Istat, aumentano gli asili nido ma ancora sotto media Ue

Costi causa più frequente di rinuncia. Stima spesa è 2.208 euro

Redazione ANSA ROMA

(di Emanuela De Crescenzo) (ANSA) - ROMA, 28 OTT - In Italia i servizi per la prima infanzia aumentano, con più posti disponibili e più fondi stanziati, ma non abbastanza da raggiungere la media europea.
    Nonostante le regioni del Sud registrino l'incremento più significativo rispetto all'anno precedente, continua ad esistere il forte divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Aumentano notevolmente anche le spese sostenute dalle famiglie che spesso decidono di rinunciare a far frequentare i nidi ai propri figli (dall'8% del 2008 al 12,9% del 2019) proprio per ragioni economiche. La stima della spesa annua che deve spendere una famiglia per il servizio di asilo nido, infatti, è passata dai circa 1.570 euro del 2015 ai 2.208 euro del 2019. L'analisi della situazione viene tratteggiata dall'Istat nel report "Offerta di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia. Anno educativo 2018/2019".
    Secondo i dati Istat nell'anno educativo 2018/2019 sono 13.335 i servizi per la prima infanzia pubblici e privati per un totale di 355.829 posti di cui il 51,6% sotto la responsabilità dei Comuni. L'offerta si compone per l'81% di asili nido, 10% delle sezioni primavera (per bimbi tra i 24 ed i 36 mesi) e 9% dei servizi integrativi per la prima infanzia come spazi gioco, centri per bambini e genitori e servizi educativi domiciliari.
    Rispetto all'anno precedente c'è un lieve aumento dell'offerta (0,3%), dovuto principalmente al settore pubblico con circa 2mila posti in più, mentre nel settore privato c'è stato un calo di circa mille posti. In Italia complessivamente i posti disponibili coprono però solo il 25,5% (era del 24,7% nel 2017/2018 ) dei potenziali utenti, bambini fino a 2 anni compiuti, ben lontani dal 33% fissato dall'Ue per sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
    Le regioni del Sud fanno registrare l'incremento di posti più significativo, pari al 5,6%, rispetto all'anno educativo 2017/2018, contro lo 0,3% a livello nazionale. Ma a livello regionale i livelli di copertura più alti si registrano in Valle D'Aosta (45,7%), Umbria (42,7%), Emilia Romagna (39,2%), Toscana (36,3%) e nella Provincia Autonoma di Trento (38,4%).
    Tendenzialmente l'offerta di servizi si concentra nei grandi comuni e nelle aree più sviluppate economicamente.
    Quanto alla spesa nel 2018 quella 'corrente' impegnata dai comuni per i servizi educativi ammonta a circa 1 miliardo e 501 milioni di eura, con una crescita generale rispetto all'anno precedente del 3% a livello nazionale e del 6% al Sud.
    Da un punto di vista di condizioni economiche i bambini che frequentano i servizi per la prima infanzia - rileva l'Istat - risultano avvantaggiati rispetto agli altri loro coetanei. Il reddito netto annuo delle famiglie con bambini che usufruiscono del nido è mediamente più alto (37.699 euro) di quello delle famiglie che non ne usufruiscono (31.563 euro). Anche il grado d'istruzione dei genitori si associa alla frequenza del nido: in quasi la metà casi è una laurea o un titolo superiore (49,5%); le quote sono decisamente più basse per il diploma superiore (31,8%) e per la licenza media (18,7%). (ANSA).
   

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