Auto elettrica, transizione complessa e lontana da decollare

CS Promotor 'La politica dei divieti socialmente inaccettabile'

Redazione ANSA MILANO

In Italia la quota delle immatricolazioni di auto elettriche, con 10.566 unità vendute nel 2019, è salita dallo 0,5% dell'anno precedente allo 0,8% sul totale del mercato, un dato che dimostra ancora un notevole scetticismo sulle prospettive a breve dell'auto elettrica. Anche se questa soluzione è ormai una realtà e si affermerà ''perché così vuole la gente, perché così hanno decretato le autorità politiche, perché tutte le Case automobilistiche sono impegnate nel realizzarla, perché vi sono considerazioni geopolitiche che lo consigliano, perché lo vogliono i produttori di elettricità e perché il più grande mercato automobilistico del mondo, quello cinese, punta con grande decisione proprio sull'auto elettrica''. Lo ha detto, nel corso di una conferenza che si è svolta a Milano, Gianprimo Quagliano presidente del Centro Studi Promotor citando uno studio di Auto21.

''Lo sforzo per arrivare alla completa sostituzione del parco con mezzi elettrici è dunque titanico e titanico è anche l'impegno per creare le infrastrutture di ricarica, per smaltire le batterie esauste, per produrre l'energia elettrica necessaria, ovviamente da fonti rinnovabili per non vanificare i benefici ecologici della mobilità elettrica''. Secondo CS Promotor a questa situazione si aggiunge la necessità di importanti innovazioni tecnologiche per accelerare il processo e soprattutto per renderlo economicamente sostenibile. E occorre anche considerare che la produzione e la manutenzione delle auto elettriche comporteranno un minore impiego di manodopera tanto che diverse Case automobilistiche e della componentistica hanno già annunciato riduzioni di organico e si sta già creando un problema occupazionale destinato a diventare molto più grave con il procedere dell'affermazione dell'auto elettrica. In Europa le autorità politiche che hanno decretato il passaggio alla mobilità elettrica solo in pochi casi hanno varato incentivi per favorire la sostituzione di auto tradizionali con auto elettriche penalizzando con i blocchi della circolazione, in maniera socialmente e politicamente inaccettabile, le fasce di popolazione più deboli che non sono in grado di sostituire le loro auto con veicoli nuovi. ''Se l'orientamento dei Governi non cambierà - ha concluso Quagliano - non è possibile che il processo di diffusione dell'auto elettrica decolli. Anzi la politica dei divieti di circolazione può portare a conseguenze molto pesanti, basti pensare che in Francia il movimento dei gilet gialli è stato innescato proprio dalla minaccia di inasprimenti della tassazione sui carburanti tradizionali''.

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