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Migranti: scontro Ue-Vienna. Orban, ora referendum quote

Grecia: Austria non amichevole. Kurz, solidali più di Usa

24 febbraio, 20:23
Migranti: scontro Ue-Vienna. Orban, ora referendum quote Migranti: scontro Ue-Vienna. Orban, ora referendum quote

BRUXELLES - Ha tutta l'aria di un ammutinamento. L'Austria si allea con i Paesi balcanici per bloccare i profughi e aggrava il suo scontro con Bruxelles, Berlino e Atene, allontanando la soluzione europea alla crisi. Questa volta non è il solito Viktor Orban a condurre la rivolta, anche se il leader ungherese ci mette del suo per peggiorare una situazione già difficile, con l'annuncio di un referendum sulle quote Ue obbligatorie dei rifugiati.

 

Questa volta è il governo di Vienna a guidare 'i ribelli', l'ex alleato tedesco di tante battaglie, ora trasformatosi in falco e deciso a costruire "un'alleanza" per scatenare "un effetto domino della ragionevolezza" con la "protezione dei confini nazionali", come spiega il ministro dell'Interno Johanna Mikl-Leitner. Un'alleanza che molti media tedeschi interpretano come "patto anti-Merkel", dal titolo della Bild on-line.

 

"Per una soluzione europea serve tempo. Adesso occorrono misure nazionali", avverte Mikl-Leitner, mentre già si "pianifica e si verifica anche l'opzione di controlli alla frontiera con l'Italia, sul Brennero". Non promette niente di buono per l'Europa l'esito della riunione a cui Mikl-Leitner ed il suo collega degli Esteri Sebastian Kurz hanno invitato i ministri di Albania, Bosnia, Bulgaria, Kosovo, Croazia, Serbia, Macedonia, Montenegro, e Slovenia, escludendo con cura Grecia, Commissione Ue, presidenza di turno olandese, e Germania. E non piace nemmeno al presidente austriaco Heinz Fischer la performance dell'esecutivo sui profughi. In serata - si legge sul Kurier - ha convocato sulla questione il cancelliere Werner Faymann e i principali ministri.

 

Intanto domani a Bruxelles, alla colazione a porte chiuse sui Balcani (con i ministri di Austria, Germania, Slovenia, Croazia, Grecia, Serbia e Macedonia) che precederà il consiglio Interni Ue, non si escludono scintille. Il commissario europeo Dimitris Avramopoulos ed il ministro dell'Interno olandese Klaas Dijkhoff ribadiranno il loro richiamo "ad agire in uno spirito di solidarietà e responsabilità", tentando una ricucitura, mentre sono già 12mila i migranti rimasti bloccati alle frontiere con la Grecia, col Paese sull'orlo di una crisi umanitaria. Lo stesso presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha ammesso: "C'è un contenzioso aperto con l'Austria. Un Paese che amo, e che ha fatto grandi sforzi". E cercando di gettare acqua sul fuoco ha aggiunto: "Non c'e' alcuna azione concertata contro Vienna. Sono fiducioso che troveremo una soluzione".

 

Nella giornata dell'incontro degli ammutinati, anche un botta e risposta tra i ministri degli esteri greco Nikos Kotzias che ha giudicato l'iniziativa "un atto non-amichevole" e austriaco Kurz che l'ha difesa: "Non credo che manchino i vertici in Europa, quello che manca è piuttosto la volontà di ridurre in modo deciso il flusso di migranti". Aggiungendo più tardi: "nonostante il tetto limite posto ai migranti, non si può dire che non siamo solidali", facciamo più di Usa e Canada.

 

In questo clima Orban ha lanciato un referendum sulle quote Ue per i richiedenti asilo. Il quesito ai cittadini ungheresi sarà in questi termini: "È d'accordo sul fatto che, senza l'autorizzazione del Parlamento nazionale, l'Unione europea possa obbligare l'Ungheria ad accogliere ricollocamenti di cittadini stranieri sul suo territorio?". Il leader magiaro sembra mettere le mani avanti di fronte alle future mosse della Commissione europea, che ha ritardato, ma solo di una settimana, la presentazione delle sue proposte per la revisione del regolamento di Dublino.

 

Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk mette invece in guardia: "La questione migranti è strettamente legata a quella del Brexit" se viene meno l'unità d'intenti "nell'applicare il piano sui profughi, in collaborazione con la Turchia, ci potrebbero essere conseguenze in Gran Bretagna". Ankara sarà domani al pranzo di lavoro a margine della ministeriale Interni Ue, in vista del vertice straordinario Ue-Turchia del 7 marzo. Imperativo categorico per l'Europa: ridurre i flussi, ancora troppo alti.

 


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