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Pili (Sardegna): “Per il Mise phase-out al 2025 nell'isola non è fattibile”

L'assessora: “Venerdì vedrò il sottosegretario Todde, se Governo va avanti su questa linea, anche su dorsale e Triterminale, valuteremo come agire nei passaggi dove serve il nostro via libera”. Il convegno di Legambiente a Cagliari (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - All'ultima riunione del tavolo tecnico sul phase-out del carbone in Sardegna “gli esponenti del Mise hanno detto che la chiusura delle centrali al 2025 non è fattibile nell'isola”. Lo ha detto l'assessora all'industria della Regione Anita Pili, intervenendo al convegno di Legambiente “Emergenza cambiamenti climatici” a Cagliari. Circostanza poi confermata dalla deputata del PD Romina Mura: “Il ministero ha detto chiaramente che non sarà possibile rispettare la data”, ha sottolineato.

E ciò malgrado il premier Giuseppe Conte, proprio a Cagliari, abbia invece ribadito pochi giorni fa che il termine del 2025 resta confermato.

Parlando a margine con QE, l'assessora Pili ha confermato che “il sottosegretario Todde sarà venerdì alle 14,30 all'incontro di Agenda Industria, dove si parlerà della questione Sardegna in generale”. Occasione nella quale si affronteranno ovviamente anche i nodi energetici, compreso il cavo Triterminale di Terna (“al tavolo del Mise ci hanno rappresentato una situazione in cui la Sardegna sarà completamente dipendente da un'altra regione”, ha rimarcato la Pili) e la dorsale del gas.

Ma se il Governo decidesse di andare avanti sulla linea del phase-out al 2025, del sì all'elettrodotto e del no alla dorsale, come si muoverà la Regione? “Verificheremo il da farsi rispetto ai documenti che necessitano anche del nostro benestare per essere approvati”, ha risposto l'assessora.

Questi tre nodi, come prevedibile, hanno caratterizzato la gran parte degli interventi al convegno. Il dibattito si è concentrato in particolare sulla (vera o presunta) contrapposizione tra Triterminale e dorsale. Una questione che, va ricordato, dovrà essere oggetto di un'analisi comparata elettricità/gas affidata dall'Arera a Rse.

Sotto questo profilo, interessante l'intervento di Fabrizio Pilo, Direttore del dipartimento di elettrica ed elettronica dell'Università di Cagliari e tra gli esperti selezionati dall'Autorità per valutare l'analisi costi-benefici sul Triterminale effettuata da Terna nel Piano decennale. Dopo avere ricordato che gli stessi dati del Tso indicano come l'opera da 2,6 mld € di investimento si giustifichi non in tutte le circostanze, Pilo ha però annunciato che i primi esiti dell'analisi evidenziano che “anche in uno scenario in cui il phase-out non si fa o si va verso una conversione a gas, in una ipotesi di Fer molto spinte siamo nei guai senza elettrodotto”. Per cui “Un senso l'infrastruttura ce l'ha sicuramente, anche se un po' meno se si decide di non puntare sulle rinnovabili”. Il cavo, ha aggiunto, consentirebbe inoltre di dare un percorso alternativo al flusso Sud-Nord di elettricità, resosi necessario proprio dopo l'imponente sviluppo delle Fer al meridione.

Sul fronte politico, il deputato M5S Andrea Vallascas ha ribadito il supporto del movimento al Triterminale, così come al phase-out al 2025, mentre resta il no alla dorsale. Che invece per la collega Romina Mura del PD “è l'unico progetto che dà garanzie” se si vuole affrontare una transizione in senso ampio, che consideri anche gli aspetti sociali.

Anche il presidente di Confindustria Sardegna Maurizio De Pascale e il segretario regionale della Cgil Michele Carrus hanno ribadito il loro appoggio al metanodotto progettato da Enura (Snam/Sgi). Criticando invece ancora una volta la scelta di appoggiarsi al solo Triterminale, anche per il nodo tempi autorizzativi.

Intanto, il direttore sviluppo commerciale di Italgas, Pier Lorenzo Dell'Orco, ha ricordato come il piano della società sulle reti di distribuzione proceda in maniera autonoma rispetto alla dorsale: “L'obiettivo è avere il primo metano tra fine 2019 e il primo trimestre 2020 in 3 comuni, per poi connetterne altri 20 nel 2020 e 35 nel 2021, in modo da completare l'opera nel 2022”. Se poi “si decidesse di dare il via libera alla dorsale noi saremo in grado di switchare le nostre reti sul metanodotto”, ha aggiunto. Ribadendo poi la necessità di perequare le tariffe sarde con quelle del resto d'Italia.

Ma al di là del phase-out e della contrapposizione Triterminale-dorsale, il convegno è stata anche l'occasione per presentare proposte concrete. Da una parte, il presidente del Coordinamento Free GB Zorzoli ha illustrato una ricetta fatta di Fer, accumuli, efficienza, autoconsumo, “biogas fatto bene”, di coinvolgimento dei cittadini (compreso il reddito energetico sperimentato per la prima volta proprio nel comune sardo di Porto Torres) e di digitalizzazione 5G. Ricetta che a suo avviso renderebbe la Sardegna più autonoma dal punto di vista energetico.

Dall'altra, il consulente internazionale di sistemi energetici, Alex Sorokin, ha proposto un piano da 10.000 MW di eolico offshore in 10 anni (con producibilità di 30 TWh annui, pari a 3 volte il fabbisogno sardo) sfruttando la tecnologia delle turbine galleggianti, che permettono di superare il nodo dell'impatto paesaggistico/ambientale. Il tutto con “un valore della produzione stimato in 1,8 mld € annui, 10 mila posti lavoro per logistica e il posizionamento delle turbine e poi 5 mila posti per la manutenzione”.

Infine i padroni di casa. Se in apertura dei lavori il presidente del comitato scientifico di Legambiente Vincenzo Tiana ha ribadito l'appoggio al phase-out al 2025, al cavo di Terna e il no alla dorsale, il vice presidente nazionale Edoardo Zanchini ha concluso il convegno esortando a vedere il tema transizione sotto una prospettiva non solo nazionale ma europea e mondiale, chiamando la Sardegna “a fare la propria parte”, senza quindi guardare troppo “agli interessi particolari”. Ciò anche al fine di sfruttare i fondi messi a disposizione dalla Ue per la “giusta transizione”.