Beccaria il giorno dopo l'inizio del futuro

Mini Transat, a 24 ore dalla storica vittoria dell'italiano, altre analisi

Responsabilità editoriale Saily.it

VIDEO RIASSUNTO DELL'ARRIVO, PRIME PAROLE E FESTE IN BANCHINA - Il day-after di Bogi è anche il day-zero dell'Italia in oceano? Le dichiarazioni di Ambrogio appena arrivato in porto a Le Marin. I complimenti dei due francesi con i Proto arrivati poche ore prima di lui. Le agenzie stampa e i media italiani. I messaggi di Francesco Ettorre, Giovanni Soldini, Vittorio Malingri. AGGIORNIAMO 50 ANNI DI MAPPA STORICA DELLA VELA OCEANICA ITALIANA - Quale futuro per Bogi? FOTO GALLERY

 

Dopo il commento a caldo, quello a freddo. Ci siamo ubriacati di emozioni e di contentezza, per l'impresa di questo ingegnere navale milanese neanche trentenne che ha portato l'Italia e la vela italiana a un livello che ci sembrava quasi geneticamente precluso. Adesso, piano piano, comprenderemo che Ambrogio Beccaria, per fare quello che ha fatto, viene da un altro pianeta. Lui lo riassume con "bomba esplosiva di lavoro e passione", ma è troppo poco: oltre a quello, a far rendere tuonante e deflagrante la miscela, c'è un mucchio di altre doti, in parte naturali, in parte acquisite ma sempre attraverso un genio di fondo, una capacità innata di fare esattamente quello. Come l'arte. Come i campioni. Il talento, insomma. Il talentuoso Ambrogio Beccaria Bogi Cammellone Goganga è il valore aggiunto trovato dall'insieme della vela italiana sullo specifico delle regate oceaniche. (Intanto 20 ore dopo Beccaria è arrivato il secondo Serie: Nicholas D'Estais).

Qui sotto leggerete il dettaglio delle sue prime dichiarazioni a terra, in francese, nelle quali è già facile trovare tracce dell'alieno che viene dal pianeta Talento. Poi altre noticine, una agenzia stampa, le prime reazioni dei media italiani (speriamo carburino meglio nei prossimi giorni), i complimenti che arrivano da tutte le parti e tra i quali abbiamo scelto i messaggi del presidente FIV Francesco Ettorre, di Giovanni Soldini e Vittorio Malingri. Guarda caso questi ultimi due sono forse i volti simbolicamente (e concretamente) più rappresentativi in 50 anni di storia italiana a vela sugli oceani.

BOGI A CALDO A LE MARIN (by Christophe Julliand) - Goganga aka Geomag ITA 943 entra nel marina di Le Marin sulle noti musicali di Goganga, la canzone di Giorgio Gaber. Inizia così il rituale dell'arrivo in porto, ogni skipper ha scelto la sua canzone che viene diffusa al momento della manovra. Poi riceve un bicchierino di ti' punch, un mazzo di fiori esotici, a mo' di benvenuto. La prima stretta di mano è quella di François Jambou vincitore tra i prototipi, quel Jambou che aveva scelto come canzone una versione non meglio identificata di Bella Ciao!

Il momento delle domande: sono sempre tante quando si tratta di Mini Transat. In effetti, a differenza di tante altre regate oceaniche ultra connesse che si trasformano in reality show (e non è detto che sia un bene), non si sa molto di cosa succede a bordo dei barchini 650 durante la regata. Anzi quando le cose vanno bene non si sa nulla. Ed essendo andata non bene ma benissimo la regata di Beccaria non si è saputo molto di più preciso, a parte gli eloquenti numeri diffusi dal tracking e delle classifiche. 

La prima domanda la fa Ambrogio a François: "Quando sei arrivato?". ''Ieri'', risponde Jambou che aggiunge: "Sei stato impressionante, l’uomo della corsa. Meno male per noi che vai in barca di Serie". Altra domanda di Bogi:"Axel, quando è arrivato?", "Ieri sera". Ed eccolo Axel Trehin, secondo classificato tra i Prototipi, stessa stretta di mano e stessa domanda, con Axel che si lascia scappare con parolaccia un "sei stato snervante!" Quindi i media.

Come nella prima tappa, hai messo la firma su una seconda tappa pressoché perfetta. Quali sono le tue emozioni a caldo?

"Non so ancora bene, sono cinque anni che lavoro per questo, quindi il fatto di arrivare e di vincere è stupendo. Avevo quest'obiettivo sempre in testa ma quando ti ritrovi nell’azione, sull’acqua, non pensi sia una cosa facile. Al contrario, la prima settimana, onestamente, è stato veramente intenso. Mi sono detto: "Se dobbiamo fare due settimane così non so come ne usciremo". Per fortuna, la seconda settimana è stata più tranquilla, abbiamo potuto pensare un po’ di più all'uomo e non solo alla barca. Non mi rendo ancora conto ma è proprio il compimento di un sogno che ho da cinque anni."

Eri super favorito prima della partenza, non deve essere facile da gestire, come hai fatto?

"Lo status di favorito è meglio averlo che non averlo alla fine, vuol dire che se vinci 9 regate su 12 non è un caso, c’è un motivo, quindi meglio essere favorito. Dopodiché sono stato io a mettermi la pressione. E' chiaro che se non l’avessi vinta questa regata non sarei stato contento, ma questo è lo sport. È un po’ sempre così, se non vinci manca qualcosa. Ero qui per vincere questa regata e aver questo status da favorito non è molto grave (ride)."

Sei stato ingaggiato con i tuoi amici dei Prototipi durante tutte queste tappe e li hai molto impensieriti: come hai fatto, raccontaci.

"Quando siamo partiti c’era tanto vento, tanto mare, un mare corto, e tutti ci siamo fatti un po’ paura a Las Palmas, tutti abbiamo fatto errori, questo è sicuro. Io ho fatto una grossa strapoggia in cui ho piegato il bompresso. Il bompresso è ancora qui e non so come è possibile. Così la regata poteva finire dopo qualche ora e ci siamo tutti dati una calmata. Mi sono ricordato quello che dice sempre il mio coach: "Bisogna sempre essere il primo a ridurre quando serve, ma bisogna anche essere sempre il primo a ridare tela". Ho pensato: non sono stato il primo a ridurre e ho fatto una stupidaggine, ma devo essere il primo a ridare tela. Mi sono detto, dai andiamo, ridiamo tela e attacchiamo. La barca è incredibile nel ventone, è un aeroplano. Penso che sui prototipi si sono fatti molta più paura perché noi abbiamo barche semplici, perdi il controllo in strapoggia ma poi riparti, il tubo del bompresso si è piegato ma non ho rotto nulla e si riparte, con un prototipo non è detto che le cose vadano così."

Ti ha fatto piacere poter regatare contro il prototipi?

"Si, certo non pensavo fosse possibile, non pensavo di arrivare a mantenere questa velocità, ma vedevo Benjamin con il 902 dietro di me, andava alla stessa velocità, all'inizio eravamo tutti insieme."

Dopo però bisogna reggere il colpo 

"Eh si, mantenere il ritmo, questo è il punto."

C’è il ritmo, e poi ci sono le traiettorie, ci spieghi le tue?

"Sulle traiettorie onestamente non ci sono grandi segreti. E' stato molto complicato scegliere la rotta prima della partenza. Su questo punto avevo tantissime inquietudini, non mi trovavo a mio agio con le previsioni meteo. Io avrei fatto una cosa e il mio coach diceva la cosa opposta, si ragionava sul bordo verso sud all’inizio. Poi mi sono detto a un certo punto che bisognava aver fiducia e ho seguito la mia rotta. Penso che alla fine ho fatto un pochino meno miglia degli altri. Sul finire della regata siamo riusciti a passare vicino alla zona di temporali evitandola, senza caderci dentro. Alla fine dei conti, credo che abbiamo fatto meno miglia degli altri."

Sei contento di arrivare qui in Martinica a Le Marin?

"È molto più bello che due anni fa, non so perché (ride)! C'è qualcosa! E' questa seconda tappa che mi è piaciuta di più, è stata veramente super intensa la prima settimana, non pensavo potessi fare una cosa del genere."

Pensi che questa vittoria possa aprirti qualche porta per il futuro?

"In ogni caso io mi sono innamorato di questo sport e non voglio fermarmi a questo, ho voglia di fare altre cose, altre regate, vivere nuove avventure!"

Quindi ci rivedremo.

"Lo spero!"

Interviene il presidente del comitato organizzatore: "In ogni caso siamo molto orgogliosi di avere un ragazzo come te tra di noi."

"Grazie, molto gentile!"

Hai detto che è stata una regata molto intensa ma sei riuscito comunque a prendere piacere in questa tappa?

"Sì, sì. Ci sono stati dei momenti duri ma in realtà è un mix tra dolore e piacere, non è facile da spiegare. Durante la prima settimana a un certo punto cambia la percezione del dolore, cambia tutto."

Sembri veramente stanco, sei andato al fondo delle tue risorse?

"Non parlo della stanchezza, più della parte fisica. Si passa una settimana sott’acqua e il fatto è che non siamo pesci, il corpo umano ha i propri limiti. A un certo punto ho provato a fare una strambata con la muta stagna e non è andata molto bene ma era l'unico modo, quando andavi fuori ti ritrovavi sott’acqua, sempre. All'inizio va bene, dopo un po’ diventa un inferno. Però mi ha fatto riflettere molto, in particolare sul fatto che la ruota può girare molto veloce. Tutto può cambiare in un attimo e finire male, molto male. Così sapevo che avevo tanto vantaggio però so anche come possono andare le regate d'altura, che una piccola cosa può capitare ad ogni momento e finire la storia."

Ti sei rilassato un po' negli ultimi due giorni?

"Sì quando ho sentito il bollettino e la classifica, visto che avevo guadagnato ancora venti miglia, mi sono lasciato andare. Ho tirato i bordi alla rovescia, non bene. Infatti mi sono svegliato questa mattina dopo una notte così così e ho sentito di nuovo la classifica per sapere quante miglia avrebbero ripreso i concorrenti."

Axel Tréhin chiede se Ambrogio l'ha visto all'Ais quando hanno incrociato da vicino una grande nave: "C’è stato un momento durante la notte, arrivavi da Est sotto una nuvola hai strambato mure a sinistra per prendere il destro. In quel momento ero 6 o 8 miglia davanti a te, ti ho chiamato sul VHF, canale 72, ma non mi hai sentito."

"Forse dormivo."

Eh no, hai strambato. Sarei stato felice di parlare con te.

"Sarei stato felice pure io!"

Cosa rappresenta per te questa vittoria?

"È il compimento di un sogno. Vuol dire che il lavoro e la passione messe insieme sono una bomba esplosiva con la quale possiamo fare quello che vogliamo." A seguire il tradizionale tuffo nell'acqua.

VIDEO RIASSUNTO DELL'ARRIVO, PRIME PAROLE E FESTE IN BANCHINA

COMPLIMENTI ECCELLENTI - Il presidente della Federazione Italiana Vela Francesco Ettorre ha inviato subito i suoi complimenti: "Complimenti, Ambrogio! A nome di tutta la Federazione Italiana Vela voglio congratularmi con Ambrogio Beccaria per la sua impresa: per la prima volta un italiano vince una regata oceanica importante e dura come la Mini Transat, oggi Ambrogio ha scritto la storia della vela italiana!

"Da un paio di anni ci confrontiamo con la classe Mini Italiana cercando di contribuire allo sviluppo della classe, è stata una scelta importante che ha permesso alla Federazione di riavvicinarsi al mondo della vela oceanica, per la quale il mondo Mini è una porta di ingresso. Questo traguardo premia indirettamente tutto il movimento velico italiano che in questi ultimi anni ha visto crescere il proprio livello migliorando la qualità degli interpreti e ottenendo ottimi risultati in ogni campo. Bravo Ambrogio, ti aspettiamo in Italia!"

Sul ritmo tenuto da Beccaria, sulle scelte tattiche e sulla capacità di navigare spesso più veloce dei suoi diretti concorrenti, Tanguy Le Turquais, specialista Mini e bordo con Ambrogio al Mini Fastnet ha detto: “La sua velocità è stata assolutamente impressionante, vederlo secondo overall dopo una settimana di regata è folle! Non so se conosco la giusta spiegazione, ma penso che all’inizio della regata il vento fosse molto forte e non permettesse ai prototipi di accelerare abbastanza. Ambrogio ha sicuramente passato tanto tempo al timone della sua barca con una vela più grande rispetto ai proto e quindi è riuscito a tenere velocità più alte della media“.

Secondo Riccardo Apolloni, coach e minista con un podio sfiorato nel 2009, Ambrogio nella prima tappa ha “gestito alla grande il difficile gioco di equilibrio lungo il tratto più tattico della Mini, quello tra Lisbona e Capo Finisterre."

Giusta soddisfazione anche dagli sponsor: Filippo Gallizia, CEO di Geomagworld, commenta“E’ stata una grande impresa e la realizzazione di un sogno e di un progetto sociale e sportivo. Il fascino del gioco di costruzione stimola la creatività, la fantasia, la tenacia e l’ingegno: questa impresa unita alla competenza e perseveranza di Ambrogio racchiude tutti i valori di Geomagworld e delle sue persone.”

A sua volta Alberto Musso, Presidente Tarros Group, aggiunge: “E’ stata un’impresa che rimarrà nella storia della vela italiana. Siamo felici di aver navigato con Ambrogio e aver contribuito alla realizzazione di questo sogno che con il passare dei giorni è diventato realtà. Ci lega ad Ambrogio la passione per il mare, passione che ha contribuito alla nascita e allo sviluppo della nostra azienda.”

Tra i primi, a seguire da sempre Bogi e a intervenire dopo il successo, due icone della vela oceanica italiana. Per Giovanni Soldini: "La vittoria di Ambrogio è un grandissimo risultato che arriva dopo un'ottima stagione e una regata esemplare in cui ha dominato sui suoi avversari, bravissimo!”. E per Vittorio Malingri, Beccaria è “Prestazione immensa, veramente non ci stavo dentro nelle ulrime 300 miglia speravo non si rompesse nulla, ma neanche nell'entrata, perchè anche lì ti puo' succedere qualcosa. Sono contentissimo. Beccaria è un cavallo di razza. Uno che deve correre sempre più forte di chi ha davanti, per istinto, sempre comunque, a qualsiasi costo!”

MEDIA ITALIANI, REAZIONE (ANCORA) TIEPIDA - Nell'insieme pare che l'informazione italiana, anche quella sportiva, non abbia ancora ben compreso la portata dell'impresa di Beccaria, e quindi della notizia. Si scalderanno di sicuro prossimamente, certo se fossimo stati in Francia i TG della sera ne avrebbero parlato, almeno nelle rubriche sportive. Tra le agenzie, oltre all'Ansa che peraltro ha le pagine Ansa Vela nel suo sito curate dalla redazione di Saily, si è distinta l'ADN Kronos, con un pezzo di Paolo Bellino, del quale ci fa piacere riportare alcuni brani, perchè è stato forse il primo giornalista italiano a parlare con Ambrogio.

ADN KRONOS 15/11/2019 17:34 di Paolo Bellino - Il dato di cronaca è: dopo 13 giorni di navigazione Ambrogio "Bogi" Beccaria ha vinto la Minitransat, la transatlantica su barche di serie lunghe 650 centimetri,edizione 2019 . Ma non si riesce a capire cosa è riuscito a fare per la storia della vela questo ragazzo milanese di 28 anni finché non si mettono in fila un po' di fatti, e soprattutto il primo: Beccaria è terzo in classifica generale, superato solo da due prototipi. E' una classe a parte nella regata, su barche costruite per andare più forte di quelle di serie: una cosa mai successa prima. E' mancato un niente che Beccaria vincesse anche "overall", in classifica generale.

Altro fatto:mai nessun italiano aveva vinto la transatlantica più difficile, dura e rischiosa che ci sia. Barche corte, basse e larghe, invivibili per qualunque velista "standard", cheplanano anche con vento moderato, figurarsi con il forte soffio dell'Aliseo: come se per 12 o 13 giorni uno sciatore fosse in discesa libera curvando solo ogni tanto. E in solitario per di più, dormendo allo stesso ritmo dei cani e sempre con un occhio aperto. Quanto sopra è naturalmente valido per tutti i partecipanti alla regata, ma il terzo dato da considerare è che"Bogi", fin dalle Canarie, s'è messo dietro 64 persone ritirati compresi (erano 87 alla partenza da La Rochelle per Las Palmas di Gran Canaria, prima tappa neanche a dirlo vinta da Beccaria), in massima parte francesi, i più tosti, esperti, ruvidi -e sponsorizzati- navigatori oceanici dell'emisfero nord. Il secondo in classifica, Nicolas d'Estais, è oltre 90 miglia dietro; il terzo, Benjamin Ferré, oltre 120. L'ultimo ancora in gara, Jean Lorre, altro francese, è oltre mille miglia dietro. In 42 anni solo 4 non francesi hanno vinto la Minitransat. (...) Una curiosità: il main sponsor, Geomag, produce giocattoli magnetici con cui "Bogi", da bambino, giocava.

In generale, a parte ciò che resta della cosiddetta "stampa specializzata", il trionfo del velista italiano ancora non è entrato in circolo nel sistema mediatico. Speriamo ci siano occasioni per farlo, perchè è necessario e utile far capire, dovrebbe essere interesse anche dell'industria nautica, queste sono promozioni ben più forti degli spot di un salone nautico. Noi non ci tiriamo indietro e faremo la nostra parte.

LA FOTO GALLERY DELLE ORE DELL'ARRIVO

LA MAPPA STORICA DELLA VELA OFFSHORE ITALIANA: I 50 ANNI CAMBIATI DA BECCARIA - Ieri abbiamo commentato a caldo parlando della storia italiana alla Mini Transat. Non c'è solo quella. Tra la vela oceanica e l'Italia (che la geografia ha posto ben lontana dagli oceani), ci sono state tante occasioni di incontro, amore, successo e insuccesso. Qualche lampo clamoroso, parecchie personalità di rilievo, storie sempre di coraggio e impegno, nomi che ricordiamo, alcuni decisamente straordinari. Quello che è mancato storicamente è stata la continuità, e la creazione di una cultura comune, di una crescita generale delle conoscenze, e quindi delle professionalità, attraverso le esperienze dei singoli. Insomma siamo stati ...italiani. Individualisti.

Prendiamo in considerazione fondamentalmente le grandi regate e le imprese oceaniche: nel 1968 Alex Carozzo è iscritto sia alla Ostar (la prima transatlantica in solitario) che alla Golden Globe il giro del mondo antesignano del futuro Vendée Globe. Non li completerà, ma è pur sempre un antesignano. Quattro anni dopo Ambrogio Fogar si iscrive alla Ostar insieme a Franco Faggioni e Carlo Mascheroni. Un anno dopo Fogar farà il giro del mondo col Surprise, primo italiano a circumnavigare.

Il computo veloce dice: 47 partecipazioni italiane i 12 edizioni della Ostar (record di tre presenze per lo stesso Fogar, e poi per Giovanni Soldini, Franco Malingri e Franco Manzoli, che una l'ha anche vinta, en-passant), l'anno più ricco è il 1976, con 11 italiani al via (Carlo Bianchi, Ernesto Raab, Edo Austoni, Ida Castiglioni, Corrado Di Majo, Angelo Preden, Fogar, Edo Guzzetti, Paolo Sciarretta, Doi Malingri, Mascheroni), seguiranno altre partecipazioni: Pierre Sicouri, Beppe Panada, Antonio Chioatto, Vittorio Malingri, Mauro Melis, Guido Oppizzi, Simone Bianchetti, Fabrizio Tellarini, Franco Manzoli, Gianfranco Tortolani, Giovanni Soldini, Andrea Gancia, Pasquale De Gregorio, Roberto Westermann, Luca Zoccoli, Marco Nannini, e in tempi recenti Andrea Mura (con successo) e Michele Zambelli.

E' interessante notare che le imprese hanno prevalentemente la caratteristica di sfide individuali, non sono cioè il portato di un movimento alle spalle, e in tal modo non contribuiscono, se non in lieve misura, alla crescita di una cultura e di una base italiana sulla materia, ciò che frena lo sviluppo del professionismo e con esso dell'economia del segmento. Lo si nota considerando gli "incroci" tra diverse regate ed esperienze, sono pochi i navigatori presenti su più fronti.

Il Vendée Globe, l'Everest della vela con la sua circumnavigazione da soli senza scalo, in 8 edizioni quadriennali dal 1989, ha visto al via un centinaio di concorrenti e... solo 4 italiani. Il giovanissimo Vittorio Malingri nel 1992-93, con il Moana 60 autoprogettato e autocostruito, quindi Simone Bianchetti e Pasquale De Gregorio nel 2000-01, e Alessandro Di Benedetto nel 2012-13. Alla prossima edizione VG 2020 come noto è iscritto Giancarlo Pedote.

A proposito di incroci: in attesa di Pedote, finora solo Simone Bianchetti ha fatto sia Mini Transat che Vendée Globe. Fogar ha fatto la Ostar e il suo giro del mondo "personale". C'è invece un certo numero di velisti che ha segnato la storia della Whintbread e fatto il bis con una Ostar: gente come Corrado Di Majo, Antonio Chioatto, Doi Malingri, Beppe Panada, Pierre Sicouri...

La Whitbread, poi Volvo Ocean Race. Inizia nel 1973 il giro del mondo in equipaggio, e subito al via ci sono tre barche italiane guidate da personaggi come Giorgio Falk, Doi Malingri (occhio a questo cognome) e Erik Pascoli. A quell'epoca Giovanni Soldini ha 6 anni... Proseguendo negli anni avremo al via ancora (citiamo solo gli armatori/skipper, ovviamente c'erano degli equipaggi ma qui il discorso si allargherebbe, ma pensiamo che lo stesso Mauro Pelaschier ha fatto il giro): Falk ben tre volte, Doi Malingri due, poi i citati Di Majo, Chioatto e Panada, Roberto Vianello, Claudio Stampi, Pierre Sicouri e l'ultima presenza italiana al giro, guidata da Guido Maisto. Era il 1993-94. Da allora siamo clamorosamente assenti. Speriamo nell'edizione 2021-22 di The Ocean Race, che come noto avrà il suo epilogo i Italia, a Genova.

In mezzo sta l'epopea di Giovanni Soldini. Cresciuto a zonzo nei mari del mondo con la famiglia Malingri, Giovanni segue una strada personalissima di successo che parte dalla Ostar e culmina con la Around Alone, il giro in solitario a tappe, vinto nell'edizione del salvataggio rocambolesco di Isabelle Autissier (1998-99). Da lì in poi, da quel trionfo, è iniziata un'altra storia, con Soldini personaggio e tante sfide in una rincorsa non ancora terminata: il primo trimarano TIM, la vittoria atlantica in Class 40 con Pietro D'Alì (altro nome che in questo elenco ha dignità assoluta: unico a fare Olimpiadi, Coppa America, Figaro e Giro del Mondo, e per molti grande talento non del tutto espresso), il tentativo di Volvo Ocean Race con Italia70 dal quale almeno è rimasta l'eredità di Maserati, prima VOR 70 e quindi il trimarano di oggi, capace di sperimentazioni all'avanguardia sul foiling e di record notevoli. Soldini è Soldini.

Il suo "gemello" di infanzia Vittorio Malingri non si è certo fermato al Vendée di Moana e ancora ha un ruolo di grande protagonista imprevedibile, di spirito libero dell'oceano, l'ultimo suo colpo di testa è il record oceanico col piccolo cat di 6 metri insieme al figlio Nico (non a caso nel giro del team di Soldini: questi sono esempi di quella famosa cultura condivisa che è essenziale alla crescita di un movimento consapevole).

Altra osservazione utile, nel day after di Beccaria: quanti ex Mini Transat hanno fatto altro? Simone Bianchetti, cometa luminosa e brevissima, è arrivato addirittura al Vendée come sappiamo. Gaetano Mura ha fatto Class 40 e con quello il tentativo, arrivato poco oltre metà strada, di giro del mondo in solitario con "Italia". Andrea Gancia ha fatto Ostar e record oceanico in mini-cat con Matteo Miceli. Alberto Bona Class 40 e Figaro, Michele Zambelli la  Ostar.

Matteo Miceli è un altro nome oceanico italiano: una storia trasversale e controcorrente, il suo giro del mondo con il class 40 autocostruito Eco40, autosufficiente con l'orto e le galline a bordo, ha passato tutti i tre grandi capi: Buona Speranza, Leeuwin e Horn, ma si è fermato in Atlantico a 2000 miglia da casa. Non si è fermato lui però, che resta una bella fonte di ispirazione per tanti.

C'è stata la breve parabola di Marco Nannini, dal business della city londinese al giro del mondo a tappe in Class 40, senza però un seguito adeguato. E c'è stata la parabola invece lampeggiante di Andrea Mura, che con il vecchio 50 piedi che fu di De Gregorio al VG, ha compiuto diverse transatlantiche con spirito vincente e grande capacità comunicativa (altro elemento chiave spesso mancato ai nostri oceanici), fino a sfiorare la partecipazione all'ultimo Vendée. Citiamo Pietro Luciani, giovane velista che praticamente vive in Francia e che sta completando in queste ore la Transat Jacques Vabre con un Class 40 in decima posizione.

Tanti nomi, qualcuno lo avremo dimenticato e ce ne scusiamo, tante avventure. In gran parte come si è visto "fini a se stesse". Non a caso Giovanni Soldini è la storia più dirompente della vela oceanica nostrana, a partire da una vittoria al giro 1999, e dalla sua capacità di saper condividere e coinvolgere la gente.

Fatta la storia, trovato il bug, da qui possiamo ripartire come paese, nel day after della Mini Transat 2019 sulla quale Bogi ha piantato il tricolore (quello col verde, però!). Da oggi puo' iniziare una nuova storia. Con Pedote al Vendée 21-22, con Beccaria in rampa di lancio, con gli astri nascenti Bona e Zambelli da spingere. Con altri ministi che premono e che aumenteranno sulla scia del "beccarismo". Con The Ocean Race a Genova e magari una barca italiana. Ma ricordiamoci che potremo crescere solo tutti insieme. Goganga!

Responsabilità editoriale di Saily.it