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Omaggio alle pioniere dimenticate, chi sono le 58 donne che hanno vinto il Nobel

Da Gerty Cori, la prima per la medicina, a Bertha von Suttner la prima per la pace

Nobeldonne Marie Curie_1903 e 1911 © ANSA
  • di Agnese Malatesta
  • 25 novembre 2020
  • 14:40

Marie Curie, la più popolare. Certo è colei che di premi Nobel ne ha ricevuti ben due, nel 1903 e nel 1911. Ma per lo più le 58 donne premiate finora dall’Accademia Svedese sono pioniere sconosciute, spesso dimenticate. Scienziate, scrittrici, attiviste di cui raramente c’è traccia nei libri, vivono in un’ombra immeritata ed ingiusta. E’ a queste donne eccezionali che la storica testata femminista NoiDonne (ora online), dedica l’Agenda 2021. E’ titolata NOBELdonne e racconta i loro successi e i loro percorsi segnati spesso da discriminazioni di genere.
Come la biochimica ceca, naturalizzata statunitense, Gerty Cori, prima donna premio Nobel per la medicina nel 1947. Premio che condivise con il marito e un collega per le scoperte sul glicogeno, in particolare per una via metabolica chiamato ‘ciclo di Cori’. Non fu facile per lei iscriversi all’università, in un’epoca in cui nelle scuole femminili non si insegnavano materie scientifiche. Riuscì comunque a superare il test di ammissione all’università grazie all’aiuto di una professoressa. In seguito dirà che quel test è stato l’esame più difficile affrontato in vita sua.
Nel 1909, ad otto anni dalla nascita del premio, una scrittrice svedese, Selma Lagerlof, riceve il Nobel per la letteratura. La prima donna ad avere il riconoscimento in questa categoria: bisognerà poi aspettare 17 anni perché una collega, l’italiana Grazia Deledda, ricevesse lo stesso premio. Lagerlof fu autrice di numerosi romanzi e racconti sulla vita e i costumi del suo paese; divenne poi membro dell’Accademia Svedese e a lei è intitolato un asteroide, 11061 Lagerlof. Il suo volto compare sulla banconota da venti corone svedesi.
Prima donna a ricevere il Nobel per la pace, nel 1905, fu l’aristocratica austriaca Bertha Von Suttner nel 1905. Scrittrice, la sua opera principale ‘Giù le armi’, fu pubblicata nel 1889. Von Suttner fu soprattutto un’attivista pacifista.La sua effigie compare sulla moneta austriaca da 2 euro. Von Suttner scriveva: “…disarmo totale di tutto le nazioni e istituzione di una corte d’arbitrato per risolvere i conflitti internazionali facendo ricorso al diritto e non alla violenza”.
Premio per la letteratura nel 1938 a Pearl Sydenstricker Buck. Statunitense, figlia di missionari della chiesa presbiteriana, passò l’infanzia in Cina dove subì con la famiglia atti di razzismo. Educata da una tata cinese, considerò il cinese la sua lingua madre. Il suo romanzo più famoso, ‘La buona terra, le valse anche la medaglia di riconoscimento dell’American Academy of Arts and Letters. Negli Usa si dedicò al rispetto dei diritti umani e diede vita ad una fondazione per l’assistenza dei bambini asiatici. Fra le sue opere, anche cinque romanzi che pubblicò sotto lo pseudonimo maschile di John Sedges.
Dorothy Crowfoot Hodgkin deve il Nobel per la chimica nel 1964 alla passione per la materia nata dopo aver ricevuto in dono dalla mamma per il 16/o compleanno un libro sulla cristallografia a raggi x. Con le sue ricerche contribuì alla conoscenza di strutture di fondamentali biomolecole, come il colesterolo e l’insulina. Il Nobel le su assegnato per le ricerche sulla vitamina B-12. E’ stata una donna impegnata anche per il diritto allo studio e la pace nel mondo; nel 1987 ottenne il Premio Lenin per la pace grazie all’attivismo per il disarmo prodotto alla Guerra fredda.
Nel 1935, il Premio Nobel per la chimica va ad una figlia d’arte: Irene Jolio-Curie, figlia dei coniugi Curie e della famosa Maria. Anche di lei, si parla comunemente poco.
Cilena la prima donna latinoamericana a ricevere un premio Nobel per la Letteratura, 1945: Gabriela Mistral (pseudonimo di Lucila de Maria del Perpetuo Socorro Godoy Alcyaga), scrittrice, poetessa e femminista. A causa della situazione politica del Cile agli inizi del secolo scorso, ebbe non pochi problemi a soddisfare la sua passione che era l’insegnamento. Fu contrastata anche per la sua attività contro il maschilismo dell’epoca.
Fra le ‘dimenticate’ d’eccellenza, l’immunologa francese Francoise Barré-Sinoussi, premio Nobel per la medicina nel 2008, ricevuto insieme al più noto e citato Luc Montagnier, per lo studio sull’Hiv. Nel 2004 è stata Wangari Maathi, prima donna africana a ricevere il Premio Nobel per la Pace per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”. Una donna che ha creato un movimento di donne in difesa dell’ambiente in Africa e ha piantato milioni di alberi. Da ricordare anche la biologa statunitense, Carol W. Greider - Nobel per la Medicina nel 2009 per gli studi sull'invecchiamento delle cellule- che è riuscita a seguire la passione per lo studio nonostante le difficoltà dovute alla dislessia e all'emarginazione e denigrazione subita a scuola. Perseguitata dalle leggi razziali, e nonostante tutto scienziata superba, Rita Levi-Montalcini, la seconda italiana insieme a Grazia Deledda ad aver ricevuto un premio Nobel. Ottenne nel 1986 quello per la medicina per aver scoperto il fattore di accrescimento della fibra nervosa, noto come NGF.Fu nominata senatrice a vita nel 2001 e fu ammessa, prima donna, alla Pontificia accademia delle scienze. E’ a questa donna che NoiDonne dedica l’Agenda 2021, in vista del decennale della sua scomparsa nel 2022. Ma sono tante le donne che hanno dato lustro alla conoscenza umana, Nobel o non, modelli di vita. “E’ un piacere soffermarsi sulle fotografie che le ritraggono e, guardando oltre le diversità dei tempi in cui hanno vissuto, troviamo che comunicano la fierezza di chi ha avuto il coraggio delle proprie idee”, si legge nella prefazione dell’Agenda: “La scelta di dedicare alle NOBELdonne questa agenda si è incrociata con quattro premi assegnati alla fine del 2020, ben quattro dopo decenni di anticamera e ingiuste sottovalutazioni di talenti, ricerche e risultati”.
Forse c’è qualcosa che si sta muovendo. “Il Nobel ha un indiscusso valore simbolico riconosciuto a livello mondiale e la sua autorevolezza registra il cambiamento, e al contempo lo potenzia, rilanciando un messaggio che ha una grande capacità di incidere nella percezione diffusa della figura femminile. Il modello che queste ‘splendide 58’ propongono è magnificamente controcorrente: non sono donne di successo, inteso come affermazione personale. Sono piuttosto esempi vincenti di come sia possibile vedere riconosciuta - e autorevolmente premiata - la scelta di seguire le proprie passioni”.

 

  • di Agnese Malatesta
  • 25 novembre 2020
  • 14:40

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