Nel Parmense l'età d'oro dell'animalismo italiano

A Traversetolo Renato Brozzi e la scultura animalista

Redazione ANSA TRAVERSETOLO

- TRAVERSETOLO - Il 'Cavallo in movimento' di Ercole Drei, del 1928, è un bozzetto del più monumentale esemplare della Quadriga che svetta sul Palazzo di Giustizia di Messina. Drei la realizzò ispirandosi ai cavalli di San Marco a Venezia per la costruzione dell'edificio, su progetto di Marcello Piacentini, dopo il rovinoso terremoto della città del 1908. È una delle oltre 100 opere di più di 50 artisti che potranno essere ammirate da oggi al museo Renato Brozzi di Traversetolo, Parma, nella mostra 'Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento'.
    Nell'allestimento va in scena l'età d'oro dell'animalismo italiano, attraverso i suoi più memorabili rappresentanti: oltre a Brozzi, Rembrandt Bugatti, Duilio Cambellotti, Guido Cacciapuoti, Antonio Ligabue, Guido Righetti, Sirio Tofanari, Felice Tosalli. Curata da Alfonso Panzetta, specialista di scultura italiana dell'Ottocento e primo Novecento, e da Anna Mavilla, curatrice onoraria del museo, affronta per la prima volta in modo unitario, a livello nazionale, questo genere di straordinaria originalità e bellezza. L'evento rende anche omaggio a Renato Brozzi (1885-1963), che in questo particolare filone fu subito in prima fila come esponente di spicco. Non a caso la mostra è allestita nel museo dedicato allo scultore, cesellatore e orafo traversetolese definito da Gabriele D'Annunzio il "più grande animaliere italiano dopo il Pisanello". L'esposizione chiuderà il 30 maggio. Informazioni su www.museorenatobrozzi.it. 
   

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