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Coronavirus: tlc e app anti epidemia ma serve legge

Esperto, con privacy e disponibilità utenti. App da team italiano

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Redazione Ansa

Il tracciamento degli utenti per contenere l'epidemia del coronavirus si può fare con gli operatori di telefonia mobile, con le app, oppure chiedendo dati ai big della tecnologia come Facebook e Google. Ma deve essere stabilità una finalità ed è necessario un provvedimento legislativo. E nel caso delle app, vecchie e nuove, ci vuole una disponibilità dell'utente a installarla e farsi localizzare. E' questo il parere di Antonio Capone, professore ordinario di Telecomunicazioni e preside della Facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano. Mentre in Italia un team di esperti ha messo a punto un'applicazione per il tracciamento che ha sottoposto al governo.

"Le soluzioni tecniche ci sono - osserva Capone - ma bisogna chiarire gli obiettivi di un'operazione del genere con un numero di contagi così elevato. Tracciare i flussi è una cosa, tracciare le persone con una sorta di braccialetto elettronico è un'altra, legalmente non si può fare e ci devono essere provvedimenti giudiziari appositi, come nel caso di rapimenti o indagini. Sono le autorità che si stanno occupando dell'emergenza, quelle sanitarie e la Protezione Civile, a dover stabilire di cosa hanno bisogno. Se vogliono informazioni sulla base di una cella telefonica e queste le possono fornire gli operatori tlc (ieri Asstel, l'associazione che li riunisce, si è detta disponibile a collaborare con il governo, ndr); oppure la localizzazione precisa da gps con un'app già esistente come Google Maps o Facebook, oppure un'applicazione nuova. Bisognerebbe obbligare Facebook e Google o altre società tecnologiche a dare i dati". Proprio ieri Mark Zuckerberg ha specificato che non ha ricevuto dalle agenzie governative nessuna richiesta di condividere informazioni personali per controllare la diffusione del virus.

"Tutti noi già usiamo tante applicazioni popolari da cui si può estrapolare la localizzazione - aggiunge l'esperto - ovviamente tutte sono soggette alla normativa europea sulla privacy (Gdpr, ndr) e seguono la regola del consenso". Serve creare un'app nuova? "Se si tratta di seguire qualche individuo forse si', ma per centinaia o migliaia di persone bisogna obbligarle a installare l'app e dare il consenso. E sappiamo che anche le applicazioni più popolari ci mettono mesi o anni per raggiungere la massa".

In Italia a creare un'app nuova ci sta pensando un team di esperti. Al momento quest'app non ha un nome e non è disponibile sugli store digitali, ma se installata sul telefono aiuta a ricostruire i movimenti delle persone positive al coronavirus e di chi è entrato in contatto con loro. Ci sono contatti con il governo "ma al momento non c'è nulla di nuovo", spiega all'ANSA Luca Foresti, fisico e amministratore delegato della rete di poliambulatori specialistici Centro medico Santagostino che fa parte del team che sta elaborando l'applicazione insieme a Giuseppe Vaciago, avvocato ed uno dei maggiori esperti nella protezione dei dati sensibili in Italia e le società tecnologiche Jakala, Bending Spoons e Geouniq. "Vogliamo costruire un sistema tecnologico che possa andare nelle mani delle istituzioni per aiutarle a gestire la crisi", aggiunge Foresti.
   

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