Sanremo 2020: Rula Jebreal e Diletta Leotta all'Ariston

Rula: 'Scale più importanti? Avevo 20 anni. Facciamo parlare la musica e cerchiamo di fare un passo avanti'

Foto di Ettore Ferrari SANREMO

Elegantissima nell'abito lungo color argento, Rula Jebreal entra in scena sul palco dell'Ariston: "Sanremo è un posto carico di energie bellissime, ma le scale più importanti sono quelle dell'aereo che mi ha portato in Italia quando avevo vent'anni", dice visibilmente emozionata. "Stasera facciamo parlare la musica e tutti noi cerchiamo di fare un passo in avanti", dice ad Amadeus che le chiede un consiglio. "Cerchiamo di non fare gaffe magari", aggiunge con un sorriso. E il conduttore: "Non posso prometterlo, ma mi impegno".   

"Ce l'ho fatta!": allarga le braccia al cielo soddisfatta Diletta Leotta, la prima delle regine del festival di Sanremo 2020, dopo aver superato la prova incubo della scala con un sontuoso abito da gran gala giallo sole. "Sono quindici i gradini. Ma poi arrivi qui e si apre un mondo meraviglioso, la platea dell'Ariston".

"La bellezza capita ma non è un merito": Diletta Leotta, 28 anni, fa un monologo sull'avvenenza che sfiorisce e il valore dei segni del tempo. Riconosce che essere belle è un vantaggio "sennò col cavolo che sarei qui", dice, prima di presentare la nonna Elena, naturalmente bella ad 85 anni, seduta in platea. In siciliano, Diletta cita un detto ripetuto spesso dalla nonna: "La bellezza è un peso che con il tempo ti può far inciampare se non lo sai portare". Poi sul maxi schermo appare una simulazione dell'invecchiamento della conduttrice televisiva, quando dovrebbe avere l'età di sua nonna, nel 2076. "In questo tuo lunghissimo tempo sei riuscita e riempirti le tasche di storie da raccontare ma hai lasciato dietro di te la giovinezza e la bellezza che faceva girare la testa ad ogni uomo", dice ancora rivolgendosi a nonna Elena. "A 85 anni sarò felice?", si chiede, prima di concludere: "Mi hai insegnato a non essere semplicemente bella, semmai diversamente bella, e come trovare l'amore".  

"Non dobbiamo più avere paura, noi donne vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, essere silenzio e rumore e musica". L'urlo di Rula Jebreal contro la viole nza sulle donne ha il tono pacato e durissimo insieme della denuncia, del racconto del dramma della madre suicida dietro lo stupro, delle canzoni scritte da uomini, Battiato, Vasco Rossi e Francesco De Gregori che dimostrano che "è possibile trovare le parole giuste per raccontare l'affetto, il rispetto e la cura".

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