di Teresa Manuela Plati e Martino Iannone
ANSA MagazineaMag #81
Tra le leggende nere della Capitale

La Roma esoterica e i suoi fantasmi

Ombre, misteri e leggende esoteriche colorano da sempre l’Italia. Singolare è che siano moltissimi gli aneddoti che vivono nel cuore della cristianità, a Roma, che svela così il suo lato occulto.

Sede delle Porta Santa, la Città Eterna è anche sede della Porta Alchemica di Villa Palombara, oggi Piazza Vittorio, di proprietà del marchese Massimiliano Palombara. Su una delle porte del palazzo, nel 1680, apparvero dei misteriosi simboli la cui paternità per alcuni è opera di un alchimista eccellente, Giuseppe Francesco Borri, per altri di un misterioso sconosciuto che studiava la trasmutazione degli elementi in oro. Si racconta che l’uomo scomparve attraversando la porta sulla quale rimasero impressi segni, foglie e una carta chiave d’accesso della pietra filosofale. Ad oggi i simboli non sono stati del tutto decifrati, così come non è chiaro se la porta sia una via d’accesso per il Paradiso o per gli Inferi.

E si tratta certamente della brezza del Diavolo, invece, quella che sbuffa gelida a Piazza del Gesù. La leggenda vuole che Lucifero si ingelosì furiosamente della bellezza della Chiesa e su un carro demoniaco trascinato dal vento arrivò nella notte ai piedi dell’edificio per distruggerlo. L’alba improvvisa lo tradì e, nella fretta di fuggire, abbandonò sul piazzale il vento.

La Capitale, custodisce un altro storico episodio, quella della Torre della scimmia di via dei Portoghesi. I proprietari vivevano lì con la figlia. Un giorno, una scimmietta, forse posseduta da un demone, portò la bimba in cima alla torre sulla quale si trova una statua di Maria. Gli occhi della Prima Madre si animarono e convinsero l’animaletto a non gettare la bambina nel vuoto. Da allora, una lampada arde a perpetua memoria per ringraziarla.

A Piazza Navona invece agli innamorati è consigliato di non girare in senso antiorario intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi. La tradizione vuole che la coppia si lascerà entro sei giorni a causa dell’anatema di una strega che, perfida e rabbiosa, scagliò in tempo immemore la “maledizione degli amanti”. Siete avvertiti…

La Roma magica e dei misteri


Anime in pena e in libertà

Il Pantheon

Sono moltissime le leggende magiche e i racconti sugli spiriti della Capitale che, tra le sue anime in pena, ne annovera di eccellenti libere in luoghi storici… Il Pantheon fu fatto costruire, com’è noto, dal generale romano Agrippa nel 27 a.c. Originariamente nacque come tempio pagano dedicato alle divinità e, in particolare, a Venere e a Marte. Fu Adriano a volerne la ricostruzione dopo uno spaventoso incendio, per preservare la bellezza di questo straordinario monumento, della sua Sfera Celeste e, naturalmente, del celebre occhio concepito con l’idea di permettere ai fedeli, pagani un tempo, cristiani poi, di far giungere direttamente la preghiera al cielo. La solenne volta osserva quotidianamente il via vai delle preghiere, ma anche il sonno eterno di Raffaello, di Corelli e l’insonnia di Umberto I il cui fantasma ama farsi vedere spesso per spaventare i turisti chiassosi.

Al contrario dell’imperatore Giulio Cesare che, sporadicamente, compare nel cuore della cristianità, Piazza San Pietro. Prima che il Colle del Vaticano diventasse la Casa di Pietro sulla terra, in quell’area sorgeva il Circo di Nerone, voluto da Caligola un ventennio prima, come area destinata ai giochi e ai combattimenti tra i gladiatori. Al centro del Circo, proprio Caligola fece collocare un gigantesco obelisco egiziano di granito rosso, uno dei tredici presenti a Roma, che tendeva a rompersi, infatti a noi sono giunti solo 25 dei 52 metri originari. Molti sono stati gli obelischi distrutti durante la storia di Roma, diversi durante l’invasione della tribù germanica dei Goti che, però, risparmiarono proprio il monolito di Piazza San Pietro, temendo l’ira dell’Imperatore defunto.

La leggenda vuole che il globo dorato posto sulla cima custodisse l’anima e le ceneri di Cesare. Chi ebbe l’ardire di ordinare l’apertura della sfera, fu Papa Sisto V. All’interno non c’era nulla, ma si racconta che l’anima del sovrano si liberò e, da allora, si aggira per la Capitale senza tralasciare Piazza San Pietro che ha accolto a lungo le sue spoglie mortali. Re e Imperatori, dunque. Ma sono cinque i fantasmi più noti e avvistati della Capitale.


La Porta del Diavolo

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Le cinque storie che inquietano Roma

1. La notte dell’11 settembre è la notte giusta e Ponte Sant’Angelo è il luogo per incontrare lo spirito di BEATRICE CENCI, il più famoso fantasma di Roma. Si dice che sia possibile vedere il suo corpo decapitato che cammina malinconico, con abiti turchesi, un mantello argentato sulle spalle e la testa mozzata tra le mani. La ragazza bellissima e soave ebbe un destino crudele a causa del padre, Francesco Cenci che, tra le mura domestiche, dall’età di 15 le fece subire ogni sorta di violenza. Uomo feroce e squallido truffatore oberato dai debiti, rinchiuse Beatrice e Lucrezia Petroni, la matrigna sposata in seconde nozze, nel castello del Cicolano, la Rocca di proprietà della famiglia Colonna. Furono anni di maltrattamenti continui durante i quali, la giovane cercò disperatamente l’aiuto dei fratelli che non sapevano nulla della sua sorte. La disperazione della ragazza per i ripetuti abusi da parte del padre culminarono a 22 anni quando la giovane ormai devastata, d’accordo con il resto della famiglia, decise di organizzare il parricidio dell’orco. Dopo due tentativi falliti, il 9 settembre del 1598 il corpo dilaniato di Francesco venne trovato nell’orto de La Rocca. Inizialmente, non venne aperto alcun processo, ma le indagini che seguirono accusarono inequivocabilmente Beatrice e i fratelli che, brutalmente torturati, alla fine confessarono. Dopo un processo lungo e dibattuto, che divise il popolo a conoscenza delle nefandezze subite dalla giovane donna, Beatrice fu condannata alla decapitazione alla quale assistette, si racconta, anche Caravaggio che ne rimase particolarmente scosso. Alcuni scritti riportano che, nella piazza di Castel sant’Angelo, prima di morire la ragazza baciò la croce e invocò Maria e con grande dignità tolse il velo dal collo per accomodarsi da sola sul ceppo dove l’aspettavano due boia Alessandro Bracca che, maledetto per aver eseguito la sentenza, fu trovato morto in circostanze non chiare 13 giorni dopo e Mastro Peppe, ucciso a pugnalate sul Ponte di Castel Sant’Angelo. Se non volete aspettare l’11 settembre, per ammirare la bellezza di Beatrice, un ritratto di Guido Reni è esposto nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini.

2. GIOVANNI BATTISTA BUGATTI, in arte MASTRO TITTA, celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio, ebbe una lunga carriera che contò circa 514 giustiziati. Nei suoi taccuini, trascriveva la difficoltà di collocare sul ceppo il collo delle donne a causa delle misure a volte esili delle stesse e della manovre per accomodarle in modo adeguato a staccare la testa dal resto del corpo seccamente con una spada. La letteratura e la cinematografia è ricca di citazioni su di lui, anche eccellenti come George Gordon Byron e Charles Dickens al quale, in particolare, rimase impresso il colore scarlatto del suo mantello che ancora oggi, si dice, si vede sventolare intorno a Castel Sant’Angelo dove “er Boja de Roma” eseguiva le sue prodezze.


3) Spingendosi verso via di Santa Maria dell’Anima, si narra che nelle notti di luna piena sia possibile vedere al primo piano della finestra di Palazzo Tuccimei, le mani di COSTANZA DE CUPIS , una donna del ‘600 particolarmente nota per la bellezza delle sue mani. Erano di una delicatezza straordinaria e, per questo, le fu chiesto dall’artista Bastiano che aveva lo studio in via dei Serpenti, infatti era noto come “Bastiano alli serpenti”, di poterne riprodurre la forma in un calco di gesso. Si racconta che tutta Roma era a conoscenza del calco e le giornate di Bastiano, dopo aver eseguito l’opera collocata su un cuscino di velluto rosso, erano occupate da vere e proprie processioni di persone che si recavano nel suo studio per ammirarle. Un giorno un frate dominicano che vide l’impronta commentò che non potevano esistere mani così belle e che la “proprietaria” avrebbe corso il rischio di vederle tagliate anche solo per invidia. Costanza per paura che le potesse succedere qualcosa, si rinchiuse letteralmente in casa, dove a causa di un banale incidente mentre cuciva con l’ago, si ferì un dito. I medici dell’epoca furono costretti ad amputare le mani che si erano violentemente e inspiegabilmente infettate e poco dopo la donna morì di setticemia.


4. DONNA OLIMPIA MAIDALCHINIi, nota come DONNA OLIMPIA, fu definita la donna più potente e più temuta di Roma. Odiata dal popolo, era nota ai più come la Pimpaccia o la Papessa. Autorevole e aspra, dispotica e opportunista, Donna Olimpia era assetata di potere e di sfrenata avidità indole che palesò fin dalla giovane età. Obbligata a prendere i voti monacali dal padre, Olimpia riuscì a sfuggire al suo destino accusando di tentata seduzione il direttore spirituale del monastero che doveva accoglierla. Questo le permise di rifiutare i voti e, anzi, convolò a nozze con Paolo Nini, un facoltoso borghese, che poco dopo la lasciò vedova. Donna Olimpia non si disarmò sposando in seconde nozze un uomo più vecchio di lei di 27 anni che la imparentò con Giovanni Battista, ovvero il futuro Papa Innocenzo X la cui carriera, lo sapevano tutti, passò proprio per le mani della papessa Olimpia. Ossessionata dal denaro, dal potere e dagli eccessi accumulò enormi ricchezze durante la sua vita. Per vederla dovete aspettare il 7 gennaio, il giorno dell’anniversario della morte del cognato, Papa Innocenzo X, dove su una carrozza in fiamme, trainata da cavalli infernali dagli occhi rossi la Pimpaccia scarrozza da Piazza Navona a Ponte Sisto sbeffeggiando tutti, per poi sprofondare con i suoi tesori nel Tevere. Il soprannome la Pimpaccia deriva da una frase scritta su di lei sulla statua parlante di Piazza Pasquino: Olim pia, nunc impia, “una volta religiosa, adesso empia”. Negli ultimi anni, La Pimpaccia ama farsi vedere spesso, l’importante che si supportata da una bella coreografia drammatica. Aspetta infatti le notti autunnali e invernali con pessimo tempo per comparire sul suo carro demoniaco.


5. Una storia antica vede come protagonista un uomo bellissimo, colto e nobile, il marchese LUCA DE MARCHETTIS che a dispetto di come si mostrava nel suo ambiente, brillante ed estroverso, spesso amava trascorre le serate in una solitudine che impegnava, dopo essersi accuratamente travestito, tra i vicoli popolari della città. Queste notti all’insegna del trucco e del gioco, durante le quali il marchese seduceva giovani popolane, presto si trasformarono in incubi crudeli per le giovani malcapitate. Si racconta infatti, che il marchese per paura che le ragazze potessero raccontare dei suoi giochi erotici, le iniziò ad uccidere brutalmente. La smania di sangue, si trasformò in breve in un passatempo irrinunciabile per il marchese. Un giorno in preda ai sensi di colpa e, convinto di essere posseduto dal demonio, si sottopose ad un esorcismo che si concluse con il suicidio. La leggenda vuole che prima di gettarsi dalla finestra, il marchese urlò al prete che cercava di liberarlo dal suo demone “tornerò!”. Da allora il marchese, vestito in maniera impeccabile, passeggia tra i vicoli di Colle Oppio, per poi tornare nella sua abitazione aprire la finestra per gettarsi nel vuoto ancora una volta.


Paola Minaccioni, io nella casa dei fantasmi


Paola Minaccioni, il mistero è immaginare l'infinito

Paola Minaccioni

Il mistero per lei è “riuscire ad immaginare l’infinito” e la curiosità è il motore che muove la sua vita tra teatro, cinema, tv e cabaret. Ama viaggiare e affronta tutto con determinazione e gioia di vivere, purché non si trovi con chi si piange addosso, atteggiamento che negli altri non ama. Abbiamo incontrato Paola Minnaccioni, "Magnifica Presenza" del film di Ferzan Ozpetec, nell’attesa di rivederla al cinema dal 1 giugno nel nuovo film dei fratelli Vanzina “Miami Beach”.

'MAgnifica presenza' di Ozpetec - IL TRAILER UFFICIALE


Paola Minaccioni non crede nei fantasmi, ma nella sua vita di tutti i giorni si inseriscono eventi inspiegabili:” Credo nei ricordi, nelle presenze, credo nell’anima. Il quotidiano è disseminato da casi incomprensibili che, secondo me, succedono quando continui a stupirti della vita, dell’esistenza. La poetessa polacca Wislawa Szymborska continuava a stupirsi anche del perché le nostre le mani hanno cinque dita, non quattro, non sei (ndr La fiera dei miracoli). Così affronto le mie giornate, cercando di non dare niente per scontato”. Nel 2012 vince il Globo d’oro per Magnifica Presenza di Ferzan Ozptec e il suo ricordo speciale, legato al personaggio di Maria, è al primo ciak: “La prima scena che ho girato a Monteverde, quando arrivo in scooter, mostra subito chi è Maria: una donna che ostenta un atteggiamento sicuro, solare e, in realtà, nasconde dentro di sé una grande fragilità. Il suo modo di essere mi è vicino, come a quello di tante donne che combattono ogni giorno facendosi forza, ma custodiscono un mondo emotivo spesso bloccato”.

I personaggi di Paola Minaccioni sono spesso caratterizzati da una grande umanità:”Non credo che esistano dei cattivi che non abbiano un motivo per esserlo e lo cerco, tento di giustificare il personaggio, di non giudicarlo, di capire perché è così. Forse dal mio desiderio di conoscere, nasce questa umanità. Sposo il mio personaggio e cerco di farlo fino in fondo, esplorando altro da me”. È vero che il film fu girato in una palazzina realmente abitata da presenze? ”Si, è vero, la casa è effettivamente inquietante e si avverte un’atmosfera non comune. Le mura sussurrano di chi ha vissuto lì ed è fuggito all’improvviso. Ferzan ha scelto la location con cura anche perché il film nasce dall’esperienza reale di un suo amico che ha raccontato di vivere in una casa occupata da presenze, uomini e donne uccisi brutalmente dagli orrori della seconda Guerra Mondiale”.

Attualmente, Paola Minaccioni è su Rai 1 nella fiction “Una pallottola nel cuore 2” nei panni di Luisa Renzoni per la quale, poco tempo fa, l’attrice aveva anticipato che quest’anno il suo personaggio avrebbe avuto un’evoluzione negativa, cedendo per insicurezza alla slealtà. È così, la mancanza di fiducia in se stessi porta a tirare fuori il peggio? ”Si, porta a non avere fiducia negli altri, in niente e quindi a cercare strade alternative. La Renzoni è stata scritta come personaggio destinato a seminare zizzania in redazione. L’ho voluta addolcire con più simpatia, ma è scorretta per mancanza di autostima. Non le punto il dito contro. Dentro ogni essere umano ci sono tante possibilità e tutti i colori, abbiamo molte note da suonare e scegliamo quale melodia tirare fuori. Del resto, non bisogna temere le parti buie, ma conoscerle, accoglierle e farle stare lì. Negare l’aggressività, l’invidia non ha senso. Fanno parte di noi. Sono sentimenti che devono fluire, per poi lasciarli andare magari”. Ben vengano tutte le sfumature, dunque. Ma la debolezza che negli altri proprio non perdona è il vittimismo:”Ho difficoltà a capire l’atteggiamento di chi si piange addosso per troppo tempo”.

Le chiediamo se in un momento di sua stanchezza ha mai cercato risposte nell’ astrologia o nella fede: “In nessuna delle due. L’astrologia non mi affascina e, per quanto sia cattolica di nascita, in cuor mio cerco ancora un’identità spirituale. Mi sento vicina alle filosofie induiste, all’idea del Tutto, dell’energia che muove il mondo”.

La poliedrica Paola Minaccioni ora è anche a teatro con il suo monologo ”La ragazza con la valigia” e, in calendario, c’è il suo atteso One Woman Show “Voi siete qui”. L’attrice comica e drammatica, che non ama essere catalogata in dei cliché perché sente di essere un’artista con entrambe le potenzialità, ha tanto da dare e da raccontare. Forte di questo, condivide una massima di Plutarco:La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere. “L’idea di riempire mi risveglia una sensazione soffocante. La mente è certamente un fuoco da accendere, grazie alla curiosità per la vita, le esperienze, le persone”. È per questo che nel suo futuro vede ancora un lungo cammino…“Sulla strada da percorrere, mi auguro più tempo per le cose a cui tengo e meno dispersione di energia. Vedo i film, i viaggi da fare, la mia famiglia e, nell’imminente, Miami Beach a giugno al cinema accanto a Max Tortora, Filippo Laganà, Camilla Tedeschi un ritratto scanzonato del mondo italiano che sogna all’estero quello che in Italia non riesce più a trovare: ottimismo, divertimento, leggerezza”.


Il Palazzo dei Coronari e le sue presenze

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Luciana Gentilini, io e il fantasma di casa

Luciana Gentilini

Luciana Gentilini, moglie del celebre pittore de la Joie de vivre Franco Gentilini (1909 – 1981) ha avuto una vita non comune accanto al marito che ricorda cosi: “Quasi niente è banale nella convivenza con un artista: non i ritmi, gli umori, i colori, i silenzi, le parole; non gli amici o i nemici, e le abitazioni o i viaggi. E quasi niente scontato: tutto può accadere e divenire. Tutto può cambiare o restare, o fissarsi o ruotare”. Istintiva e di rara sensibilità, la signora Gentilini racconta che quando il suo amatissimo marito andò via, lei visse sospesa in una sorta di limbo per otto interminabili mesi passati i quali decise di seguire un’attività di ricerca e documentazione sulle opere e sulla vita dell’artista culminata nella pubblicazione di un catalogo generale dei dipinti 1923 – 1981 (De Luca editori). In questa attività frenetica e di riordino dell’archivio del marito, Lucianina, come amava appellarla il marito, continua a curarne le mostre, ha pubblicato un primo libro sulla loro vita “Continuare il tempo” ed è in corso di stesura il suo secondo scritto. Questo lungo dialogo d’amore è stato fortemente voluto per non lasciare andare via il suo uomo, una sintonia che neanche la morte è riuscita a spezzare. La vita non comune di Luciana Gentilini, ricca di ricordi unici, nel corso degli ultimi mesi è stata ulteriormente stuzzicata da una vera e propria entità non visibile che ha incontrato nella sua abitazione in un palazzo in via de' Coronari, nel cuore della Città Eterna.


Signora Gentilini dei fantasmi abitano qui? Quando li ha sentiti per la prima volta?
Le storie sui fantasmi circolano in questo palazzo dagli anni ’70, quando ci fu una prima ristrutturazione. L’ingegnere che ne seguiva i lavori, in collaborazione con la Sovraintendenza ai Beni Culturali, lavorava con due ragazze che si occupavano del restauro degli affreschi. Entrambe hanno raccontato di aver visto più volte un uomo, vestito di nero che attraversava il cortile correndo. Il capo struttura fu obbligato a pagare un operaio aggiuntivo per tenere compagnia alla coppia di restauratrici che erano terrorizzate dalle visite di questo spirito che appariva puntualmente, per poi sparire nel nulla. A seguire, tanti casi di classici colpi d’aria che fanno chiudere le porte in posti nei quali è improbabile che ci siano delle correnti, oggetti spostati fino a veri e propri contatti fisici. Una donna che viveva qui anni fa sosteneva di avere incontrato un’anima vestita in velluto nero e calze bianche vista anche dagli altri condomini, tant’è che le chiesero se avesse organizzato una festa in maschera. Una sera, alla fine di una cena a casa sua, gli ospiti dopo averla salutata, furono letteralmente spinti da una di queste presenze. Un’altra coinquilina, tormentata dai brusii e rumori continui nell’ingresso, si rivolse a un “acchiappa fantasmi”. Era un ragazzo che si portò dietro uno strano aggeggio che, appena varcata la soglia dell’abitazione, iniziò a rilevare i segni di queste anime. Ultimamente, una famiglia intimorita dalle entità ha preferito andare a vivere altrove, pur rimanendo proprietaria dell’appartamento frequentato periodicamente dai fantasmi. Il mio primo incontro l’ho fatto sull’uscio di casa. C’è uno sgabuzzino accanto all’ascensore che è sempre chiuso a chiave. Un giorno rincasando ho trovato la porta aperta. Ho pensato che avessero fatto dei lavori e ho deciso di chiudere la porta. Quando ho afferrato la maniglia, ho sentito qualcuno che l’afferrava dall’altra parte con grande forza per sbatterla. Non ho avuto dubbi anche perché già conoscevo le voci su questo palazzo. Poi, sono cominciate le sparizioni dentro casa. Oggetti spostati, perduti fino alla notte in cui non ho avuto un incontro ravvicinato.

Ne ha visto uno?
Si, pochi mesi fa. Ho l’abitudine di svegliarmi molto presto al mattino, verso le sei. Quella mattina, dormivo profondamente e, ricordo ancora il sogno, tentavo di aprire la porta di una stanza senza riuscirci quando “ho sentito” qualcuno accanto a me. Ho aperto gli occhi e di fronte al mio letto ho visto una donna che mi scrutava inginocchiata. Era vestita di nero, aveva lunghi capelli dello stesso colore e occhi penetranti. La prima cosa che ho pensato è stata, ma i fantasmi non sono sempre vestiti di bianco (ride)? Poi, ho avuto paura soprattutto per l’espressione dello sguardo a metà tra il curioso e il minaccioso. In effetti, era soprattutto uno sguardo ostile, non lo posso dimenticare. Sono balzata su dal letto e lei è fuggita, l’ho inseguita fino in cucina dove si è dileguata. Non è stata suggestione o frutto di un errore. Era un fantasma non sono certa.

Cosa crede che volesse?
Non lo so. Durante il Medioevo il palazzo era abitato dalla nobiltà nera sulla quale si appoggiava il Vaticano ogni volta che aveva bisogno di punire eretici o rei. Al centro del Palazzo c’è un cortile, qui venivano portati i peccatori per essere giustiziati sulla forca. Forse le anime che circolano qui, ci sono da quel tempo.

Dopo cos’ha fatto?
Ho avuto paura, un po’ ce l’ho ancora (ride) tant’è che nelle notti successive a quell’incontro avevo una piccola luce accesa nella stanza da letto. Sono andata alla ricerca del ghost hunter senza successo e poi mi sono informata sui rimedi più casalinghi anti fantasma. Ho saputo che l’incenso, usato da sempre nelle cerimonie, ha la proprietà di allontanare ciò che è negativo. Sono andata in una nota erboristeria del centro, vicino Torre Argentina, e un po’ in imbarazzo ho chiesto un incenso che potesse scacciare i fantasmi. Con mia grande sorpresa, non si sono impressionati affatto. Si sono limitati a correggermi “non si tratta di fantasmi, ma di anime” e mi hanno aiutato. Credo fossero informati, anche perché l’erboristeria è all’interno di un palazzo che è frequentato da anime deportate e uccise violentemente dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno dato un incenso etiope, consigliato di inserire il bastoncino sulla metà di una mela e accenderlo fuori dalla porta prima di andare a dormire. Così ho fatto e, da allora, non l’ho più vista. Confesso che nel dubbio sono anche andata dai frati della Chiesa Spagnola a Piazza Navona. Mi hanno consigliato di pregare e di indossare ogni giorno un rosario di legno (ndr lo fa vedere). Non so se sia stato l’incenso o la fede, comunque per ora non mi disturba. Se dovessi dire che non ho paura, direi una bugia ma io voglio vivere qui'.

È cambiato il suo rapporto con la fede?
Sono sempre stata credente, adesso credo di più. Non so se esiste un Paradiso e un Inferno, ognuno si fa un’idea propria su questo, credo nell’aldilà e credo in una vita dopo. Non capisco chi dice di essere ateo e addirittura mette al mondo dei figli. Quando sento le persone che affermano questo, ho una reazione molto forte. Per me è una cosa del tutto incomprensibile. Credo che chi si riconosce ateo non crede nella vita, ha paura della morte e se fa figli lo fa con un’inconscia idea di mettere al mondo dei condannati a morte. Come si può non credere che ci sia altro dopo? Come si può vivere con quest’idea di negazione della vita? Non ho paura della morte, sono serena, ho fede. Il dubbio è comprensibile, l’ateismo no. So che rivedrò l’uomo che amo e ho sempre amato. Torneremo a stare insieme finalmente. Di lui mi manca tutto, anche se lo sento sempre vicino a me, lavoriamo insieme tutto il giorno. Ogni volta che ho avuto bisogno di una risposta, di un aiuto lui me l’ha dato. Mio marito era un uomo di grande talento, di grande energia, di grande personalità con una capacità non comune. Era in grado di smussare le situazione, le persone più complesse con calore. Abbatteva i muri, per andare direttamente al cuore. Quando camminavamo, mi teneva sempre la mano sulla spalla con grande forza e dolcezza. Mi manca la sua sicurezza. Questo grande dono che è la vita non può fermarsi con la morte. Con lui lavoro tutto il giorno e non parlo di spiriti o di presenze, parlo di un intesa d’amore che la morte non ha interrotto e che ricominceremo vicini quando saremo di nuovo insieme.


Roma, il cinema e i fantasmi

Fantasmi a Roma

Si potrebbe aprire un prontuario sui film, rappresentazioni teatrali, artistiche che hanno come soggetti fantasmi di anime antiche, ma trattandosi di Roma sono due le citazioni d’obbligo, una di ieri e una di tempi più recenti: Fantasmi a Roma e Magnifica Presenza.


Fantasmi a Roma
Diretto dal regista Antonio Pietrangeli definito “un’invisibile presenza” del mondo del cinema degli anni ‘70, che ne siglò la sceneggiatura con Ennio Flaiano, Ettore Scola e Ruggero Maccari il film del 1961, fu girato a Palazzo Gambirasi, di fronte alla Chiesa di Santa Maria della Pace, e vicino via dell’Anima. Il regista scelse forse casualmente questa zona che insieme a via dei Coronari e Via dei Portoghesi, caso buffo, sono vicoli particolarmente battuti dalle presenze e ricchi di leggende sugli spiriti. Per la sua opera Pietrangeli volle un cast straordinario: Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Tino Buazzelli e Sandra Milo che animarono con eleganza la storia dell’anziano Principe Annibale di Roviano in placida convivenza con un gruppo di fantasmi. Nessuno poteva vederli tranne lui e, quando muore a causa di un’esplosione, il suo unico erede, Federico da Roviano e la sua ragazza, una donna avida e con velleità da attrice, decidono di cedere il palazzo a degli speculatori che lo vogliono trasformare in un supermercato. Le presenze della casa Poldino, Fra Bartolomeo, Donna Flora e Reginaldo, decidono di salvare l’antica residenza patrizia chiedendo l’aiuto ad un fantasma pittore del ‘600, Giovan Battista Villari, detto “il Caparra che sul soffitto della enorme camera da letto dipinge un grandioso affresco nel giro di una notte. Un critico d’arte chiamato per fare una perizia sul strano dipinto dichiara che si tratta di un’opera del Caravaggio, suscitando le ire del Caparra che provvede a rompergli una gamba, dando inizio ad una serie di contrattempi che salveranno il palazzo dai piani degli speculatori. Raffinato e spiritoso, il film è una commedia bellissima edito in DVD da Cristaldi Film.

Magnifica Presenza
Il film di Ozpetec non sono mai scontati, mai banali. Le sue opere, camuffate da commedie ben confezionate ed eleganti, sono delle montagne russe emozionali che portano chi ha il piacere di usufruirne su e giù in una geografia di suggestioni fatta di musiche e personaggi al limite. Magnifica Presenza, è un film del 2012 del regista turco girato in un palazzo di Trastevere che, voce di popolo, è realmente infestato. Il giovane Pietro (Elio Germano) si trasferisce a Roma per diventare attore e, con l’aiuto della cugina Maria, la bravissima Paola Minaccioni, trova casa in un Palazzo già abitato


Sulle tracce di Lucia, l'ultimo fantasma


A caccia di fantasmi

Il remake in rosa del film Ghostbusters

Il CICAP

E per chi ai fantasmi proprio non vuole mollare, cosa si risponde? Con un approccio scientifico curato dal Cicap, Comitato Italiano per il controllo delle Affermazioni sul Paranormale. Organizzazione scientifica ed educativa, senza scopo di lucro, il Cicap promuove un’indagine scientifica e critica nei confronti del paranormale, dei misteri, dell’insolito. Nato nell’89 per iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di scienziati, intellettuali e appassionati, i soci hanno sottoscritto la seguente dichiarazione comune:”Giornali, settimanali, radio e tv dedicano ampio spazio a presunti fenomeni paranormali, a guaritori, ad astrologi, a pratiche mediche cosiddette alternative, trattando tutto ciò in modo acritico, senza alcun criterio di controllo; anzi cercando, il più delle volte, l’avvenimento sensazionale, che permetta di alzare l’indice di vendita o ascolto. Noi riteniamo che ciò sia profondamente diseducativo e contribuisca non solo ad incoraggiare la già diffusa tendenza all’irrazionalità, ma anche dare credibilità ad individui che traggono profitto da questa situazione”. “La scienza non riesce a trovare alcun vero fenomeno paranormale da spiegare” sottolinea Massimo Polidoro, divulgatore scientifico e segretario del Cicap. Per informazioni e approfondimenti: www.cicap.org.

I TOUR

La Capitale della cristianità di demoni ne è popolata in lungo e largo. Ce ne sono talmente tanti, che le anime hanno dato un’ottima idea per visitarla sotto una luce più oscura. Se non avete voglia di visitare i luoghi infestati da soli, potete rivolgervi ad un’Associazione Culturale che organizza tour per fantasmi. Esiste veramente, si chiama Genti e Paesi e organizza visite della durata di circa 2 ore, inclusa la comparsa di 4 attori che lungo il percorso vi accompagneranno nei luoghi visitati dalle anime da maggio a giugno 2016. Per info: info@gentiepaesi.it. Prenotazione obbligatoria, perché le visite sono sempre full. E ricordate sia che nei fantasmi ci crediate o meno, come disse quel tale: la vita è un mistero solo per i curiosi…


(Credits: Wikipedia; I Fantasmi di Roma - Fabrizio Falcone, 2016 Newton Compton Editori; Romanuda)