Aprono al pubblico le stanze private di Giacomo Leopardi

Olimpia Leopardi, 'ala chiusa da 200 anni, grande emozione'

di Federica Acqua RECANATI (MACERATA)

RECANATI (MACERATA) - Il settecentesco scalone d'ingresso e il salone azzurro con i dipinti degli antenati. La Galleria con le collezioni d'arte e i giardini di ponente e di levante, e infine il salottino dei fratelli Leopardi e la stanza da cui Giacomo contemplava le 'vaghe stelle dell'Orsa. Aprono da oggi al pubblico gli appartamenti privati di Giacomo Leopardi a Recanati, che saranno visitabili dal martedì al venerdì solo su prenotazione, chiamando il numero 339 2039459, ovviamente con tutte le misure di sicurezza anticontagio. Fissata a marzo, ma rinviata a causa della pandemia, l'inaugurazione del percorso 'Ove abitai fanciullo', arriva oggi per volere del conte Vanni Leopardi, morto lo scorso anno, e della figlia Olimpia, discendente diretta del poeta di cui custodisce da sempre le memorie e tuttora residente assieme ai figli nell'antico palazzo di famiglia, affacciato sulla Piazzola del Sabato del Villaggio, assieme ai figli. Un'iniziativa che ha richiesto un attento restauro della dimora, effettuato unendo tecniche e materiali antichi a tecnologie d'avanguardia, che ha consentito anche di riportare le decorazioni parietali grossolanamente ridipinte nel 1937, anno di nascita del Centro Studi Leopardiani, al loro splendore originario e di eliminare gli atavici problemi d'umidità. Oggi, percorrendo quelle stanze, che come Giacomo scrisse "non sono altro che una rimembranza della fanciullezza", si possono ammirare i dipinti e l'albero genealogico del poeta assieme alle collezioni di libri, oggetti d'arte, medaglie e monete raccolte dal padre Monaldo, l'arazzo rosso con lo stemma dei conti Leopardi di San Leopardo, connotato dal leone rampante con corona comitale e croce di Malta. E ancora proseguendo, le casse di legno rivestite in cuoio con le iniziali degli sposi, che contenevano il corredo della madre Adelaide, e le assi di legno poste su pavimento per simulare il proscenio di quel piccolo teatro dove il conte Monaldo inscenava recite scritte con lo stesso Giacomo, assieme ai dipinti degli animali al pascolo: i 'figurati armenti' citati ne Le ricordanze. Infine, salendo una scala a chiocciola, nell'ala del palazzo detta le Brecce per il pavimento a mosaico veneziano, il salottino dove Giacomo e i fratelli Carlo e Luigi intrattenevano nel tempo libero, e poco dopo la camera di Carlo e quella del poeta, fonte ora come allora di continue suggestioni, perché in nessun scrittore come in Leopardi i luoghi sembrano coincidere col linguaggio dell'anima. Sono stanze, quelle delle Brecce, chiuse da 200 anni, da quando Giacomo lascia definitivamente Recanati nel 1830, e da allora custodite nel ricordo del poeta ed escluse dall'utilizzo domestico. Tanto che oggi Olimpia Leopardi ha ricordato la proibizione di andarci da bambina: "quando le ho viste durante i lavori è stata una grande emozione". Agli ambienti privatissimi delle Brecce è legato il ricordo di Silvia, cioè Teresa Fattorini, figlia del cocchiere, e Nerina, altra citazione de Le ricordanze, identificata con Maria Belardinelli, giovane "tessitora" recanatese che abitava dall'altro lato della strada. Due ragazze vere, "con le quali talvolta parlavamo a segni" ricordò il fratello Carlo. Da qui Giacomo trasse ispirazione per i suoi più famosi idilli, che oggi ripercorrendo quegli spazi, tornano a ricordare ai visitatori la sua grandezza.

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