Corte conti Ue fa chiarezza su assegnazione fondi dopo 2020

Prima volta per criteri clima e migranti, ma 'effetto limitato'

Redazione ANSA BRUXELLES

BRUXELLES - La Corte dei Conti Ue fa luce sui criteri di assegnazione dei fondi strutturali europei dopo il 2020. Mentre le istituzioni comunitarie e gli Stati membri stanno negoziando l'entità del bilancio dell'Unione per il periodo 2021-2027 e le nuove normative che ne regoleranno i vari settori, la Corte dei Conti fa chiarezza sulla proposta avanzata dalla Commissione Ue nel maggio 2018. L'esecutivo ha suggerito di adottare un bilancio di 1.279 miliardi di euro, di cui 373 miliardi sarebbero destinati alla coesione, con un taglio del 10% rispetto all'attuale periodo 2014-2020. "La procedura è sostanzialmente analoga a quella adottata nei periodi precedenti e rimane relativamente complessa, sebbene la Commissione sia stata più trasparente che in passato", scrive la Corte, sottolineando che "i Paesi e le regioni potranno anche beneficiare di finanziamenti in funzione di fattori socioeconomici e ambientali, come il tasso di disoccupazione giovanile o il livello di istruzione raggiunto. Per la prima volta, sono prese in considerazione la migrazione e le emissioni di gas a effetto serra, ma l'effetto - secondo la Corte - è limitato". In entrambi i periodi 2014-2020 (86%) e 2021-2027 (81%), infatti, la prosperità, cioè il Pil "conta per oltre l'80% delle risorse assegnate". Nel prossimo settennato, i criteri demografici e legati al mercato del lavoro varranno per un punto percentuale in più (da 14 a 15%), 1% delle risorse dipenderanno da criteri climatici, il 3% dalle politiche migratorie.

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