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Il cancro è colpa (anche) dell’inquinamento

La patologia si trasmette nell'utero

Canale Energia - La settima edizione del volume sui numeri delle neoplasie in Italia, redatto da AIOM, AIRTUM e Fonazione AIOM, ha censito ufficialmente l’universo cancro. La fotografia rileva la crescita delle neoplasie nel Paese, con 369 mila nuovi casi nell’ultimo anno, soprattutto al Nord. Anche il report sulla qualità dell’aria stilato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile boccia il Paese per qualità dell’aria cittadina, che fa più morti degli incidenti stradali. Sul tema abbiamo chiesto un commento a Patrizia Gentilini, Medico Oncologo dell’Associazione medici per l’ambiente (ISDE Italia).

L’inquinamento ambientale è un problema ancora oggi misconosciuto e trascurato non solo da gran parte dell’opinione pubblica, ma dalla stessa classe medica. L’OMS stima in Europa ogni anno 12,6 milioni di decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,4 milioni di morti dovuti all’inquinamento.

Continuiamo a bruciare materia per produrre energia, dimenticando che ogni processo di combustione trasforma in inquinanti tossici sostanze in origine innocue, e ci dimentichiamo che la materia prima sul nostro Pianeta è qualcosa di “finito”. Tra il 1930 e il 2000 la produzione mondiale di sostanze chimiche è aumentata di 400 volte e oggi si stima che siano oltre 100.000 le sostanze massivamente presenti nelle diverse matrici ambientali, solo in minima parte testate per gli effetti sulla salute umana.

A queste vanno aggiunte le quantità di inquinanti immessi “a norma di legge” in aria, suolo e acqua, per non parlare di quelle provenienti da attività criminali e dal traffico di rifiuti. La straordinaria espansione delle telecomunicazioni e del trasporto a distanza dell’energia ha poi saturato l’etere di radiazioni elettromagnetiche, altra forma di inquinamento non scevra da rischi per la salute umana. Ciò significa che interi ecosistemi sono contaminati da agenti tossici persistenti e bioaccumulabili e che il genere umano sta consumando molte più risorse di quanto il nostro Pianeta sia in grado di rigenerare.

Questi inquinanti permeano i nostri stessi corpi e si accumulano nei distretti dell’organismo, passando dalla madre al feto durante la vita intrauterina. L’aumento del rischio di cancro non è correlato solo a erronee abitudini personali (in primis il tabagismo), ma anche all’esposizione ambientale.

Bisognerebbe domandarsi un po’ più spesso: che aria respiriamo? Che acqua beviamo? Di che cibo ci nutriamo? E siamo davvero sicuri che i “limiti di legge”- quand’anche rispettati- ci proteggono dall’esposizione a sostanze in grado di interferire con funzioni delicate e complesse quali quelle riproduttive, neuro-comportamentali e immunitarie, solo per citarne alcune?

Dal recente rapporto “I numeri del cancro in Italia 2017”, al di là delle valutazioni ottimistiche sulla curabilità del cancro e sulla sopravvivenza delle persone colpite, risulta che nel nostro Paese i tumori sono in aumento di oltre l’1%: si stimano, infatti, 369.000 nuovi casi nel 2017 contro i 365.000 dell’anno precedente. Le cause vengono addebitate ancora una volta principalmente all’invecchiamento della popolazione e allo stile di vita, ma dobbiamo forse sperare di morire giovani per non ammalarci di cancro?

Il problema dell’insorgenza del cancro in età pediatrica viene “liquidato” nel testo con poche – a mio avviso infelici – battute: “In età infantile (0-14) si trova una quota molto limitata del totale dei tumori (meno dello 0,5%). Nelle prime decadi della vita la frequenza è infatti molto bassa, pari a qualche decina di casi ogni 100.000 bambini ogni anno”. Nella comunità scientifica il problema dei tumori nell’infanzia è di grande attualità e ad aprile 2017 su The Lancet Oncology è comparso un lavoro della IARC-Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro sull’incidenza del cancro nell’infanzia e nell’adolescenza dal 2001 al 2010 nelle varie aree del mondo. Fra gli obiettivi dichiarati vi era quello di fornire spunti per una ricerca eziologica e indirizzare le politiche di salute pubblica per uno sviluppo sostenibile. Fra l’altro l’area dove si registra la maggior incidenza di cancro nell’età 0-14 e 15-19 è il Sud Europa, con oltre 160 nuovi casi/anno per milione di bambini e purtroppo ancora una volta l’Italia ha un triste primato in quanto in 4 aree (Umbria, Parma, Modena, Romagna) l’incidenza di cancro da 0 a 14 anni supera i 200 casi per milione di bambini/anno.

Va anche segnalato che purtroppo solo 15 registri tumori su 45 presenti nel Paese hanno contribuito a questo studio internazionale, perché così pochi? Non dovrebbe essere una delle prime preoccupazioni degli addetti quello di quantificare il problema e, se possibile, interpretarlo? Cosa sta succedendo se sappiamo che i tumori di origine ereditaria del cancro sono meno del 2%? Nel rapporto 2017 continua a comparire una tabella in cui, fra i fattori di rischio per cancro, quelli ambientali sono il 2% negli U.S.A. e addirittura non riportati per il Regno Unito.

Possibile che nel 2017 si continuino a proporre i dati degli anni ‘80 senza alcuna rivisitazione critica? Eppure lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato una incidenza di cancro superiore del 9% nei maschi e del 7% nelle femmine – rispetto alla media regionale – nei territori indicati come altamente inquinati (SIN, Siti Interesse Nazionale). Ma non dimentichiamo che al di là di SIN e dei SIR (Siti Interesse Regionale) è tutto il Paese a essere interessato da gravissime contaminazioni, basti pensare all’inquinamento da composti perfluoroalchilici (PFOA, PFAS) non solo nelle acque, nella catena alimentare, ma nel sangue di decine e decine di migliaia di veneti.

Del resto anche l’incidenza più alta di cancro al Nord rispetto al Sud Italia rispecchia chiaramente l’andamento dell’industrializzazione e di uno “sviluppo” il cui prezzo è a mio avviso ormai semplicemente assurdo.

L’inquinamento dell’aria è stato classificato dalla IARC-Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro a livello I (cancerogeno per polmone e vescica) e da ampie revisioni di letteratura risulta che per ogni incremento di 10µg/m3 di PM 2.5 c’è un incremento del 40% dell’adenocarcinoma polmonare.

La qualità dell’aria è nel nostro Paese particolarmente scadente e siamo al primo posto in Europa per morti evitabili da esposizione a PM 10, PM 2.5, NO2 e Ozono. Nelle acque italiane sono in aumento i pesticidi e ben 224 ne sono stati rinvenuti. Secondo il rapporto ISPRA è anche aumentato il multiresiduo: 48 diverse molecole in un solo campione. Se sui suoli italiani sversiamo ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi possiamo forse illuderci che magicamente scompaiano?

La sostanza più trovata – quando la si cerca – è il glifosato (insieme al metabolita AMPA) propagandato come assolutamente innocuo e biodegradabile e, viceversa, riconosciuto cancerogeno probabile dalla IARC, ma non dall’EFSA, all’onore della cronaca perché in sede europea si decide la sua autorizzazione in queste settimane. Come amava ripetere il carissimo amico e collega Vincenzo Migaleddu, purtroppo recentemente scomparso, il diritto alla salute non è il diritto di curarsi, ma quello di vivere sani e questo è possibile solo se è sano anche l’ambiente in cui viviamo.