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E-car: una rivoluzione che non entusiasma tutti i costruttori

Piani miliardari a Francoforte, ma c'è perplessità

Quotidiano Energia - di Federico Gasparini - A due anni esatti dall'esplosione del diesel-gate, il salone di Francoforte che aprirà i battenti al pubblico domani è più che mai un'utile cartina al tornasole non solo per toccare con mano il grado di sviluppo tecnologico messo in campo dai costruttori presenti - con un evidente focus sull'elettrificazione - ma anche per sondarne l'umore. Umore che al di là dei molteplici annunci di ingentissimi piani di investimento concentrati sulla e-car, vede trasparire dalle considerazioni di diverse case non pochi dubbi sull'idea di procedere a tappe forzate verso l'affermazione dell'auto elettrica.

"La responsabilità scientifica di scegliere una tecnologia e ordinare ai costruttori di andare in quella direzione è nelle mani dei Governi", ha spiegato il numero uno di Psa, Carlos Tavares, parlando dell'ipotesi di uno stop dello stabilimento per i test sui motori della neo-acquisita Opel che costerebbe il posto a 800 lavoratori. "Non è una questione legata solo all'impianto in questione, ma a tutta l'industria automotive europea", ha aggiunto il manager, "se chiedi a qualcuno di fare i veicoli elettrici e non puoi incentivarli, a quel punto devi alzare i prezzi o ridurre i margini e ti ritrovi con un problema di sostenibilità delle società". Non solo, perché intervistato da "Build" l'a.d. del gruppo francese ha messo in guardia sul rischio che nel rush dell'auto elettrica i consumatori possano essere lasciati indietro: "Se non dovesse essere accettata dal mercato, tutti, industria, lavoratori e politica, si troverebbero con un grosso problema".

Se poi - presentando i rispettivi piani per l'elettrificazione - Jaguar Land Rover ha polemizzato nei giorni scorsi con il Governo britannico per lo stop a benzina e diesel al 2040 e Volkswagen ha rimarcato che "molto deve essere ancora fatto" sul fronte delle infrastrutture di ricarica, il boss di Daimler Dieter Zetsche si è schierato apertamente contro un phase-out prederminato per i motori termici. "Vogliamo raggiungere noi stessi la massima velocità, non servono quote", ha detto, sostenendo che i tempi della rivoluzione dovranno essere dettati dai consumatori.

Lo stesso Zetsche ha sottolineato comunque che entro il 2022 la gamma Mercedes-Benz avrà un'alternativa elettrificata per ogni modello a listino (e il brand Smart sarà full electric dal 2020), anche se come spiegato nell'investor day di lunedì dal vicepresidente Finance and Controlling della casa tedesca, Frank Lindenberg, in questa fase i margini sulle e-car saranno "significativamente inferiori (…) anche la metà rispetto ai veicoli che andranno a sostituire". Proprio per affrontare questa contrazione dei margini Mercedes ha messo in campo il piano "Fit for Leadership 4.0" che prevede risparmi per 4,8 miliardi di dollari.

In questo contesto di polemiche più o meno striscianti non sorprende quindi che domani a tagliare il nastro della manifestazione sarà la cancelliera tedesca Angela Merkel in persona, che a una manciata di giorni dalle elezioni del 24 settembre ha ribadito ieri in un'intervista al "Berliner Zeitung" di "non essere amica dei divieti". In ballo del resto c'è un bacino di voti che non può affatto essere ignorato, considerando che secondo un report di luglio dell'Ifo Institute for Economic Research - commissionato dall'associazione dei costruttori tedeschi Vda - oltre 600.000 posti di lavoro sarebbero a rischio in Germania con uno stop ai motori termici entro il 2030.