Beauty & Fitness

Body positivity e selfie dismorfia, i due opposti su bellezza e perfezione

Ossessionati dal foto ritocco sempre più giovani, con la pandemia boom di richieste dal chirurgo estetico

Selfie e bellezza - foto iStock. © Ansa
  • di Alessandra Magliaro
  • 07 aprile 2021
  • 21:06

La body positivity, l'accettazione di sè, della propria unicità non omologabile, da movimento di protesta nato qualche anno fa per reclamare il diritto ad esistere di corpi non convenzionali, solitamente mal rappresentati dai Media come persone in sovrappeso e anche con disabilità, si è ampliato nella sua accezione ed è diventato un trend in piena esplosione e contamina anche la moda e il beauty persino il design esaltando la bellezza nella sua complessità. 
L'idea di body positivity si è allargata per diventare un concetto culturale che nelle speranze dovrebbe educarci e cambiarci profondamente fino a diventare una sorta di prevenzione per discriminazione, razzismo, bullismo e infelicità per il proprio aspetto. Non è solo accettarsi come si è, che è un importante processo di maturazione e non va neanche bene sempre, perchè se sono sovrappeso è bene per la mia salute che cambi il mio regime alimentare per fare un esempio, è piuttosto una idea di stare bene con se stessi, comprendersi nei difetti che sono tali molto spesso se rapportati ad una bellezza omologata.
Ma come tutti i processi sociali, la body positivity non è uno switch facile e anche se c'è una grande accelerazioni in atto, resta un fenomeno lento. E così l'idea di voler essere perfetti secondo canoni prestabiliti e riproposti dai media (per quanto anche qui le cose stanno cambiando) è l'aspirazione ancora di tantissime persone. Vogliamo essere belli e soprattutto perfetti, omologamente perfetti, con il viso spianato, il naso piccolino, gli occhi da cerbiatto, le sopracciglia disegnate, i capelli lisci.
Ed è attuale in questa prolungata fase pandemica in cui siamo sempre sui social, anche la “selfie dysmorphia” o “filter dysmorphia”. Ossia in sintesi il concetto opposto di body positivity: si tratta di una percezione falsata di sé, causata dall’abuso dei filtri social, dall'ossessione del foto ritocco, che rimandano un’immagine di sé stessi non più obiettiva ma totalmente edulcorata. Questa alterazione della realtà e della percezione di sé potrebbe causare gravi problemi psicologici e creare una generazione di “avatar” digitali. Sempre più persone, infatti, anche e soprattutto tra gli under 25, si rivolgono oggi al chirurgo plastico o al medico estetico per essere uguali a come appaiono con l’effetto filtro delle foto o pubblicano solo foto ritoccate. Sentirsi bene nella propria pelle è invece una lotta intima e personale ma tra i tanti segnali presenti nel mondo virtuale, accanto ai filtri spianarughe che fanno credere agli altri e di riflesso a noi stessi di essere bellissimi nascono anche filtri che nell'esaltare la “Skin Positivity” lanciano il messaggio opposto: la valorizzazione di persone imperfette ma dallo spirito positivo. Si chiama Superfections, il nuovo filtro Instagram SVR e ispirato alla #skinpositivity: l'effetto del filtro mostra le imperfezioni sotto una luce diversa e le trasforma in punti di forza, così le rughe frontali sono simbolo di pensieri profondi, le occhiaie raccontano notti di festa, magari anche solo on line.
“L’adolescenza è la fase in cui il corpo muta, cambia aspetto e si trasforma – spiega la Dott.ssa Annarita Verardo, psicoterapeuta - I giovani si muovono verso un corpo più strutturato, la voce dei ragazzi cambia, mentre le ragazze assistono alla comparsa del seno; quindi si strutturano e si definiscono meglio le caratteristiche maschili e femminili. In questo periodo, a prescindere da alcune circostanze specifiche in cui l’adolescente potrebbe non sentirsi bene nel proprio corpo, può accadere che il cervello non sia preparato a cambiare la sua rappresentazione così velocemente come fa il corpo. Da qui la tendenza a guardarsi, che è un qualcosa di positivo perché serve proprio a riconoscersi e ad avere una maggiore capacità di adattarsi al cambiamento. I fattori di rischio però – prosegue la Dott.ssa Verardo – oggi sono tantissimi, perché la cultura dell’immagine prevale sempre di più rispetto alla cultura dell’essere; prima della dimensione interiore e più intima è quella esteriore e dell’aspetto fisico che viene notata. Quindi insieme all’insicurezza e al non piacersi, tipici degli adolescenti nel momento in cui si confrontano con gli altri, subentra la tendenza a camuffare eventuali difetti, a utilizzare dei filtri, delle strategie insomma, fino a ricorrere sempre più spesso alla chirurgia estetica per non sentirsi diversi o inferiori agli altri. Questo fino a esiti talvolta anche drammatici laddove si crea un mancato riconoscimento del proprio corpo come appartenente al sé e una mancata integrazione tra corpo e anima. Ciò può produrre una fatica molto intensa e un dolore molto forte per i giovani ragazzi, e sfociare in una vera e propria patologia. Ecco perché è molto importante – conclude la Dott.ssa –, come adulti di riferimento o come genitori, accompagnare i ragazzi nel percorso di riconoscimento e di integrazione tra il corpo e il sé, senza minimizzare né drammatizzare l’aspetto anche un po’ narcisistico, normale a quest’età, che tende un po’ a camuffare aspetti del sé che sono sempre più rifiutati.”
L'idea della perfezione, rinviata anche dai media, può disturbare moltissimo le persone, i giovani in particolare. Non a caso il chirurgo estetico Marco Iera, della Breast Unit dell’Ospedale Maggiore Policlinico Universitario di Milano, IRCCS Fondazione Cà Grande e dell’Istituto Clinico Brera di Milano, sottolinea che "Dall’inizio della pandemia le richieste di interventi estetici sono molto cambiate. Da quando abbiamo iniziato a indossare quotidianamente le mascherine, il focus si è spostato dal terzo inferiore del viso al terzo superiore, in particolare gli occhi. Sono in maggioranza le donne a essere interessate a questo genere di operazione, ma anche gli uomini (70% donne e 30% uomini). Ma un dato particolarmente interessante è quello che riguarda le fasce d’età: infatti, il pubblico che si rivolge alla medicina e chirurgia estetica oggi è sempre più giovane, hanno persino 20 anni".

  • di Alessandra Magliaro
  • 07 aprile 2021
  • 21:06

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