di Redazione ANSA

La strategia dell’Ue per liberare il mondo dalla plastica

Ridurre la diffusione e il consumo di questo derivato del petrolio è il primo obiettivo della politica per l’Ambiente della Commissione europea

La Commissione ha integrato l'azione per l’ambiente e il clima in tutti i programmi di spesa dell'Ue, in particolare nella politica di coesione, in quella di sviluppo regionale, in quella energetica, dei trasporti, dell'innovazione e dell'agricoltura. Il principale programma Ue per l'ambiente e il clima si chiama Life. Lanciato nel 1992, ha finanziato oltre 4.500 progetti, distribuendo oltre 5,9 miliardi di euro di contributi destinati alla protezione dell'ecosistema.

Il problema

 

Quella contro la plastica è l'azione più nota e più recente dell’Ue per la tutela dell’ambiente. Questo derivato del petrolio gioca un ruolo importante nella nostra economia e nella nostra vita quotidiana, ma è ormai universalmente noto che il modo in cui gli oggetti di plastica sono progettati, prodotti, impiegati e smaltiti danneggia l'ambiente, inquinando in particolare i mari, dei quali compromette gli ecosistemi. E trasformare gli oggetti in spazzatura è un danno anche all'economia, che di fatto spreca materie prime. Di più, in alcune zone l'inquinamento è tale che compromette persino il turismo, oltre alla pesca e alla navigazione. Secondo la Commissione Ue, il costo della spazzatura che si accumula in mare è stimato tra l'1% e il 5% dei ricavi totali legati alla pesca nell'Unione.

Se raccogliamo un rifiuto sulla spiaggia, quasi nove volte su dieci si tratta di un oggetto di plastica. In generale, questo materiale rappresenta l'84% di ciò che finisce in mare. In molti casi si tratta anche delle stesse reti dei pescatori o di altri strumenti da pesca, che vengono abbandonati nell'acqua.


La strategia europea per la plastica

La strategia europea per la plastica

Il 16 gennaio 2018 la Commissione Ue ha adottato la Strategia europea per la plastica in una economia circolare. L'iniziativa contribuirà anche a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030: in particolare proteggere l'ambiente riducendo i rifiuti in mare e le emissioni legate alle fonti energetiche fossili. Lo scopo non è quello di eliminare la plastica del tutto, che sarebbe irrealistico, ma piuttosto promuovere modelli di produzione e consumo della plastica più sostenibili.

Per questo motivo, uno dei prodotti sui quali si è concentrata l'azione della Commissione è quello delle buste della spesa. L'implementazione della direttiva dedicata al tema mostra che le misure restrittive possono portare risultati concreti, anche in tempi rapidi. Per esempio, imporre un prezzo sui sacchetti, anche se contenuto, porta a una significativa riduzione del loro uso. Proprio di quella direttiva è figlia la legge italiana dell'agosto 2017 (che converte il decreto legge 91/2017) che ha imposto dal primo gennaio 2018 l'utilizzo esclusivo di plastica biodegradabile e compostabile per le buste più leggere e una percentuale variabile di plastica riciclata nella composizione di quelle più pesanti, prescrivendo anche che debbano avere un prezzo e che non siano distribuibili gratuitamente dal supermercato.

Ma la sfida si gioca soprattutto sulla riduzione dei consumi di prodotti usa e getta. Per sensibilizzare i cittadini sul tema, la Commissione ha lanciato un sito che invita a non cedere al "potere seduttivo della plastica monouso". E fa alcuni esempi: i cotton fioc possono essere anche di cartone, le cannucce di bambù, le posate di legno. Quanto alle bottiglie d'acqua, esistono borracce di metallo dall'elegante design che possono essere riempite dai rubinetti, in questo modo limitando non solo il numero di bottiglie in circolazione ma anche le emissioni legate al trasporto dell’acqua via camion dalle fonti fino ai supermercati.


I fondi

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Ma quanti sono i fondi messi in campo da Bruxelles? La Commissione ha integrato l'azione per l’ambiente e il clima in tutte i programmi di spesa dell'Ue, in particolare nella politica di coesione, in quella di sviluppo regionale, in quella energetica, dei trasporti, dell'innovazione e dell'agricoltura.

Nell'ambito delle politiche di coesione per il periodo 2014-2020, l'Ue ha destinato alla voce protezione ambientale e efficienza energetica 63,46 miliardi di euro. L'Italia è la quarta beneficiaria con 4,86 miliardi (che si aggiungono ai 3,59 miliardi di cofinanziamento nazionale), dopo la Polonia (con 8,51 miliardi), Francia (4,97) e Romania (4,88). Se si guarda alla percentuale dei fondi europei investiti in ambiente ed efficienza energetica rispetto al totale delle risorse strutturali nel Paese, l’Italia è invece terzultima in Europa. Il nostro Paese, infatti, dedica solo il 10,9% del totale alle politiche ‘green’, poco più di Polonia (9,9%) ed Estonia (9,4%), mentre Malta e Danimarca, prime in Europa, vi investono rispettivamente il 30,7% e il 28,4%.


I trasporti

Un’altra parte consistente di fondi, pari a 6,34 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, è destinata alla promozione di progetti di mobilità a basse emissioni e arriva dal programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. La strategia europea per la mobilità a basse emissioni punta in particolare a incrementare l’efficienza del sistema dei trasporti, sfruttando soprattutto la digitalizzazione, il sostegno ai veicoli elettrici e la creazione di infrastrutture a emissioni zero.

I risultati di questi investimenti sono tutto sommato non eccezionali. Secondo il rapporto Germanwatch, presentato alla COP24 di Katowice, in Polonia, l’Ue nella classifica globale si colloca nella fascia virtuosa (ma dopo l’India) con 60,65 punti nel Climate Change Performance Index (Ccpi), un indice calcolato prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030. Il Ccpi si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica, e per il restante 20% sulla politica climatica. Ma la situazione all’interno dell’Ue è piuttosto variegata. Si va dai 76 punti della Svezia, prima in classifica, ai 40 dell’Irlanda, passando per i quasi 66 del Regno Unito, i 59 della Francia, i 58 dell’Italia, i 55 della Germania e i 47 della Polonia.


Le politiche

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Il principale programma Ue per l'ambiente e il clima si chiama Life. Lanciato nel 1992, ha finanziato oltre 4.500 progetti, distribuendo oltre 5,9 miliardi di euro di contributi destinati alla protezione dell'ecosistema. L'attuale programma dispone di un budget di 3,5 miliardi di euro per il settennato 2014-2020. Per il prossimo periodo 2021-2027, la Commissione ha proposto di incrementare fino a 5,45 miliardi il budget.
Tra le misure più recenti adottate attingendo all'attuale bilancio comunitario, c’è anche un pacchetto d’investimento da 243 milioni di euro, che si prevede mobiliterà un totale di 430 milioni di euro per finanziare 142 nuovi progetti in tutto il continente per la transizione verso un futuro senza emissioni e la protezione dell’ambiente. Come tradizionalmente accade, l’Italia è il Paese che beneficerà della fetta maggiore di questi finanziamenti, con 73,5 milioni per 30 progetti.

Anche la promozione di colture biologiche rientra in questa sfera: sotto l'ombrello di Life, l'Ue finanzia infatti molti progetti in questa direzione. In questo caso, la qualità va a braccetto con la rendita economica, soprattutto grazie all'aumentata domanda nel settore. In alcune aree della Spagna la transizione verso la coltura biologica ha fatto aumentare la rendita da 50 a 300 euro all'ettaro in appena cinque anni.

I progetti finanziati nell'ambito del programma Life sono i più disparati. Dall'impiego della bicicletta per ridurre le emissioni, alla difesa del lupo in Romania e della lince nei Balcani, al finanziamento della ricerca per la realizzazione di tessuti più eco-compatibili, fino alla lotta contro le mafie dei rifiuti.


I mari

 

Quanto ai mari, molti progetti sono dedicati alla difesa della biodiversità e alla rimozione dei rifiuti. In Italia, tra i progetti più interessanti c'è "Arcipelago Pulito" della regione Toscana, grazie al quale i pescatori che lavorano nei trecento chilometri quadrati di mare tra Livorno e Grosseto, nel cuore dell'arcipelago toscano e del Santuario dei cetacei, possono smaltire gratuitamente tutta la plastica raccolta in mare. Sembra un fatto ovvio, ma non lo è: chi si presenta a terra con materiale recuperato in mare, secondo la normativa nazionale viene considerato un produttore di rifiuti e si deve fare carico del loro smaltimento, spesso anche costoso per via del tipo di prodotti raccolti.

Ma ripulire le acque non significa solo questo. Un'altra area d’intervento è quella della riduzione dei disturbi sonori. Il rumore infatti è un elemento di disturbo importante per i mammiferi marini. Per questo l'Ue ha lanciato anche il programma Whale Safe, che promuove la diffusione di un sistema per ridurre le emissioni acustiche del traffico marittimo che disorientano i capodogli nel Mediterraneo, in particolare nell’area di mare compresa fra la Sardegna, la costa francese e quelle di Liguria e Toscana.