Responsabilità Editoriale Gruppo Italia Energia

Opec, si riaprono le crepe nel Cartello

Iraq contro il pressing Usa per aumentare l’output

Quotidiano Energia - Si surriscalda l’attesa per il vertice Opec del 22 e 23 giugno. Dopo la ritrovata unità del Cartello delle ultime riunioni, suggellate prima con l’accordo per il contenimento della produzione insieme ai non Opec e poi con la sua estensione a tutto il 2018, l’atmosfera all’interno dell’organizzazione sembra infatti profondamente cambiata. Un mutamento dietro al quale è difficile non intravedere lo zampino di Trump, il cui pressing per un incremento delle estrazioni ha riportato alla luce tutte le vecchie crepe del Cartello.
Se dal disastrato Venezuela e dall’Iran tornato nel mirino Usa era inevitabile attendersi una ferma opposizione all’aumento dell’output (ventilato già da Riad e Mosca), meno scontata era la posizione durissima di Baghdad espressa dal ministro del Petrolio al-Luaibi.
L’Iraq “non accetterà decisioni unilaterali da parte di alcuni produttori senza un confronto con il resto dei Paesi membri”, attacca al-Luaibi, “non dobbiamo esasperare la necessità di pompare più olio, che potrebbe causare gravi danni al mercato ed essere mal interpretato da speculatori e consumatori, portando a un significativo declino dei prezzi”.
Anche se per statuto le decisioni dell’Opec richiedono l’unanimità, nulla potrebbe impedire ai sauditi – insieme agli alleati del Golfo – di concordare con il Cremlino un passo avanti delle estrazioni. Del resto, la Russia, che pure è politicamente vicina a Venezuela e Iran, ha già messo a segno nella prima settimana di giugno un aumento della produzione, pompando greggio oltre il limite pattuito di 10,95 mln b/g (11,1 mln b/g). Anche la stessa Arabia Saudita, in precedenza prima della classe per la compliance ai target produttivi, ha scavalcato per la prima volta da ottobre i 10 mln b/g.
“Le prossime due settimane vedranno con ogni probabilità il mercato petrolifero dominato dal meeting Opec”, commentano in una nota gli analisi di Commerzbank, “le tensioni e i disaccordi tra i diversi Paesi membri superano addirittura quelli dell’ultimo G7 canadese”.
Nel report mensile diffuso oggi, disponibile in allegato sul sito di QE, il Cartello ha lasciato infine inalterate le stima sulla domanda globale di petrolio: +1,65 mln b/g a 98,85 mln b/g.