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Valeria Bruni Tedeschi e Louis Garrel, il teatro è febbre

Lui è mito Chereau, lei in gara con autobiografico Les Amandiers

Valeria Bruni Tedeschi © AFP
  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • CANNES
  • 22 maggio 2022
  • 20:20

Il teatro che affascina, che ti cambia la vita per sempre e il mestiere dell'attore "che può essere molto doloroso, destabilizzante se non riesci a restare equilibrato". Valeria Bruni Tedeschi alla sua quarta regia resta per una volta dietro la telecamera per raccontare i suoi specialissimi anni di formazione, alla scuola di teatro di quel mito che è stato Patrice Chereau negli anni '80, un modo per "restare giovani per sempre", dice raccontando LES AMANDIERS, il film in concorso oggi al festival di Cannes, una produzione francese (con anche l'Italia dentro con Angelo Barbagallo di Bibi films tv e Arte France con Rai Cinema e Lucky Red che poi lo distribuirà in sala).

Accanto a lei il suo ex compagno per molti anni, padre delle loro figlia Oumy Celine, cui ha affidato proprio il ruolo di Chereau: Louis Garrel, che al festival presenterà la sua nuova regia, L'Innocent nel giorno in cui Cannes celebra il suo 75/o anniversario, dopo essere stato anche nel cast delle Vele Scarlatte di Pietro Marcello. Una ex coppia - lui è sposato con Laetitia Casta da cui ha avuto un bambino, Azel - molto unita e confidente che si completa le risposte in modo affettuoso, facendo emergere una vicinanza di esperienze, di amicizia e di vita.

Valeria Bruni Tedeschi

"E' stata Valeria tanti anni fa a farmi conoscere e frequentare Chereau che poi mi venne a vedere a teatro e mi fece fare un provino - racconta Garrel - lui ti trasmetteva la febbre, per questo lavoro, per la vita, per le passioni, per l'amore, una febbre che tutti vorremmo avere". Quegli anni '80 nel laboratorio avanguardista di Chereau, in cui vita privata e scuola di teatro si fondono a creare un gruppo di amici/colleghi, legami per sempre, gioie e molti dolori (la droga che irrompe con un lutto choccante, l'Aids con le prime vittime) sono riportati nella storia del film che diventa un'opera di crescita, formazione proprio come accadde alla Bruni Tedeschi divorata sin da ragazzina dalla voglia di teatro, così forte da farla accettare alla sua famiglia alto borghese.

"Questo lavoro ti prende, ti può fare grande felicità ma anche grandi vuoti in attesa che ti chiamino, devi lottare per restarne indipendente. Se nostra figlia - dice Valeria - volesse fare questo mestiere confesso che avrei paura". Aver fatto la scuola di Chereau è stata una specie di leva militare, totalizzante: "c'era una grandissima vitalità, una giovinezza che esplodeva, una energia incredibile e anche una violenza nel senso che lui era fortemente esigente nei confronti degli attori, poteva essere brusco , duro". Prosegue Garrel: "Patrice era un Dio vivente, tutti me compreso allora erano soggiogati da questa mentalità forte. Anche se eri in una cena con lui, dava l'impressione di lavorare sempre, sempre concentrato, angosciato, mai leggero, aveva una grande passione per il lavoro e per gli attori, un po' come Nanni Moretti". Un po' scherzando un po' no Garrel rivela che "Valeria era innamorata di lui. Tutti lo erano e pronti a sacrificarsi per lui fino alla morte".

Per l'occasione del film a Nadia Tereszkiewicz, che interpreta Stella (il personaggio che rappresenta Valeria), la regista ha dato i suoi abiti originali dell'epoca e la costumista Caroline De Vivaise ha trovato negli archivi proprio i costumi della messa in scena Platonov che è nel film. Nella scelta di raccontare i suoi anni formativi in Les Amandiers, c'è anche una idea di giovinezza, una voglia di restare giovani. "Il tempo che passa è un qualcosa che mi angoscia da sempre, non è tanto invecchiare ma proprio vedere sfuggire il tempo. Da ragazzina a fine estate continuavo a mettere il costume anche in città per prolungare la stagione", aggiunge Bruni Tedeschi. Louis Garrel, non nuovo ai personaggi storici - è stato tra l'altro anche Godard nel film di Michel Hazanavicius presentato a Cannes nel 2017 - definisce quello dell'attore di teatro "un mestiere, mentre il cinema per me è come un hobby". Come mai lo vediamo così spesso nei film italiani? "Mi piace lavorare con gli italiani, hanno una visione del cinema fatta di derisione e passione".

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