Editoriale, apre il nuovo Macro tra museo e magazine

Prima tappa per Museo immaginazione preventiva di Luca Lo Pinto

di Daniela Giammusso ROMA

ROMA - Il The Long Hello composto di tappetini da ufficio di Nicole Wermers, ad accogliere. Poi subito la grande parete delle bandiere di Pierre Bismuth, che sovrappongono vessilli dei Paesi "ospitanti" con quelli della nazione dei migranti maggiormente accolti (per l'Italia è il Bangladesh). E ancora il grande Demos Gold Bar di Andreas Angelidakis che troneggia con 46 moduli in similpelle dorata. Fino alle Martellate con cui Marcello Maloberti, pennarello su carta, esprime il suo dissenso, tra il serio e il faceto, confessando "Io odio il design". Riparte da qui la storia del Macro, il museo d'arte contemporanea costruito tra le mura storiche del birrificio Peroni e le architetture nuove di Odile Decq, che da oggi diventa ufficialmente Museo per l'Immaginazione preventiva sotto la guida del neo direttore Luca Lo Pinto (che nel titolo cita il movimento lanciato a Roma nel '73 da Benveduti, Catalano e Falasca, per un'arte capace di rivoluzionare la società). Primo appuntamento, rimandato causa emergenza sanitaria, è con il suo "Editoriale", tassello inaugurale del progetto triennale che fino al 2022 concepirà il museo come un grande magazine.

"Abbiamo lavorato fino a questa notte per riuscire a riaprire e iniziare a interagire con il nuovo progetto - racconta il Presidente del Cda di Palaexpo, Cesare Pietroiusti - Sarà un museo che interpreta la contemporaneità come una sfida di attraversamenti di tempi diversi, creando ponti temporali" in una continua "ricerca del senso del domani. Un'opera d'arte dice - non solo offre una rilettura del passato, ma ponti verso significati ancora da venire". In questa direzione, concorda il vicesindaco con delega alla crescita culturale, Luca Bergamo, va "la scelta dell'ingresso gratuito al Macro o della carta a 5 euro per i Musei Civici. Non per far venire più pubblico - spiega - ma per l'esperienza che viene dal confronto con le opere d'arte". Soprattutto ora che, sottolinea, "la questione non è ripartire, ma cominciare a camminare in un'altra direzione".

L'Editoriale di Lo Pinto è dunque una mostra "manifesto" del progetto che si svilupperà al Macro. Fino al 27 settembre raccoglie quasi 40 artisti, attraversando generi, stili e soprattutto generazioni, dalla A di Xavier Aballì fino a Eduardo Williams & Marian Blatt. In tutto 150 opere, molte create per l'occasione o mai esposte, che per la prima volta dilatano lo spazio espositivo in tutta la superficie del museo, occupando 10 mila metri quadri di spazi, anche quelli normalmente non destinati all'esposizione. "Riaprire a luglio - racconta Lo Pinto - è una scelta, anche per superare il concetto del grande evento, che alla fine riguarda solo una nicchia di persone. La gratuità rende il Macro una sorta di rifugio, dove passare, guardare anche solo una parte delle opere, ritornare". Ad agosto, aggiunge Eleonora Guadagno, presidente della Commissione Cultura del Comune, Il Macro "uscirà" dalle sue mura con "Tracce/Traces", mostra di Lawrence Weiner prodotta dal museo e curata sempre da Lo Pinto, con una serie di banner aerei sul litorale tra Ladispoli e Anzio. Per metà ottobre, già pronto "un programma di progetti", prosegue il direttore, mentre "il 3 dicembre aprirà il Museo impaginato". Torna però il tema del destino della collezione permanente, composta da 1.200 pezzi del XX secolo da Carla Accardi a Sanfilippo, Schifano, Pascali, Ontani. "E' la prima cosa su cui mi sono interrogato - risponde - Le opere per ora non sono accessibili. Ho scelto di farle fotografare da Carla Silva e costruire un Retrofuturo, una sorta di palinsesto che metterà in dialogo le loro gigantografie con opere di giovani artisti italiani. L'idea è far diventare il Macro un museo che punta sulle generazioni che non vengono rappresentate, o quasi, nei musei".

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