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Europei di Atletica, altre 2 medaglie per l'Italia

I quarti posti mondiali, Dallavalle e Fantini vanno sul podio

L'italiano Andrea Dallavalle gareggia nella finale del Salto Triplo maschile, durante i Campionati Mondiali di Atletica dell'Oregon22 (foto d'archivio)

Redazione Ansa

Allora il trend del dopo Tokyo esiste davvero. Agli Europei di atletica a Monaco l'Italia è già a quota 5 medaglie (un oro, un argento e tre bronzi) dopo tre giorni di gare, ed essendoci ancora delle frecce all'arco della Fidal è lecito sperare che il bilancio migliori. Magari a cominciare dalla finale del salto in alto di domani in cui saranno impegnati Gianmarco Tamberi e Marco Fassinotti. Intanto vanno in bacheca l'argento e il bronzo di oggi, conquistati da due ragazzi dell'Emilia Romagna, il piacentino Andrea Dallavalle e la fidentina Sara Fantini, che fanno 46 anni in due. Come dire che i giovani azzurri promettono molto bene, e nel frattempo fanno anche i risultati. Ma i due di questa sera non sono una sorpresa, perché ai recenti Mondiali di Eugene sia Dallavalle che Fantini si erano piazzati al quarto posto, quindi ai piedi del podio. Nel triplo è d'argento Andrea Dallavalle, capace di saltare 17,04 (+0.4) nella finale dell'Olympiastadion. A batterlo è soltanto il formidabile portoghese campione del mondo e olimpico Pedro Pichardo con 17,50 (-1.1). Quarto è invece un altro emiliano, il parmense Tobia Bocchi, con 16,79 (+0.8), nono Emmanuel Ihemeje (16,55/-0.8) che resta fuori dai tre salti di finale per quattro centimetri. La medaglia del piacentino arriva a dieci anni dall'oro di Fabrizio Donato a Helsinki 2012, fin qui l'unica medaglia azzurra nella storia del triplo agli Europei. Dallavalle la conquista al quinto salto, quando indovina il 17,04 con una pedana ottima (regalati soltanto 4,2 cm) e scavalca il francese Jean-Marc Pontvianne che momentaneamente gli aveva sfilato il secondo posto (16,94). L'ultimo brivido è il salto finale del francese, l'unico che poteva farlo scendere di un gradino: ma è nullo, e l'azzurro è d'argento, e va di corsa ad abbracciare il suo tecnico e l'amico Tobia Bocchi. L'altra medaglia è il bronzo nel martello di Sara Fantini, figlia di lanciatori (Corrado, finalista nel peso ad Atlanta '96, e la giavellottista Paola): la carabiniera di Fidenza che studia Lettere alla Facoltà di Parma, pur senza vivere la serata migliore della sua stagione a livello di misure e di sensazioni, si aggrappa al terzo posto con 71,58 alle spalle della romena Bianca Florentina Ghelber (72,72) e della polacca Ewa Rozanska (72,12), regalando all'Italia la prima medaglia di sempre nel martello femminile. Perfezionista forse fino all'eccesso Sara, che anche in patria ha già unad egna rivale come laRachele Mori, analizza così la propria prestazione_: ""Sicuramente oggi non ho dato il meglio, purtroppo in gara può succedere ma non doveva accadere qui. Analizzerò a freddo questa gara per capire cosa non è andato. Ma se guardo tutta la stagione, dico che è stata bellissima e sono contenta anche se la medaglia non è del metallo che volevo. Ma le altre sono state più brave. Comunque la strada è quella giusta, e con il mio team cercheremo di fare sempre meglio negli appuntamenti che contano". Conoscendola, e sapendola dotata di una buona dose di autostima, (guadagnata nel corso degli anni e con l'aiuto di uno psicologo) si può prevedere che sarà di parola, anche perché si è già data un traguardo preciso: "le due prossime Olimpiadi". Allora aspettiamola a Parigi e Los Angeles.

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