questo programma è destinato in particolare ai Balcani e alla Turchia e dispone di un bilancio di 11,7 milioni di euro.


Le opportunità per i giovani

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Sulla scia del successo del Corpo europeo di solidarietà, nel 2017 sono nati i “Giovani volontari europei Interreg” (Interreg Volunteer Youth), un’iniziativa rivolta a ragazzi e ragazze fra i 18 e i 30 anni che hanno voglia di vestire i panni dei reporter in erba e raccontare i risultati concreti ottenuti grazie a un progetto interregionale, oppure aiutare a concretizzare quello stesso progetto diventandone 'partner'. Come per i partecipanti al Corpo europeo di solidarietà, anche ai volontari Interreg viene concessa una borsa per coprire (almeno in parte) i costi di trasferta, vitto, alloggio e assicurazione. A gestire IVY (che è cofinanziata del Fondo Ue per lo sviluppo regionale) per conto della Commissione europea è l'Associazione delle regioni di confine europee, che ha anche il compito di selezionare gli organismi che potranno ospitare i volontari per un periodo dai 2 ai 6 mesi.

Sul fronte della mobilità, un'iniziativa nata grazie alla determinazione di alcuni giovani è l'Interrail Alpino. L'idea è venuta nel 2015 a un gruppo di ragazzi membri del Consiglio della gioventù Cipra (CYC), che non sono riusciti a salire su un treno a Verona perchè era impossibile prenotare un posto a sedere senza avere un numero di cellulare italiano. "Così ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare di concreto per migliorare la situazione, e dopo tre anni di lavoro è nato il progetto pilota 'Youth Alpine Interrail'", ha spiegato Magdalena Christandl, 25 anni, durante il Forum annuale di Eusalp del 2018, a Innsbruck. In poco tempo gli organizzatori hanno trovato i fondi e aperto le iscrizioni al programma per viaggiare con un solo biglietto in tutta l'area alpina.
Dopo la fase pilota è stata lanciato il nuovo bando per l'Interrail Alpino 2019. I biglietti in palio (a un costo fra i 50 e gli 80 euro) permetteranno a ragazzi e ragazze fra i 16 e i 27 anni di viaggiare nell'arco alpino con i trasporti pubblici per un mese fra luglio e agosto 2019. C'è tempo fino al 7 aprile per candidarsi.