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Liverpool-Real: ritardo di 36', tafferugli tifosi-polizia

Agenti usano spray urticante per respingere assalto a cancelli

Redazione Ansa

Il clamoroso ritardo di 36' nell'inizio della finale di Champions League allo Stade de France è stato causato da assembramenti di tifosi del Liverpool che non erano riusciti ad entrare e premevano sui cancelli protestando e gridando le loro ragioni. Troppo lunghi i controlli, metropolitana a rilento e organizzazione carente alla base del clamoroso disservizio. Improvvisata in 3 mesi, l'organizzazione di questa finale fra Liverpool e Real Madrid - che doveva disputarsi a San Pietroburgo ma è stata spostata per la guerra fra Russia e Ucraina - ha fatto acqua da tutte le parti. Questa sera, quando la polizia si è vista travolta dagli eventi, con decine di inglesi che scavalcavano le inferriate senza più alcun controllo né perquisizione, hanno fatto anche uso di gas urticanti per allontanare la pressione della folla. I media inglesi hanno diffuso in pochi minuti immagini e video di tifosi in maglia rossa attaccati alla rete di recinzione, tutti con il regolare biglietto in mano ma senza poter entrare. Molte le ragazze e i bambini, e alcune persone piangevano. La situazione più caotica si è creata verso gli ingressi a sud-est dello stadio, quello contrassegnato dalla lettera Y non è stato aperto neppure dopo lo sblocco di tutti gli altri. Lo sciopero della metropolitana, che è stato una delle cause del ritardo degli inglesi, era stato dichiarato da giorni, ma in mattinata le autorità dei trasporti avevano assicurato che in serata 3 treni su 4 avrebbero funzionato. La realtà - a circa 3 ore dall'inizio del match - era che i treni erano strapieni, spesso in difficoltà nel ripartire perché le porte non si riuscivano a chiudere. I timori della prefettura erano legati anche al previsto afflusso di decine di migliaia di tifosi, soprattutto inglesi, privi di biglietto. Alle stazioni delle due metropolitane per lo stadio, a 2 ore dall'inizio, c'era un mare di tifosi dei Reds, molti con la birra in mano, altri sdraiati sull'erba, in gran parte in attesa di amici o familiari che si erano smarriti durante la giornata o erano in ritardo con la metro. Così alla fine ci è andato di mezzo anche chi non aveva nulla a che vedere con i teppisti, come il fratello di Joel Matip del Liverpool, Marvin, che avrebbe semplicemente voluto assistere alla partita assieme alla sua famiglia. "Ma a un certo punto - ha raccontato a Sky Deutschland - la polizia ha perso il controllo della situazione e ha cominciato a sparare gas urticanti sulla folla, famiglie comprese. L'organizzazione è stata indegna per una finale di Champions". Così Marvin Matip è stato costretto a fuggire e a rifugiarsi in un ristorante vicino allo stadio, insieme alla moglie incinta. Intanto le cariche continuavano.

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