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Batterie, Arera: “Ci vorrà tempo prima che divengano convenienti”

La memoria alla X commissione Senato: “Possono fornire un contributo di rilievo su Msd ma costano troppo e ci sono tecnologie più economiche (Dtr). Il taglio costi previsto da Irena al 2030 potrebbe non bastare” (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - Una prima avvisaglia era arrivata col diniego degli incentivi a Terna in relazione a due progetti pilota su tre per le batterie energy intensive. 

Ora però i dubbi dell’Arera sulla convenienza economica delle batterie vengono messi nero su bianco nella memoria datata 11 giugno (ma pubblicata solo il 9 luglio) inviata alla X commissione del Senato nell’ambito del ciclo di audizioni voluto dal presidente Gianni Girotto in tema di Battery Alliance Ue.

Premettendo che ogni considerazione parte dal principio di neutralità tecnologica, per cui “non rilevano le differenze che caratterizzano gli accumuli elettrochimici, gli impianti di pompaggio o le altre soluzioni, ai fini dell’adozione di disposizioni inerenti ai sistemi di accumulo, proprio per evitare qualsiasi discriminazione tra tecnologie diverse tali da condurre allo sviluppo di talune di esse a scapito delle altre”, l’Autorità si sofferma sulle prospettive delle batterie. Che “possono fornire un contributo di rilievo nell’ambito del dispacciamento (ossia, dell’insieme delle attività finalizzate a garantire l’equilibrio tra domanda e offerta elettrica), soprattutto in un contesto in rapida e continua evoluzione, per effetto della diffusione delle fonti rinnovabili non programmabili e della generazione distribuita, nonché del progressivo venir meno degli impianti programmabili”. Ma a condizione che “siano economicamente vantaggiose”.

Allo stato attuale, aggiunge però il Regolatore, “solo utilizzando i sistemi di accumulo per una pluralità di finalità, si potrebbero conseguire benefici sufficienti a compensare i costi sostenuti che, per quanto riguarda le varie tecnologie elettrochimiche, risultano ancora elevati”.

Al riguardo, l’Arera precisa che “un sistema di accumulo elettrochimico non può fornire tutti i servizi contemporaneamente e non può essere sempre disponibile per attivare un determinato servizio”. Visto che “la sua disponibilità dipende dalla sua taglia, dall’ubicazione e dallo stato di carica quando lo specifico servizio è richiesto”.

Nella memoria si ricorda che il Rapporto “A new world. The geopolitics of the energy transformation”, elaborato da International Renewable Energy Agency (Irena) e citato nella Comunicazione della Commissione europea per il piano d’azione strategico sulle batterie, prevede che i costi relativi agli accumuli elettrochimici siano attesi in riduzione con un abbattimento di un fattore 2 – 2,5 (in numeri indice da 100 a 40-50) in 15 anni (dal 2016 al 2030).

“La traiettoria attesa è certamente promettente – rimarca l’Autorità - ma potrebbe non risultare sufficiente per garantire benefici superiori ai costi, anche in considerazione del fatto che alcune problematiche di rete possono essere risolte con strumenti molto meno costosi (per esempio, con la richiamata tecnologia Dynamic Thermal Rating - Dtr)”.

Ossia quella che consente di determinare la portata massima della rete in funzione delle condizioni meteorologiche e che si è rivelata molto efficace anche nelle sperimentazioni di Terna volte a ridurre la mancata produzione eolica.

Venendo invece all’utilizzo delle batterie nelle reti di distribuzione anche in ottica smart grid, l’Arera cita gli esiti di una ricerca affidata al Dipartimento di ingegneria elettrica ed elettronica dell’Università di Cagliari, volta a  individuare i casi in cui, in alternativa agli investimenti tradizionali, i sistemi di accumulo migliorino la gestione dei sistemi di distribuzione intelligenti e riducano i costi d’esercizio, tanto da essere convenienti per la gestione del sistema.

I risultati di tale ricerca (“di prossima pubblicazione nella versione italiana”) hanno dimostrato che “sono sostanzialmente trascurabili le situazioni in cui i benefici, derivanti dal differimento degli investimenti per effetto dell’installazione locale di sistemi di accumulo, compensano i costi di tali sistemi, anche considerando - in prospettiva - una riduzione dei medesimi costi rispetto alla situazione
attuale”.

L’Autorità si sofferma poi sulla mobilità elettrica, dove “le batterie appaiono l’unica soluzione possibile”. Dopo aver ribadito la propria “posizione neutrale tra mobilità a ‘green gas’ e mobilità elettrica, purché sia soddisfatta la condizione di sostenibilità ambientale, perseguita anche in ambito europeo”, il Regolatore ricorda il ruolo della e-mobility per i servizi di dispacciamento nell’ambito dei progetti pilota sulle Uva.

“Tale partecipazione ai servizi – si legge nella memoria - può assumere la forma ‘V1G’ (solo servizi di riduzione del prelievo in fase di carica) o ‘V2G’ (con bidirezionalità e anche immissione di energia in rete) e può costituire un elemento di interesse per lo sviluppo della mobilità elettrica e, quindi, in ultima analisi della domanda di batterie”.

L’Arera ricorda infine che il documento per la consultazione sul Quadro strategico “indica la necessità di procedere a forme di sostegno alla mobilità elettrica collettiva (autobus elettrici), che massimizza il beneficio per passeggeri*km”. A tale scopo “l’Autorità è disponibile – nell’ambito della consueta collaborazione istituzionale – a fornire supporto tecnico per le necessarie verifiche di compatibilità delle misure di aiuto a questa forma di mobilità sostenibile”.