Cultura

Beppe Lopez, Quartiere Libertà

Nella trilogia i romanzi Capatosta, La scordanza e Capibranco

Redazione Ansa

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 04 MAR - BEPPE LOPEZ, QUARTIERE LIBERTA' (Besa muci, 3 volumi, 57 euro). Non è solo un quartiere popolare di Bari ma un vero e proprio "luogo dell'umanità", popolato da persone vere rese emblemi di sogni, speranze e delusioni universali, quello che con grande efficacia narrativa Beppe Lopez costruisce e descrive nelle pagine dei suoi romanzi "Capatosta", "La scordanza" e l'ultimo "Capibranco", ora riuniti nella trilogia chiamata appunto "Quartiere Libertà" e pubblicata da Besa muci. L'autore, nato nel 1947 a Bari (e proprio nel quartiere Libertà), dà al lettore l'occasione di vivere un viaggio sentimentale, che diventa anche culturale e politico, perché ripercorre un secolo di vita nazionale. Al centro delle tre, grandi storie narrate con vivezza da Lopez ci sono quattro generazioni di italiani: uomini e donne - popolani, piccolo borghesi, intellettuali e professionisti - alle prese con momenti di sofferenza e di benessere, di certezze distrutte e poi riconquistate, tutti legati a doppio filo a quel piccolo angolo di mondo barese, dal quale vogliono staccarsi ma a cui poi inevitabilmente ritornano. Il lungo cammino che dal Novecento arriva al nuovo millennio inizia con "Capatosta", libro che catapulta chi legge direttamente negli anni Venti: tra le pagine del romanzo emerge l'indimenticabile ritratto femminile di Iangiuasand', popolana nata sotto una cattiva stella ("non chiamata e meno che meno desiderata"), dal carattere scontroso, fiero e indipendente, immersa nel contesto sospeso di un mondo contadino destinato a sparire per lasciare posto a quello operaio e borghese. Ne "La scordanza" si narra la storia di Niudd' , che dal quartiere Libertà va a Roma per inseguire la propria ambizione e fare il giornalista politico: come tutti coloro che appartengono alla sua generazione, quella dei nati fra gli anni Quaranta e Cinquanta, l'uomo vive un primo passaggio epocale, attraverso il Sessantotto, da un Paese arcaico a uno moderno, e poi un secondo, definitivo passaggio, negli anni Ottanta, con la società italiana che cade in una profonda crisi morale, sociale e politica. Infine con "Capibranco" i contrasti e l'incomunicabilità tra due fratelli diventano specchio delle vicende di un'Italia incapace di ritrovarsi, e che ha perso valori e riferimenti storici. I tre romanzi, con le loro storie vivide e dal sapore autentico, appassionano e fanno riflettere sull'evoluzione del Paese nel corso dei decenni, ma permettono anche un'immersione nella potenzialità espressiva di una lingua sempre mutevole, che l'autore progressivamente differenzia: se in "Capatosta" la cifra linguistica è fortemente legata al territorio, ne "La scordanza" l'eredità dialettale si attenua fino a diluirsi nei modi dell'omologazione in "Capibranco". (ANSA).
   

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