Angela Merkel

Redazione ANSA

I greci esasperati dalla crisi economica, nelle proteste di strada, le hanno affibbiato, in passato, il baffetto di Hitler. Ma non si contano i casi di profughi che, accolti in Germania con la decisione del 2015 di spalancare le porte del paese, hanno battezzato i propri figli, per gratitudine, come "Angela Merkel". Il nome della cancelliera tedesca è toccato addirittura a qualche maschietto.

Ora, giunta alla sua terza legislatura, al centro di un'attenzione planetaria, fra sostenitori più o meno devoti e dissidenti più o meno arrabbiati - "Time" la definì persona dell'anno nel 2015 e "cancelliera del mondo libero" - questa straordinaria donna di potere si è messa "a disposizione", per un quarto mandato alla guida della locomotiva tedesca. A 63 anni, si ripropone alle urne, per restituire quello che ha ricevuto, ha affermato annunciandolo, dopo aver riflettuto sulla candidatura "tantissimo". Il momento è complicato, anzi di più.

Dell'Europa minata dai populismi e dai colpi di coda della crisi, dalla Brexit e dalla sfida lanciata da Washington, Berlino è leader, contestata o reclamata, anche dal punto di vista politico. E ciò è accaduto anche per il carisma di questa Bundeskanzlerin tosta - la chiamano Mutti (mami) e Frau di ferro - che ha imposto pesanti politiche di risparmio a tutta Europa, insieme al "falco" delle finanze Schaeuble, in parte bilanciate dalla "solidarietà europea", e dall'asse con la Bce di Draghi. È la stessa persona, che ha portato avanti le trattative con Putin sul conflitto ucraino, affiancata da un Hollande quasi simbolico. Colei che ha accolto oltre un milione di profughi in un solo anno - con una fuga in avanti sulle modifiche di fatto di Dublino, che ha innervosito tutti - chiedendo ai partner europei di fare la propria parte, e negoziando con Erdogan. Adesso dovrà trattare pure con Donald Trump, sul protezionismo.

Gli occhi del mondo su di lei, eppure Merkel resta coi piedi per terra: dismesso il look della Ddr, dove è cresciuta come figlia di un pastore protestante e studiosa di fisica, nei suoi tailleur-pantaloni tutti uguali (ma disponibili in tutte le tinte nel suo guardaroba), procede "passo dopo passo", alla ricerca del compromesso, esercitando il suo potere e dialogando con tutti, senza mai alzare i toni. I tratti che le assicurano la fiducia dei concittadini. Ineccepibile nel far l'interesse dei tedeschi, le si è contestato di mancare di visione europea, e di aver talento meramente tattico, per intercettare consensi: storica la decisione di uscire dal nucleare, dopo Fukushima. Vecchie critiche, che non esauriscono il profilo più complesso, maturato negli ultimi anni. Oggi l'ex "ragazza" di Helmut Kohl, il cui successo nasce dal tradimento del padre politico - ne prese le distanze, nello scandalo dei fondi pubblici ai partiti, con un articolo sulla Faz - è alle prese con una difficile campagna elettorale, contro uno sfidante arrivato a sorpresa: l'ex presidente del parlamento Ue Martin Schulz.

Per qualche settimana, il nuovo leader dell'SPD le ha strappato lo scettro, stando ai sondaggi sulle preferenze. Merkel deve lottare su due fronti: contro di lui, alla sua sinistra, e ceontro il populismo di Frauke Petry (AFD), a destra. Spesso ne salta fuori un terzo: il fuoco amico dell'alleato Horst Seehofer, della Csu bavarese. Le ha dato parecchio filo da torcere, ma ultimamente vuole rinunciare ai colpi di mano: per non danneggiare (ulteriormente) il partito. La partita è tutta da giocare.

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