Varato Te Aihe, il delfino Maori che (forse) cambierà la vela

Storico varo ad Auckland: in acqua il primo AC75

Responsabilità editoriale Saily.it

GUARDA DUE VIDEO E TANTE FOTO - Ecco Emirates Team New Zealand, barca 1. Osserviamola insieme: sorpresa! Ci sono due pozzetti: cosa nascondono? Strani spigoli, molta aerodinamica, foil "finti", niente albero alare, linee molto avanti rispetto ai rendering che vediamo dal 2017. E poi è sempre una barca a vela, ed è anche bella. Video, foto, report della festa (con pioggia e intervento del primo ministro neozelandese), per il varo della prima barca di nuova generazione che dall'America's Cup potrebbe...

 

di Fabio Colivicchi

Varata! E' in acqua, in carbonio e foil, proprio lei, la prima di una serie di almeno 9 AC75 che vedremo nei prossimi 24 mesi. I due anni che potrebbero rivoltare la vela come un calzino, roba da buttare via manuali e teorie di un secolo e mezzo, perchè da adesso in poi a vela si naviga (almeno anche) così.

La festa inizia all'alba all'imponente e iconica The Base, la casa di Emirates Team New Zealand, il team che custodisce l'America's Cup e con essa i codici per scrivere il futuro di un grande pezzo di storia dello yachting. Piove ed esce il sole, le solite "4 stagioni in 24 ore" di Auckland. C'è il primo ministro neozelandese, a capo di un paese con 6 milioni di abitanti, tre e mezzo dei quali velisti. C'è intorno il cuore dell'America's Cup Village che pulsa come se fosse già febbraio 2021.

E' un passaggio chiave, una pietra miliare, per la difesa kiwi, per la Coppa che viene, per la vela che si interroga super-curiosa sul passo quadruplo compiuto con la concezione di queste barche da corsa.

Così, a una barca che potrebbe facilmente essere scambiata con un disco volante atterrato da altri sistemi solari, viene dato il nome di una delle bestioline più amate e dolci del mare, il delfino - Te Aihe - in lingua Maori, per l'immancabile e profondo omaggio alle origini del popolo del mare con le loro piroghe. Battezzata Te Aihe da Marcus Gerbich dell'associazione di ricerca e raccolta fondi Motor Neurone Disease,e benedetta con le cerimonie propiziatorie dall'autorità religiosa Ngati Whatua.

Non solo delfino: il nome Te Aihe è basato su un proverbio whakatauki, che dice: “Mā te Aihe e tuitui ai i te ngaru moana, mā te Rangatira e tuitui ai i te tangata”, in sostanza: "Come un delfino semina attraverso i mari, anche un capo tiene le persone insieme". Un messaggio di unità e orgoglio tutto kiwi, rafforzato dal fatto di essere arrivati primi a varare. Forse i rinvii di Luna Rossa erano funzionali a dare al defender questa primazia, simbolica ma per loro importante. Come escluderlo, visti i rapporti di vecchia amicizia e collaborazione tra i due team?

IL DELFINO AL PRIMO SGUARDO - Com'è allora questo primo AC75? Bello, innanzitutto. Oggettivamente, come ogni barca a vela lo è per principio. Lucida, grafica movimentatissima come una foto in movimento, come se già corresse a 50 nodi. Forme nuove, cavallino inverso accentuato, prua che sembra una via di mezzo tra grandi catamarani e ultimi Imoca 60, si avvicina molto a quella di Cannonball. Visto da prua lo scafo presenta degli spigoli abbastanza originali e tutti da comprendere, il baglio è minimo, e spostato verso poppa. La poppa ha pochi volumi, finisce rastremata come un foglio di carta con una curva molto netta.

La vera grande novità è il pozzetto. Anzi i pozzetti: due strisce che partono da poppa e arrivano sotto la zona dove poggerà l'albero alare (al varo non installato causa raffiche di vento, dicono). Nei video si vedono camminare i tecnici a bordo e sparire piccoli dietro a grandezze alle quali dobbiamo ancora abituarci. Pensate quanto i velisti manovreranno da quei corridoi pronti a strambare a 40-45 nodi... Si intravede un timone a ruota abbastanza tradizionale, rispetto ai timoncini da formula 1 visti sugli AC50 (sarà vero?). Forse il doppio pozzetto è dovuto al fatto che in mezzo c'è un grande rialzamento che probabilmente contiene un primo sviluppo dell'idraulica, la parte come sempre nevralgica e decisiva di queste barche che hanno vele e attrezzature così potenti da essere energivore perennemente affamate. O forse i corridoi sono pensati già per i soliti "grinder ciclisti" che furono la sorpresa kiwi nel 2017?

Ai lati dello scafo, altra curiosità sono gli attacchi dei foil-arms (quelli monotipo uguali per tutti fatti e consegnati da Persico), che presentano dei bumps concavi, qualcosa che potrebbe avere a che fare con ragionamenti sulla resistenza strutturale di un punto evidentemente fragile di questi dischivolanti, le forze in gioco sono notevoli, come i bracci si rompevano nei test e hanno costretto i progettisti a ripensarli, così va considerato il punto di attacco come delicato e quindi da rafforzare a partire dal disegno. I foil montati al varo erano praticamente quelli di un Moth, nessuno li ha neanche guardati, solo specchietti per allodole (anche se leggermente diversi tra loro).

L'impressione generale è che la classe AC75 sia andata persino oltre il suo stesso concept, messo nelle regole di stazza. Tra gli ormai famosi video rendering con l'animazione degli AC75 e questo primo sviluppo reale c'è una grande differenza. Sembra già passata una generazione e il passaggio è stato fatto tutto ai simulatori, alle macchine, con l'intelligenza artificiale. Ora vedremo Luna Rossa, Ineos, American Magic, quanto simili e quanto diverse da Te Aihe. E poi vedremo nel 2020 le barche 2 di tutti i team (oltre a barca 1 di Stars+Stripes che però di fatto abbiamo visto oggi: sarà la copia di Te Aihe, il pacchetto base venduto ai californiani da ETNZ).

Il varo è stato coordinato daKevin Shoebridge il direttore operativo di ETNZ. "E' un grande giorno per il team, non è solo un varo, dopo aver vinto la Coppa nel 2017 abbiamo rapidamente sviluppato il concept della nuova barca con lo scopo di continuare la spinta sensazionale a superare i confini dell'innovazione e della tecnologia nell'America's Cup. In poco tempo da quando è stato pubblicato il concept nel novembre 2017 a oggi, il team è stato in grado di disegnare e costruire questa barca!"

100mila ore di lavoro umano, 65 persone tra designer e costruttori che hanno lavorato in silenzio negli ultimi 12 mesi, pur avendo chiaramente molta pressione addosso, anche per i ritardi che si sono accumulati per le problematiche strutturali intorno alle braccia dei foil (foil-arms) one-design. ETNZ ha scelto una strada pazzesca: costruire prima il proprio cantiere, senza affidarsi a strutture già esistenti, nel quale poi realizzare la barca, i pezzi, le successive evoluzioni. "E anche per i più esperti costruttori di yacht, questa barca è stata una sfida notevole, per la sua sofisticazione e novità. Hanno lavorato insieme esperti e giovani. Complessità, design e prestazioni, tutto in una barca."

Quanta innovazione c'è in un AC75, e in particolare in questo Te Aihe? Prova a spiegarlo Dan Bernasconi, capo del design team di ETNZ: "Il salto tecnologico è superiore ai catamarani visti a Bermuda. Molte sfide in tante aree progettuali, non siamo stati conservativi in nessun aspetto del disegno, e non manca molto al momento in cui con il sailing team avremo l'incarico e le linee guida per il progetto della seconda barca che regaterà nella Coppa del 2021, per questo era necessario testare subito quante più idee possibili con questa prima barca."

IL PRIMO VIDEO DEL VARO

 

IL DELFINO IN NUMERI

23: la lunghezza della barca in metri

26.5: l'altezza dell'albero dalla coperta in metri

11: i velisti a bordo

6.5: il peso della barca in tonellate (sorpresi eh?)

5: in metri, la massima larghezza e la massima immersione dei foil

4: i metri dell'apertura delle braccia che montano i foil

65: le persone che hanno realizzato la barca: 30 designers e 35 boatbuilders

100,000+: le ore-lavoro per costruirla

2021: la 36ma America’s Cup si correrà dal 6 al 21 marzo 2021

1851: l'anno di nascita della America’s Cup

3: il numero dio vittorie di New Zealand nella America’s Cup

Aggiungiamo che tra meno di 240 giorni questa barca e le altre regateranno per la prima volta e sarà in Italia, a Cagliari, nell'aprile prossimo.

 

IL COMUNICATO DI ETNZ CON I PARTICOLARI S ALCUNE SCELTE TECNOLOGICHE - La Classe AC75 è un monoscafo ad alte prestazioni da 75 piedi governato dalla Regola di classe AC75, pubblicata il 29 marzo 2018. La Regola di classe è abbastanza aperta da garantire ai progettisti un ampio margine di libertà ma introduce alcuni elementi monotipo per il contenimento dei costi. Le parti fornite dall'AC75 - identiche per tutte le squadre - sono i bracci dei foil, il sistema degli stessi foil, e il rigging. La forma e il laminato di base dell'albero sono anch'essi controllati dalla Regola di classe.

L'albero rotante AC75 è una sezione a "D" one-design alto 26,5 metri che pesa circa 300 kg e monta una randa a doppia parete, per una forma quasi alare. L'albero di Emirates Team New Zealand è stato costruito da Southern Spars ad Auckland, mentre il pacchetto di rigging è stato realizzato presso Future Fibres a Valencia. Gli altri due componenti a un design sono fondamentali per far volare la barca.

Le braccia monta-foil in alluminio, costruite a Persico Marine in Italia, sono il risultato di un progetto guidato da Luna Rossa Challenge con la collaborazione di tutti i team di Coppa America e con la consulenza di ingegneria composita della neozelandese Pure Design & Engineering. Ogni foil-arm di carbonio lungo 4,5 metri ha un'ala (foil) attaccata alla sua punta. I foil di alluminio sono progettati e costruiti su misura da ciascun team, e rappresentano la vera differenza nelle prestazioni. A guidare il movimento delle braccia è il sistema elettronico e idraulico (FCS), un'altra parte fornita one-design a tutti, che muove le braccia e le ali dentro e fuori dall'acqua, è stato distribuito a tutti i team all'inizio dell'anno.

Il resto della Class Rule è aperto ed essendo un nuovo concept, lascia il design abbastanza aperto poiché non è stato ancora definito un percorso collaudato per questi tipi di barche. È vietato qualsiasi copertura (le famose "mutande" che nascondevano le chiglie) degli yacht nella 36ma America's Cup, pertanto i team non saranno in grado di nascondere i loro diversi approcci di progettazione e i successivi sviluppi.

Le differenze più visibili saranno nelle forme dello scafo e nei layout della coperta. Oltre ai vincoli di base come la lunghezza, la forma dello scafo presenta alcuni limiti significativi sulla forma o sulla struttura. I team di progettazione devono pensare a una forma con una resistenza minima in acqua in modalità di spostamento con vento leggero (senza volare quindi sui foil), affrontando al contempo la stabilità richiesta per generare la spinta al decollo con i foil appena il vento lo consentirà (ne basterà poco secondo i calcoli, già da 6-7 nodi si potranno alzare gli scafi).

Differenze evidenti verranno mostrate anche nei foil poiché sono anche aperte al design ed essendo le pellicole a T, le loro forme sono state meno esplorate rispetto ai foil  a L utilizzati nelle ultime due Coppe. La randa a doppia superficie - una nuova innovazione della 36a America's Cup Class Rule - sarà fondamentale nelle prestazioni della barca e molte ore sono state investite nel suo design. I sistemi di controllo idraulico ed elettronico, alimentati e controllati dall'equipaggio, gestiscono componenti chiave della barca e sono stati sottoposti anch'essi a importanti sviluppi, ma rimarranno un segreto custodito da ogni squadra.

A differenza degli altri principali sfidanti, Emirates Team New Zealand ha concentrato lo sviluppo della sua prima barca interamente con il proprio simulatore interno invece di costruire una barca di prova su scala ridotta per prove sull'acqua. Quindi, la prima uscita a vela con questo AC75 sarà anche la prima volta che il team navigherà insieme da quando ha vinto l'America's Cup il 26 giugno 2017.

GLENN ASHBY A SORPRESA: QUESTE BARCHE SONO INTRINSECAMENTE PIU' SICURE DEI CATAMARANI USATI NELLE ULTIME DUE EDIZIONI DELLA COPPA" - "Saremo certamente nervosi la prima volta che andremo a vela con questa barca, ma sono sicuro che non sarà diverso per tutte le squadre", ha detto Glenn Ashby, uno dei grandi velisti del team. "Gli AC75 sono grandi barche veloci e potenti da condurre con grande perizia, ma dalla nostra comprensione attraverso le nostre simulazioni penso che siano intrinsecamente barche più sicure da navigare rispetto a quelle che abbiamo usato nelle due precedenti Coppa America. Come con qualsiasi nuova barca, si tratta di farla lentamente salire di velocità, imparare a navigare nel modo più efficiente, spingendo lo sviluppo dei progetti e poi mettendo tantee ore a nella preparazione fino alla prima regata per l'ACWS, in Sardegna nell'aprile 2020!”

Il team ETNZ si concentrerà ora su un intenso periodo di test sul Golfo Hauraki a Auckland durante i mesi primaverili ed estivi, con il vantaggio di sviluppare e allenarsi nell'area di gara della Coppa America che si correrà nel marzo 2021.

LA CONCLUSIONE A GRANT DALTON: "IL BELLO VIENE ADESSO..." - Il grande capo Grant Dalton ha concluso: "Desidero ringraziare ogni singolo membro del team per il duro lavoro che hanno svolto per portarci fino ad oggi. Un ringraziamento speciale anche a tutti i nostri sponsor e partner per tutto il loro prezioso supporto finora e per tutto ciò che continueranno a fare durante il nostro viaggio verso l'America's Cup Match del 2021. È un momento emozionante, ma ne vedremo delle belle da adesso in poi!"

VIDEO DEL SITO LIVESAILDIE CON INTERVISTA A GLENN ASHBY

Responsabilità editoriale di Saily.it