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Ue a Italia, rimpatri e ricollocamenti insufficienti

Infrazione Bruxelles va avanti. Per Grecia conto alla rovescia

11 febbraio, 08:51
Ue a Italia, rimpatri e ricollocamenti insufficienti Ue a Italia, rimpatri e ricollocamenti insufficienti

BRUXELLES - Italia e Grecia restano sulla graticola Ue. Bruxelles nel suo rapporto sui progressi fatti nei due Paesi continua il pressing per l'apertura di centri di detenzione per evitare l'allontanamento dei migranti illegali, chiede di aprire con urgenza tutti gli hotspot e di intensificare i rimpatri. E bacchetta sulla "lentezza" nei ricollocamenti.

 

Ma se la lista delle inadempienze e delle "lentezze" imputate a Roma non fosse sufficiente, la Commissione Ue lo accompagna anche col secondo passo nella procedura d'infrazione aperta a luglio 2013 perché non ha notificato le misure con cui ha trasposto la direttiva del 2011 sui 'residenti di lungo periodo' che estende le regole per prendere la residenza anche ai rifugiati. L'Italia però non è sola. Per questo Bruxelles ha infatti inviato la 'lettera di messa in mora' anche a Francia, Grecia, Lettonia e Slovenia.

 

Critico il premier Matteo Renzi: "l'Ue è come l'orchestra che suona sul Titanic", mentre il ministro della Difesa Roberta Pinotti nel riconoscere che l'impegno della Nato per la sicurezza deve essere "a 360 gradi", osserva che nella prima fase della crisi dei migranti "non ha visto un sostegno alle richieste" italiane, auspicando una "gestione più condivisa". Il commissario europeo all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos lancia però anche segnali positivi. Quando ci sarà la prossima valutazione" sulla procedura d'infrazione aperta contro l'Italia per la mancata raccolta delle impronte dei migranti - dice - "non ci sarà nessuna nuvola su questa questione che ha amareggiato il premier" Renzi.

 

Secondo i dati statistici le impronte digitali registrate dall'Italia nel sistema Eurodac, sono passate dal 36% del settembre 2015 all'87% di gennaio 2016. Altra nota positiva: l'esecutivo comunitario ha annunciato un cambio di destinazione degli aiuti, fino a 124 milioni di euro, nell'ambito del programma di fondi strutturali 2007-2013 Sicurezza, per "cofinanziare le misure intraprese dall'Italia per salvare i migranti in mare".

 

Il vero capitolo dolente continuano invece ad essere i ricollocamenti. Per vincere le resistenze, Avramopoulos ha inviato una lettera a ogni ministro dell'interno dei 28 chiedendo di "cambiare marcia" e di "attuare subito le decisioni prese". In particolare per l'Italia: "nonostante abbia iniziato alcune settimane prima rispetto alla Grecia, è ancora molto indietro" sull'obiettivo dei 39.600 rifugiati in due anni. Finora ne sono stati ricollocati solo 279, con 200 richieste pendenti. Ma si riconosce anche che "il basso tasso è dovuto ai limitati arrivi di migranti" con i requisiti per beneficiarne.

 

Bacchettate arrivano anche sui rimpatri. Nel 2015 l'Italia ne ha compiuti oltre 14mila, ma "insufficiente nel contesto di oltre 160mila arrivi" dello scorso anno. A questo si aggiungono "evidenti gravi carenze" sui centri di detenzione pre-rimpatri, con solo 420 posti. Molte le tegole per Atene. Dopo l'ok degli ambasciatori dei 28 (Coreper) alle raccomandazioni per sanare le carenze alle frontiere, con la formalizzazione di dopodomani al consiglio Ecofin, per la Grecia scatterà il conto alla rovescia dei tre mesi per mettersi in regola. La Commissione Ue nel frattempo dovrebbe andare avanti con la procedura per arrivare all'articolo 26, quello che prevede il ripristino dei controlli alle frontiere interne fino a due anni. E il passaggio che tutti ormai danno per scontato è l'attivazione dell'articolo 19b: nuove raccomandazioni specifiche su come devono essere attuati i risanamenti previsti. Se questo non bastasse, al governo ellenico Bruxelles chiede anche di attuare "misure urgenti" per mettere in linea il suo sistema d'asilo con gli standard europei, per ripristinare il sistema di Dublino e poterle rimandare indietro i migranti arrivati in altri Paesi Ue ma entrati dalla Grecia. La Commissione Ue, vuole porre rimedio alla situazione creatasi dopo le sentenze del 2010-2011 della Corte dei diritti umani e della Corte di giustizia Ue che hanno bloccato i trasferimenti date le carenze delle strutture d'asilo di Atene.

 

 


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